Intervista: risponde Kexko

Valentino G. Colapinto

Francesco Febbraio parla di sè e della sua arte

0 commenta

Oggi e domani presso l’Oasi di S.Martino a partire dalle 21.30, nel corso del primo Music Festival acquavivese, “Fonti Distorte”, organizzato dall’Associazione Urlo, saranno esposte le opere di alcuni artisti locali.
Cogliamo l’occasione per presentarli uno alla volta ai nostri lettori
Cominciamo oggi con Francesco Febbraio, alias Kexko, artista digitale nato e cresciuto ad Acquaviva, classe ’85, vincitore nella sezione Arte del concorso M.A.C. 1.0, tenutosi a Gioia del Colle il 9 luglio scorso, grazie al quale parteciperà di diritto alla “Biennale dei giovani artisti del mediterraneo”.

Potresti spiegare ai nostri lettori, in poche parole, in che cosa consiste il tuo tipo particolare di arte?
Disegno a matita, scannerizzato e poi colorato, usando il mouse come fosse un pennello. Senza applicare nessun tipo di filtro visivo.

Pratichi un tipo di arte molto innovativa e originale. Cosa ne pensi di forme più tradizionali, come la pittura a olio. Le ritieni sorpassate, anacronistiche?
No, non sono sorpassate. Credo che la cosa che dovremmo sorpassare non sia la tecnica, il modo in cui immortaliamo qualcosa; dovremmo piuttosto riuscire ad andare oltre rappresentazioni classiche tipo le nature morte con pere, mele e grappoli d’uva.
Per quanto mi riguarda, una pera, anche se raffigurata in maniera assolutamente fedele alla realtà, rimane una socialmente inutile pera.
Dovremmo utilizzare l’arte come mezzo di comunicazione, di protesta, di divulgazione delle cose che ci circondano, e che non vanno affatto ignorate. Viviamo in una realtà così priva di idee forti e di correnti ideologiche, rispetto alle generazioni precedenti, che perdere tempo disegnando una pera, e scusate se mi impunto, è talmente inutile da risultare quasi offensivo nei confronti di chi invece pensa a come dare un’utilità a ciò che sta creando.
In alternativa, cerco di realizzare qualcosa di introspettivo, che faccia trapelare il mio stato d’animo. Insomma, taglio corto, smettiamola con questi “quadri da cucina”.

Da quanto tempo ti dedichi all’arte? Com’è nata questa tua passione?

Quando feci il mio primo disegno ero diciannovenne, poi ho lasciato per riprendere a disegnare intorno ai ventuno anni. Prima era solo matita, poi un giorno decisi di voler colorare questi disegni, ma mi resi conto di non possedere colori in casa e, soprattutto, di non avere voglia, né soldi per comprare dei pennelli, allora scannerizzai il foglio e inventai la tecnica che uso tuttora, affinando sempre di più la qualità del risultato finale. Il primo disegno che colorai si trova anche su Facebook e si chiama “Nirvana, Unplugged in Jamaica. L’immaginazione è solo realtà repressa”.

E’ per te solo un hobby oppure speri che un giorno possa diventare anche un lavoro?

No, non credo diventerà mai un lavoro. Non ho mai fatto ritratti a pagamento, eppure me lo chiedono, o disegni su commissione in cambio di soldi, ma se c’è qualcuno interessato all’acquisto di qualcosa di mio, un pensiero lo faccio.

Hai compiuto studi specifici o sei autodidatta? Quali sono, se ce ne sono, i tuoi modelli ispiratori?
Sono autodidatta. Non credo di avere modelli cui ispirarmi, perché comunque non ho la voglia di stare a capire come riprodurre tecniche altrui e soprattutto i pensieri di altre persone.

Pensi che la Puglia offra delle possibilità, degli spazi per un artista, oppure ritieni inevitabile , prima o poi, trasferirsi altrove per riuscire a emergere?
Be’, io sono uno che si lamenta parecchio del posto in cui vive, ma credo che dovremmo rimboccarci le maniche e provare a creare qualcosa di nostro, così come hanno fatto gli altri prima di noi, e smetterla di pretendere sempre il piatto pronto. Io adesso sono qui e farò qualcosa qui.
Se un giorno mi sposterò, l’unica differenza sarà il domicilio, non la voglia di fare.

Tu non sei solo un artista, ma ultimamente ti stai affermando e facendo conoscere anche come organizzatore di eventi culturali: ricordiamo per esempio la riuscitissima “Art in Heart”, che diventerà una manifestazione itinerante, un vero e proprio marchio di fabbrica. Cosa ti ha spinto a indossare questa doppia veste: è una tua scelta autonoma oppure sei stato spinto dalla carenza nel nostro territorio di iniziative valide e originali in questo campo?
Come dicevo prima, creare qualcosa di nostro è uno dei motivi che mi ha spinto verso questa direzione. “Art with Heart” è in giro un po’ in tutta la provincia di Bari ed anche fuori. L’evento ad Acquaviva è stato messo su con soli 300 euro, grazie agli sponsor del mio paese, perché so che il Comune non ha soldi, ma non sto di certo ad aspettare i finanziamenti pubblici.
Oltre all’arte e agli eventi, mi concentro parecchio anche sulla musica e credo che prima o poi un “Music with Heart” lo organizzerò.
Comunque, definirmi artista è una cosa che non faccio mai: sono uno che realizza dei disegni e basta. Dalì è un artista, non io.

Una curiosità finale: da dove nasce il tuo nome d’arte, Kexko?

Sarà sincero: non me lo ricordo. Ho una scatola a casa in cui metto i fogli della roba che scrivo e sopra c’è scritto “kexko così” con il disegnino della freccia, ma non chiedermi perché lo scrissi. È passato troppo tempo, tant’è che la scatola ormai è piena.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!