Achille Signorile: una vita ad Acquaviva, una vita per Acquaviva

Valentino G. Colapinto

Intervista allo scrittore

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Nel nostro giro di chiacchierate culturali questa volta abbiamo intervistato Achille Signorile, acquavivese verace classe 1939, già sindaco del nostro paese nel 1980/81, nonché uomo di grande cultura, in occasione della recente pubblicazione del suo terzo libro: “Due Favolosi Micropiedipiatti” (Rupe Mutevole Edizioni, 2010).

Achille Signorile: una vita ad Acquaviva, una vita per Acquaviva.

Sono stato insegnante di ruolo alle scuole elementari statali per diciassette anni. Poi, anche a causa dei sempre più pressanti impegni politici, che mi costringevano spesso ad allontanarmi dalla classe – e con grande dispiacere degli alunni, che mi adoravano – decisi di partecipare nel 1984 a un concorso presso l’Ospedale Miulli, che poi vinsi, diventando così impiegato e lavorando nel Centro Studi. Fui anche redattore dell’allora rivista ufficiale del Miulli, oggi scomparsa.
Nel 1991 un evento traumatico cambiò per sempre la mia vita. Fui colpito da infarto e mi ritrovai pensionato per motivi di salute a cinquantadue anni. Ovviamente, un uomo come me non poteva restare inattivo. Ci provai per un mese, ma non ce la feci. Ripresi gli studi universitari alla Facoltà di Giurisprudenza, interrotti dopo il militare, mi laureai e superai l’Esame di Stato, diventando così finalmente avvocato. Devo ringraziare a tal proposito l’amico e collega Avv. Della Corte, che mi ha ospitato presso il suo studio e con cui collaboro da ormai dieci anni.

Parliamo anche della tua esperienza politica.

Spinto da una forte passione civica, mi sono impegnato fin da giovane in politica. Sono stato per molti anni consigliere comunale. Ho fatto l’Assessore in tutte le branche della vita amministrativa e, per un breve periodo nel 1980, ho ricoperto anche la carica di Sindaco di Acquaviva, come rappresentante del PSDI, il partito di Saragat.
Mi dimisi non appena capii che la mia maggioranza di centro-sinistra scricchiolava.
Subito dopo, il Ministro Michele Di Giesi mi volle con sé, conferendomi l’incarico di componente effettivo del CORECO, ente ora abolito, che controllava l’amministrazione e la contabilità delle cinque province pugliesi e degli enti promanati dalla Regione.
Dopo cinque anni nel CORECO, fui nominato Presidente del Consorzio del Teatro Pubblico Pugliese, carica che ho retto fino al 1991, quando – dopo aver subito l’infarto – decisi di ritirarmi dalla vita pubblica.
Mi ero reso conto, infatti, che dietro il mio infarto c’era stato anche lo stress dovuto alla politica attiva, che – per un uomo che dà molta importanza ai rapporti umani come me – è sicuramente logorante, perché pieno di contrasti e di delusioni. Oggi osservo la politica solo come opinionista esterno.

Ma oggi siamo qui per intervistarti in qualità di scrittore.
Ho sempre scritto, fin da piccolo. Quando avevo soli sedici anni, apparve un mio articolo sul quotidiano socialista “Avanti!” Ho scritto su giornali e su riviste, senza purtroppo mai conservare nulla, cosa che mi ha impedito di diventare giornalista, che è sempre stato un mio vecchio sogno.
Il mio primo romanzo, “Rafelina, piglia l’anguria!” (The Boopen Editore, 2007), è un’opera solo in parte autobiografica, si tratta di un libro umoristico, che raccoglie le storie di quattro ragazzini, i quali crescono negli anni ‘40-’60 in un paese simile ad Acquaviva.
Punto di raccordo tra queste storie è la difficoltosa salita del campanile da parte di un sagrestano, insoddisfatto della sua condizione esistenziale, che ad ogni gradino dà lo spunto all’autore per rievocare fatti ed episodi, alcuni veri, altri inventati da una fantasia certamente fervida.
Il titolo fa riferimento a un episodio della mia infanzia, quando fui ospite di un uomo di umili origini, che felice della visita di un figlio di maestro, quindi figlio di Signori, si sforzava di parlare un italiano corretto, ad un certo punto disse alla moglie: “Rafelina, piglia l’anguria!” La consorte credette che il marito l’avesse mandata a quel paese con una parolaccia e si infuriò contro di lui; quando l’uomo le spiegò che aveva semplicemente chiesto un melone, lei sbottò: “E na ‘mpuéte parlà accome t’è fatte màmete?” (Non puoi parlare come ti ha fatto tua madre?).
È un libro pubblicato e fornito su richiesta, ma si può trovare anche nelle librerie di Acquaviva.

La tua opera certamente più importante è però un’altra, “L’Uomo verrà” (Rupe Mutevole Edizioni, 2010).
“L’Uomo verrà” è un romanzo cui tengo moltissimo. Cominciai a scriverlo a quattro mani negli anni ‘70, assieme a un mio zio materno, Vittorio Leo, che da giovane si trasferì a Modena, dove lavorava come giornalista del “Resto del Carlino” e con il quale si era stabilita una forte affinità affettiva, etica e culturale.
Lo spunto iniziale della trama partì da mio zio, che poi mi invitò a collaborare a questo progetto, per cui ci dividemmo i capitoli da scrivere.
Quando l’opera era quasi finita, purtroppo, nel 1985 mio zio venne a mancare, pregandomi però in punto di morte di completarla. Ho rivisto e riscritto per anni il romanzo e finalmente sono riuscito a terminarlo senza modificarne l’impostazione originale e senza tradirne il messaggio ideale.
Il problema però è stato trovare un editore disposto a pubblicarlo. Molte case editrici lo hanno respinto senza neppure leggerlo. Lo so per certo, in quanto avevo incollato apposta alcune pagine del manoscritto inviato agli editori che non se ne sono nemmeno accorti!
Finalmente, ho trovato una piccola casa editrice di Parma, che ha deciso di pubblicarlo e diffonderlo: Rupe Mutevole Edizioni.

Si tratta anche in questo caso di un romanzo autobiografico?

No, per quanto sia ambientato in un paese fittizio, Fontesorgiva, che somiglia ad Acquaviva, in un’epoca che va dal 1928 al 1945. Racconta la storia di un ortolano dall’intelligenza acutissima e dalla grande generosità, qualità questa che lo porterà alla rovina. Coletto Mastronardi, questo il suo nome, è, infatti, convinto che il denaro sia la fonte di tutti i mali: egli, perciò si sforza di combattere, in modo originale e sottile, tutto ciò che ha attinenza col denaro e che porta all’arricchimento.
Altro personaggio fondamentale è suo nipote, Lero, che davanti alla sua bara ne rievoca la vita, chiedendosi perché uomini così buoni e generosi siano puniti dalla vita in questa maniera. Padre Nicotra, un frate domenicano con cui si confida, gli spiega come l’Uomo non sia ancora giunto, ma sia piuttosto un’opera in divenire, che solo nel futuro potrà realizzarsi compiutamente in tutte le sue potenzialità. Il romanzo si chiude quindi con un messaggio di speranza rivolto al futuro.
A questa storia principale se ne intrecciano molte altre secondarie, che solo al termine vedranno la loro naturale conclusione.

La tua attività di scrittore procede ininterrotta e ultimamente è stato pubblicato un tuo nuovo romanzo: “Due Favolosi Micropiedipiatti”.
È un racconto giallo-umoristico per ragazzi appena uscito, che non è stato ancora presentato ad Acquaviva.
Quando avevo dieci undici anni, dormivo assieme a mio fratello minore, il quale – prima di addormentarsi – esigeva che gli raccontassi una storia. Cominciai così a inventarne una ambientata nel mondo degli insetti. Un giorno iniziai a metterla per iscritto; mia figlia la lesse per caso e mi ha spinto a farne un vero e proprio libro.
Protagonisti ne sono due formiche-poliziotto, che dovranno sventare una serie di grossi pericoli, che rischiano di mettere a repentaglio il loro formicaio, nonché risolvere una serie di enigmi con grande abilità.
Il mio sogno è che possa essere adottato un giorno dalle scuole di Acquaviva.
Sto, infine, elaborando una serie di racconti che, riuniti in antologia, saranno dati alle stampe molto probabilmente nel prossimo autunno.

Acquavivalive augura ad Achille di proseguire a lungo la sua carriera di scrittore, regalandoci molte altre storie, e si unisce all’auspicio che “Due Favolosi Micropiedipiatti” possa essere presto adottato dalle scuole del nostro Paese.

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Commenti

  • achisigno (utente non verificato)

    Desidero ringraziare La Direzione, la Redazione e tutta l’équipe di Acquavivalive, ma soprattutto Valentino G. Colapinto per l’ampio e immeritato spazio che mi è stato dedicato e per la stima di cui mi hanno circondato. La Vostra attenzione è un ulteriore stimolo ad offrire ogni mia disponibilità per la mia Città ed i miei concittadini.

  • valecola (utente non verificato)

    Grandissimo Achille! E’ stato per me un grande onore e piacere poter intervistare una persona così intelligente, colta, che ha fatto tanto per tanti, ma che ha sempre saputo conservare un’umanità e una umiltà uniche, perché ha sempre messo al primo posto gli affetti, le relazioni umane.
    Per me sei un modello, e non sto scherzando! 🙂

    Valentino G. Colapinto