Cronache di un consiglio comunale piccolo piccolo

Mimmo Ferrante
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Forse tra le priorità che la nuova amministrazione guidata dall’ing. Squicciarini doveva porsi c’era quella di restituire dignità al Consiglio Comunale.
Passi la padronanza della lingua italiana, che è un optional in molte sedi, la maggioranza consiliare di Pistilli era una maggioranza un po’ sciatta, spesso impreparata per affrontare un consiglio comunale, a corto di argomenti. Non studiavano le carte. E’ chiaro che un clima del genere non favoriva un dialettica democratica tra maggioranza e opposizione, si sconfinava sempre sul piano della pagliacciata istituzionale e del trash politico.
L’attuale coalizione di governo ha vinto una campagna elettorale promettendo discontinuità. Anzitutto la discontinuità che ci voleva era nella classe dirigente, c’era bisogno sicuramente di gente nuova, fresca, lontana dal malcostume di un certo modo di fare politica, ma soprattutto preparata, competente, con idee e progetti.
Quello a cui si è assistito nel pomeriggio di martedì 13 luglio nella sala consiliare di Palazzo De Mari è stato un consiglio comunale pessimo, quasi del tutto inconcludente e dove, a parti quasi inverse, abbiamo visto recitare lo stesso copione degli ultimi anni. Un consiglio comunale “piccolo piccolo”, come il borghese del film drammatico di Mario Monicelli interpretato da Alberto Sordi.

Il castello di carta inizia a cadere, o quantomeno a mostrare i primi segni di cedimento nelle sue fondamenta. Sarà la cosiddetta e famosa crisi del terzo mese! Erano assenti i due consiglieri dell’UDC, Attollino e Caporusso, e il consigliere di Io Sudo, Roberto Tisci. Assenze pesanti perchè non garantivano alla maggioranza i numeri giusti per mantenere il numero legale necessario a svolgere i lavori del consiglio. La minoranza decideva allora di non lasciare l’aula, data la oggettiva posizione di forza in cui si veniva a trovare per condurre i lavori.

Non che il consiglio doveva trattare di temi particolarmente rilevanti per le sorti della città. Si doveva esaminare il bilancio consuntivo, un piano per la razionalizzazione di alcune spese, imposto dalla finanziaria del 2008, una variazione di bilancio di 13,000 € da togliere al capitolo di bilancio riguardante lo Sport per finanziare l’estate acquavivese (tra l’altro senza neanche presentare un progetto, una bozza di programma o una vaga idea di quello che si intende finanziare, anche per giustificare l’esigenza di questa variazione) e alcune interrogazioni. Su cinque punti all’ordine del giorno due sono stati votati (approvazione dei verbali delle sedute precedenti e la suddetta variazione di bilancio), il resto è stato rinviato.

Un po’ smarriti, forse solo un po’ timidi o impreparati, sicuramente insicuri i consiglieri comunali di maggioranza. Assenti dal dibattito, quasi che non importasse loro poi così molto di quello che si discuteva. Qualche intervento di breve durata da parte di Domenico Tria e Immacolata Morano del PD. Il resto è noia. Forse c’è una epidemia generale di mutismo, forse il dottore vieta loro di parlare, ma agli attacchi delle opposizioni, spesso ben calibrati ma ancora più spesso decisamente bislacchi e al limite dell’indecenza, nessun consigliere ha saputo rispondere. Forse che solo a non fare assolutamente niente si è sicuri di non sbagliare.
Anche l’ing. Squicciarini non è stato da meno. Quando si è trattato di relazionare sul secondo punto all’ordine del giorno, e cioè il Rendiconto della gestione relativa all’esercizio finanziario 2009, ha pensato bene di fare una dichiarazione di tre minuti, in cui si citava solo qualche numero sparso qua e là, nulla più. Ovviamente l’opposizione ha colto la palla al balzo e ha infilzato un intero braccio nella piaga, scandalizzandosi per la mancanza di una approfondita e organica analisi del conto consuntivo, anche in relazione ad alcuni punti poco chiari che hanno portato al rinvio dell’esame in aula. Stessa sorte per l’altro dispositivo portato in aula, il già citato Piano Triennale per la razionalizzazione di alcune spese.

L’avvocato Angelo Maurizio è stato oggetto di una vivace contestazione da parte dei consiglieri di centrodestra durante tutta la seduta. Montenegro (PDL) ha addirittura messo in discussione la legittimità dell’elezione di Maurizio alla presidenza del consiglio nel primo consiglio comunale. Ma a suscitare le ire del centrodestra sono state delle dichiarazioni di natura politica rilasciate ad una emittente televisiva locale, e quindi, secondo il PDL, in contrasto con il suo ruolo al di sopra delle parti.
E poi pare non abbia creanza l’avvocato, che al 15 di luglio decideva di non indossare giacca e cravatta, e che riceveva invito in tal senso dal consigliere del buon costume, Pistilli.
Maurizio si difende come può, si paragona a Gianfranco Fini, suo omologo alla Camera dei Deputati. Il suo ragionamento, semplice e lineare, è che fuori dal consiglio comunale gli è lecito fare valutazioni politiche, che la carica del presidente del consiglio non è un ruolo che impone l’afasia, il mutismo. E ha ragione. L’importante è che sia corretto e leale nello svolgere il suo lavoro nelle istituzioni. Il problema, fa notare Carucci (SEL), è quando il presidente del consiglio deve sostituirsi alla sua silente maggioranza nel dibattito politico, come in effetti è successo. Lì qualche cosa è evidente che non va.
E allora le dimissioni di Angelo Maurizio non potrebbero che essere che un rimedio all’inadeguatezza della maggioranza. L’avvocato è uomo che sa fare politica, è competente e può aiutare i consiglieri a uscire da una condizione psicologica quasi di terrore, come i giocatori della nazionale di calcio italiana guidata da Lippi agli ultimi mondiali. Le competenze vanno usate dove sono più opportune.
“Il ragazzo è intelligente ma non si applica”, frase tipica che un professore rivolge ad un genitore per spiegare il basso rendimento del proprio figlio-alunno. Quando si conclude con qualche insufficienza l’anno scolastico ci sono due vie: o si viene bocciati oppure si studia tutta l’estate e si va agli esami di riparazione a settembre. Una bocciatura è presto per darla, ma quanto meno questa estate il consiglio è di non andare in ferie.
Gli acquavivesi non vogliono scoprire di aver sostituito un vuoto di classe dirigente con un altro.

Mimmo Ferrante

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