Rossella Fortunato: un giovane talento

Valentino G. Colapinto

Risponde ad Acquavivalive

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Acquavivalive ha intervistato Rossella Fortunato, giovane scrittrice non ancora diciottenne (classe 1992), nata ad Acquaviva delle Fonti, ma adesso residente a Sammichele di Bari, autrice del romanzo “La Semplicità di una Vita”.

A che età hai scritto il tuo primo romanzo?

A tredici-quattordici anni, anche se in realtà più che scriverlo io, è stato il libro a scriversi da solo. All’inizio erano solo una serie di racconti autobiografici. Li avevo scritti sul mio diario segreto e poi, rileggendoli, ho capito che potevo raccoglierli e farli diventare un romanzo vero e proprio.

Spesso si dice che i giovani leggono poco, ma è poi vero? Com’è nata la tua vocazione per la letteratura?
Ho sempre letto, fin da piccola. Ho avuto la fortuna di avere una madre che mi ha sempre invogliato a leggere e anche le insegnanti mi hanno messo sulla buona strada e aiutato molto.

La tua è una scrittura autobiografica?
Per quanto riguarda il primo libro, assolutamente sì. Il mio romanzo è ambientato a Sammichele durante il carnevale e ripercorre la fine di un’amicizia. Ho voluto fare anche un omaggio al paese in cui vivo, rievocandone le tradizioni. La prima parte, infatti, racconta la storia e le tradizioni del famoso carnevale sammichelese e, più in generale, parla della nostra cultura e cucina.

Sei molto orgogliosa delle tue origini, ma come vedi il tuo futuro? Pensi di restare in Puglia oppure, come tanti, di trasferirti altrove?
Vorrei tanto rimanere qui e cercare di arricchire la mia terra, anche culturalmente, per restituirle in parte ciò che ho ricevuto, ma non so quali potrebbero essere gli sbocchi lavorativi. Devo ancora frequentare la quinta superiore e poi vorrei proseguire gli studi per diventare un medico. Continuerò, in ogni caso, a leggere e a scrivere: per me è come una droga.

Quali sono le tue letture? Ti ispiri a qualche autore in particolare?
Leggo veramente di tutto, più romanzi che saggi, ma non ho un genere preferito, né un modello cui ispirarmi.

Stai già lavorando a un nuovo libro?
Sì, ho già cominciato a scriverlo e sarà sicuramente diverso dal primo. Questa volta non sarà una storia autobiografica, bensì tratterà dell’incontro tra un’insegnante e un’alunna. La storia verterà sul tema della giustizia.

Qual è lo scopo della tua scrittura, se ce n’è uno?

Nel mio primo romanzo il messaggio è paradossalmente quello di non sfruttare gli animali e poi, soprattutto, di non abbandonare la propria terra. Siccome la gente dice che non parlo mai, ho voluto inoltre pubblicare questo libro anche per far capire che – a dispetto delle apparenze – ho qualcosa da dire.
Con il passare del tempo ho capito che questo sarebbe stato l’unico modo per dire al mondo intero tutto ciò che penso, senza che qualcuno mi interrompesse prima che terminassi. Per farmi sentire ho scelto questa via: la scrittura.

Hai incontrato difficoltà nello scrivere e pubblicare questo libro?
Per scriverlo no, anche se nella fase della revisione sono stata aiutata da una mia insegnante.
Ho incontrato invece grandi difficoltà per pubblicarlo. Ho terminato di scriverlo, infatti, quando avevo tredici anni, ma sono riuscito a pubblicarlo solo dopo tre anni circa.
Nel frattempo, non ho più voluto toccarlo, perché era il romanzo dei miei tredici anni. Se l’avessi modificato, sarebbe diventato un libro infantile, avrebbe perso la sua verità. Quanto agli editori, ho ricevuto proposte solo da parte di editori a pagamento, che chiedevano somme di denaro esorbitanti. Case editrici che vengono pubblicizzate anche in televisione, ma in realtà sono truffaldine.
Molti mi hanno risposto, invece, che ero troppo piccola. Penso che la mia età sia stata un handicap.
Dietro consiglio di uno scrittore locale, ho preferito allora autofinanziarmi e rivolgermi a un tipografo, che ne ha pubblicate mille copie a un prezzo sicuramente più ragionevole.
Il vero problema è la distribuzione. Attualmente, alcune copie sono disponibili presso tre librerie ad Acquaviva delle Fonti, nonché presso altre librerie nei paesi limitrofi.
Sono comunque soddisfatta, perché sono riuscita a venderne parecchie copie e il libro è stato anche adottato dalle scuole medie di Sammichele.

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Commenti

  • cat19 (utente non verificato)

    Ma la manefistazione della festa del gelato non era già stata programmata con largo anticipo? Come mai queste assenze di gelatai famosi acquavivesi? Non erano già a conoscenza dell’evento? Perchè non si sono ribellati prima? Resto veramente gelato! Boh!

  • duce (utente non verificato)

    a ki della redazione è amica sta ragazza qua? nn vedo l’utilità di esaltare una ke dice chiaramente ke ha voluto rendere omaggio al suo paese: SAMMICHELE!lasciamo perdere ke è nata ad acquaviva, mezza provincia di bari lo ha fatto…spirito campanilista: 0, amicizie personali: 10

  • sudvoice (utente non verificato)

    Campanilismo eccessivo da parte di “duce” spesso si sposa con la mancanza di apertura mentale, non credo che una ragazza che così giovane scrive un libro abbia bisogno di amicizie per scrivere su “acquavivalive” non parliamo del Corriere della Sera, ma di un sito che ha tra l’altro il dovere di promuovere quanto succede su di un territorio, anche se questo dista “sei lunghi chilometri”. Un pò di lungimiranza e meno ottusità potrebbero far solo bene ad ampliare le proprie vedute.