Le “logorroiche mediazioni” della politica acquavivese

Mimmo Ferrante

L’azione amministrativa stenta a decollare.

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Questi consigli comunali stanno diventando un po’ troppo monotoni, non segnano un minimo passo in avanti nella discussione politica. Sono ripetitivi, ci si parla addosso, si discute e si vota sul nulla amministrativo,  al più ci si lascia prendere da un po’ di sano astio e da rigurgiti di campagna elettorale, qualcuno fa esercizio della sua pomposa e noiosa arte oratoria, magari decantando le antiche glorie e gli splendori del suo ottennato e del suo dispotismo, pardon decisionismo, illuminato, lontano da quel teatrino della politica fatto di “logorroiche mediazioni” tra partiti che qualcuno si ostina a chiamare democrazia.

Gli indirizzi politici pare proprio che si stabiliscano altrove e non nel luogo deputato, il consiglio comunale.
Il tutto è poi condito da azioni brutte, per quella parte del brutto che è il comico, come ad esempio i litigi tra un Paradiso (PDL) appisolato (egli stesso infatti ha (in)felicemente dichiarato nel suo primo intervento che in consiglio comunale ci viene per dormire) ed il presidente del consiglio Maurizio, dettati forse più dalla noia del pidiellino che da effettive inosservanze nella conduzione dei lavori del presidente dell’assise.
Proviamo a immaginare di cosa si è parlato nel consiglio comunale del 5 agosto: zona ex 167, ospedale Miulli, amministrazione Pistilli. E proviamo ad immaginare se abbia avuto un senso, anche minimo. Non che sia reato parlarne, figuriamoci. Si deve farlo anzi, perché riuscire a risolvere anche solo queste due questioni sarebbe molto importante per una città che viene amministrata (ma non governata) da molto tempo. Il problema nasce quando se ne parla giusto perché si devono lanciare accuse e anatemi o ci si deve rimpallare a vicenda le responsabilità. E allora è chiaro che non c’è serietà, e non vale la pena neanche stare a riportare il resoconto di un dibattito totalmente inutile.
Se nel consiglio comunale di luglio la maggioranza si era presentata monca, senza i tre consiglieri centristi, Attollino e Casucci per l’UDC e Tisci per Io Sud, ora invece scende in campo al completo.
Affermare che si sia ricompattata è ancora presto per dirlo, e pensarlo. È bene aspettare segnali più importanti della semplice presenza in aula dei “dissidenti”, anche in relazione a quanto detto da Attollino, (UDC) che con il suo discorso lascia intendere che certi dissidi sono stati solo rinviati, non risolti. La natura del problema è il Conto Consuntivo. L’UDC chiede discontinuità in merito a problematiche come l’appalto per la raccolta dei rifiuti (per il quale i centristi rifiutano ipotesi di proroga che il dirigente U.T.C. prospetta) e la definitiva risoluzione dei problemi riguardanti la zona ex 167. Dalle parole dell’udiccino si può apprendere che del consuntivo in maggioranza non se ne era discusso e che questo ha portato i consiglieri ad assentarsi nella seduta consiliare di luglio, in segno di protesta. Certo che una maggioranza che non discute al suo interno non deve godere certo di un ottimo stato di salute. Le condizioni poste dall’UDC a Squicciarini sembrano dei diktat più che dei suggerimenti, secondo Pistilli, formulate in consiglio comunale perché in altri luoghi non vengono evidentemente ascoltati.
Petruzzellis, che ha sempre mantenuto toni morbidi con la maggioranza, dichiara solennemente di aver deciso di chiamarsi opposizione e non più minoranza. Non gli è andata giù una dichiarazione del sindaco sul suo conto. E così denuncia una presunta irregolarità nell’affidamento di un incarico legale da parte del comune al fratello dell’Assessore Della Corte, per la quale a detta di Claudio Giorgio non esiste alcuna delibera. Il centrodestra tutto pare scandalizzarsi per questo incarico che è definito immorale e politicamente vergognoso. Speriamo poi siano conseguenti come non lo sono stati in passato e come non lo sono ad altri livelli su questo tema. Il doppiopesismo, a destra come a sinistra, è sempre odioso.
Ma queste, con tutto il rispetto, sembrano essere questioni di serie B, rispetto a quelle che sono le vere urgenze di acquaviva.
La politica, se vuole assolvere alla sua missione sociale, e non alle rendite di posizione e alla vanagloria dei singoli, se vuole far uscire Acquaviva dal suo immobilismo, se vuole avere una visione d’insieme e recuperare una progettualità che guardi lontano, deve cambiare il passo, che altrimenti passi in avanti non se ne faranno mai. Questo significa assumersi tutti le proprie responsabilità, farsi carico dei propri errori e mettersi in discussione, fare un passo indietro se è il caso, spezzare il legame con un passato fatto di qualche luce e di molte ombre, avere il coraggio di guardare in faccia la verità, anche quando è scomoda.

Mimmo Ferrante

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