Giuseppe Benedetto Capozzo: l’intervista

Tiziana Temerario

Il musicomico ad Acquaviva

2 commenta

Musicomico e cantastorie, non ci sono termini migliori per indicare l’originalità di Giuseppe Benedetto Capozzo, talento acquavivese.
Tra jingle divertenti e giochi di parole, il precedente album autoprodotto “Per le vie di fuori” è stato apprezzato e canticchiato da moltissimi giovani acquavivesi che si sono rivisti in canzoni come “La bolletta del gas” e hanno riso con “E cusse iè Leonarde” e “L’importanza della caviglia”.
In occasione dell’esibizione di stasera all’Oasi San Martino, tra una battuta e l’altra, Giuseppe B. Capozzo ha rilasciato una frizzante intervista ad Acquavivalive.

Giuseppe, tu sei uno dei talenti acquavivesi più apprezzati per l’originalità del tuo modo di esprimerti e di raccontare storie bizzarre con il fare tipico del menestrello. Come nasce una canzone di Giuseppe Capozzo?

Nasce da qualche situazione da cui scaturisce la curiosità per qualcuno o qualcosa. Così, io posso compiere la mia rivincita sulle cose che non mi piacciono oppure lodare quelle che mi piacciono. Tutto è sempre dettato dall’emotività, comunque.

I soggetti delle tue canzoni sembrano quasi dei fumetti che prendono vita. Nel raccontare le loro storie, quanto attingi dalla vita reale e quanto dalla fantasia?
C’è una componente surreale molto forte. È come se io immergessi un tassello di realtà in una cornice immaginaria. Ti faccio l’esempio di “Giò che non trova gli occhiò”: questa canzone parla di un mio amico che dormiva a Chieti, nella mia stanza, nel sacco a pelo. Una mattina, si sveglia e comincia a cercare gli occhiali a tastoni e io vedendo la scena immaginai che lui stesse cercando proprio gli occhi, anche perché questo mio amico ha gli occhi grandi, e da lì nasce la storia di questo Giò che cerca gli occhi in tanti luoghi imbattendosi in strane situazioni e una volta trovati si rende conto che la realtà non gli piace poi tanto e quindi se li leva di nuovo.

Hai già inciso un disco autoprodotto, “Per le vie di fuori”, in cui descrivevi parodicamente personaggi e dinamiche paesane.
“Per le vie di fuori” è stato registrato ad Abbey Road. No scherzo, ero al primo anno di università e avevo scritto un paio di canzoni su un mio amico, registrandole in casa. Poi mi sono reso conto che stava diventando un concept album che ritraessero amici, personaggi e tipiche situazioni acquavivesi. Quest’anno è nata la collaborazione con la Yuppi Du di Corato, ma il prossimo disco è un segreto che neanche la NASA conosce.

Il tuo prossimo disco, che uscirà per la Yuppi Du No Profit, sarà diverso dal primo?
Sarà peggiore. No, in realtà, le nuove canzone saranno più accessibili a tutti, non solo a coloro che conoscono i personaggi in questione. Diciamo che saranno più universali.

Abbiamo ascoltato la nuova “Perché sei brutto” è molto lineare, pulita da tutti i livelli sovra incisi che caratterizzavano le tue canzoni precedenti.

Certe volte è una fortuna riuscire a comporre canzoni fruibili a tutti nella loro semplicità. La semplicità di questa canzone è funzionale ai personaggi descritti e al ridondante “perché sei brutto”, che è la frase che uno dice per riversare sull’altro difetti che avverte propri.

Il 27 agosto ti esibirai all’Oasi San Martino con “Il Capò Sciò”. Cosa dobbiamo aspettarci?

Sarà un momento di grande familiarità e di fermento, con molte sorprese. Affinché si possa continuare il discorso iniziato all’Ass. Urlo questo inverno, cioè una situazione semplice, divertente e al tempo stesso stimolante.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!