Anita Piscazzi: “Ho cominciato a scrivere poesie a diciannove anni, quasi per caso”

La neocaporedattrice di Marsia risponde ad Acquavivalive
Acquavivalive intervista Anita Piscazzi, classe 1973, laureata in lettere moderne e diplomata in pianoforte, apprezzata articolista, scrittrice di saggi, docente di lettere presso un istituto superiore di Bari, nonché sicuramente la più valida e affermata poetessa acquavivese vivente.
L’occasione è fornita dalla sua fresca nomina a caporedattrice della neonata rivista letteraria Marsia, di cui è appena stato pubblicato il numero zero.
Come ti sei avvicinata alla poesia? Fin da piccola o è stato un colpo di fulmine?
Ho cominciato a scrivere poesie a diciannove anni, quasi per caso, visto che fino ad allora mi ero dedicata soprattutto agli studi musicali (pianoforte). Il mio primissimo lavoro poetico, “In Lumen Splendor”, ormai quasi introvabile, fu presentato qui nel 1999 ad Acquaviva da Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, quando avevo venticinque anni.
Tu come molti artisti acquavivesi ti sei trasferita altrove, in questo caso non molto lontano: nella città di Bari.
Sì, ad Acquaviva, purtroppo, non ci sono mai stati molti sbocchi per la cultura; non c’è mai stato un grosso movimento culturale. Avevamo un cine-teatro e non è stato ancora restaurato. Avevamo un cinema ed è stato trasformato in un supermercato.
Un luogo di incontro per i giovani interessati alla cultura qui non c’è mai stato. Ultimamente, però, qualcosa si sta muovendo a più livelli dalla musica jazz alla pittura o alla letteratura, grazie ad alcune associazioni culturali piuttosto attive sul territorio.
A Bari la situazione è migliore, ma anche qui si corre il rischio di rinchiudersi nelle solite parrocchie e conventicole culturali.
Ci puoi parlare brevemente della tua personale produzione poetica?
A parte In Lumen Splendor, ho pubblicato alla fine del 2007 per i tipi della Palomar la silloge poetica “Amal”, la cui poesia Grecìa ha ottenuto la menzione speciale al concorso transnazionale R.O.M.E.
Amal è diviso in quattro sezioni, intitolate come i quattro elementi naturali. Nella sezione Acqua e Aria ho raccolto le mie prime poesie, nella sezione Fuoco quelle dedicate alle passioni sentimentali e non, nella sezione Terra le liriche dedicate alla Puglia, tra cui Grecìa.
Amal è un nome arabo che vuol dire speranza, ma leggendola al contrario in italiano assume il significato di lama. E la parola, come una lama, a volte può essere molto tagliente.Credo infatti che la poesia debba essere diretta, incisiva e colpire al cuore. Quando è necessario, anche una poesia di denuncia come ho fatto durante la manifestazione “Artisti contro il bavaglio”, tenuta il 1° luglio a Santeramo in Colle, organizzata dal poeta locale Gianpaolo Mastropasqua, che ha visto protagonisti Lino Angiuli e Vittorino Curci, decani della poesia pugliese.
Tu sei anche un’animatrice culturale, giusto?
Sì, nel 2009 ho organizzato a Giovinazzo la prima edizione di “Poeti della Vedetta”, ossia dei laboratori di poesia presso la Vedetta sul Mediterraneo, un luogo magico a picco sul mare. Un’esperienza molto bella, ma purtroppo conclusa prematuramente dopo la prima edizione a causa di punti di vista discordanti con gli altri organizzatori.
Non credo che la poesia si possa insegnare, a differenza della narrativa, per cui i laboratori erano essenzialmente incontri con grandi poeti italiani, locali e non, come Lino Angiuli, Vittorino Curci, Giovanni Dotoli e Gregorio Scalise, allo scopo di creare un cenacolo poetico di appassionati di poesia.
Parlaci un attimo di Marsia, la neonata rivista letteraria edita dalla Progedit, di cui tu sei anche caporedattrice.
Marsia nella mitologia greca era un satiro suonatore di piffero, uno strumento musicale povero, che sfidò Apollo dio della poesia e suonatore della nobile cetra, e dopo aver perso fu scuoiato vivo dal dio per punirlo della sua hybris.
Abbiamo voluto dedicarla a Marsia, perché è una rivista militante di poesia, che nasce per sfidare l’establishment letterario, ma senza ignorare comunque i grandi della poesia come il poeta bilingue italo-francese Giovanni Dotoli o il pugliese Giuseppe Goffredo.
Il primo numero di Marsia ruota intorno al tema della città.
Marsia è suddiviso in cinque sezioni, di cui una, intitolata “Scorticamenti”, dedicata alla saggistica la seconda sezione, “Controversi”, raccoglie poesie scelte edite e non. C’è spazio poi per la terza sezione l’Intervista dedicata a un grande autore, la sezione “Scaffale”, dedicata alle recensioni letterarie, e l’ultima sezione i “Graffiti”, si occupa invece di Arte Contemporanea.
Spero che Marsia riesca ad acquistare il respiro internazionale che merita, visto i grossi nomi che vi collaborano e vi collaboreranno, con uno sguardo puntato soprattutto verso tutte le culture del Mediterraneo. Questa rivista è stata ideata da me in collaborazione con Salvatore Francesco Lattarulo, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, che ne è il Direttore Responsabile, mentre il mio ruolo è quello di caporedattrice. Ci sentiamo molto affini all’umile satiro, Marsia e alla sua voglia di sfida, anche se speriamo di non fare la sua stessa fine.
Dalle tue parole, si intuisce che non hai un’idea puramente contemplativa della poesia, bensì militante, impegnata, pugnace.
Sì, questo è vero. Non so dirti in assoluto cosa è la poesia e cosa non è, ma posso dirti cos’è la poesia nel mio caso. Per me la poesia è un luogo dove ogni volta entro, quasi a rifugiarmi, in cui mi decontestualizzo, mi distruggo e nello stesso tempo rinasco per essere libera. Una zona franca, un’utopia (un luogo che non c’è), ma anche un’eutopia (un luogo bello), un luogo della felicità in cui mi ritrovo.
Scrivo solo nel momento in cui sento il bisogno di farlo, di esprimerlo. In quel momento mi sento scorticare, mi rinnovo, divento un’altra persona e butto tutto quello che ho dentro sulla carta. E sto finalmente dove voglio.





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