Ospedale Miulli: eccellenza della chiururgia mininvasiva

Giuliano Pallotta

L’Unità Operativa di chirurgia generale dell’ospedale di Acquaviva riconosciuta UCP (unità di Colo Proctologia) in Puglia

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L’unita operativa complessa di chirurgia generale II dell’ospedale Miulli diretta dal dott. Gaetano Logrieco è una delle poche U.C.P. (Unità di Colo Proctologia) riconosciute ufficialmente al Sud.
L’ospedale Miulli con altri ospedali della Regione Puglia ha inoltre contribuito nel Congresso Nazionale ACOI , svoltosi nei giorni scorsi a Paestum, presentando uno studio sui risultati dei trattamenti eseguiti con procedura mininvasiva del laparocele, che interessa oltre 1500 pazienti in Puglia.

La tecnica laparoscopica per correggere il laparocele – cioè l’ernia post operatoria, che interessacomplessivamente 25.000 pazienti in Italia – consente anche di ridurre degenza e convalescenza, infezioni e recidive, oltre all’assunzione di farmaci. Questi risultati sono stati presentati nel corso del 29° Congresso Nazionale ACOI svoltosi nei giorni scorsi a Paestum (Sa). Emergono da una casistica di migliaia di interventi e da 150 pubblicazioni scientifiche analizzate da 85 specialisti, riuniti nella prima Consensus Conference sul tema promossa congiuntamente dalle Società Scientifiche di settore, SIC, SICE ed ACOI.

La regione Puglia è stata coinvolta con il Policlinico Consorziale di Bari, la Casa di Cura Privata Città di Bari Hospital e l’Ospedale Francesco Miulli di Acquaviva delle Fonti (Ba). I risultati della Consensus Conference sono stati presentati proprio in occasione del 29° Congresso Nazionale ACOI .

Naturalmente il confronto tra le due tecniche chirurgiche continuerà ad essere oggetto di discussione ed analisi all’interno della comunità scientifica.
“Questo tipo di ernia, che insorge dopo un intervento chirurgico, oggi può essere trattata con un approccio mininvasivo, più rapido rispetto all’intervento aperto, che deve essere eseguito da chi è esperto. – spiega la professoressa Angela Pezzolla, professore associato di chirurgia generale all’Università di Bari e chirurgo presso il Policlinico Consorziale di Bari – La procedura laparoscopica, in particolare, consente di ottenere alcuni vantaggi, quali la riduzione del trauma e, conseguentemente, del dolore post-operatorio, la diminuzione dell’incidenza di infezioni, di recidive e della degenza”.

“Un altro punto di forza dell’’intervento mininvasivo
– prosegue il dottor Enrico Restini, Direttore del Dipartimento Chirurgia Generale Mininvasiva e Robotica del Gruppo CBH, Città di Bari Hospital – è la completa visualizzazione ed esplorazione della parete addominale, con possibilità di identificare anche difetti più piccoli, non identificati dall’esame clinico preoperatorio”.

“L’approccio mininvasivo, – continua il dottor Gaetano Logrieco, Direttore Struttura Complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale Francesco Miulli – si adatta a
diverse tipologie di pazienti, tra cui le donne in età fetile, gli anziani, gli obesi, e coloro che presentano i cosiddetti laparoceli di confine, al limite del distretto toracico e della pelvi”
.

Sono sempre più numerose le tipologie ed il numero di interventi in cui viene eseguita la tecnica laparoscopica, che garantisce importanti vantaggi ai pazienti. Oltre all’intervento per l’asportazione della colecisti e della chirurgia dell’endometriosi, che oggi si eseguono in oltre il 90% dei casi per via laparoscopica, questa procedura mininvasiva viene utilizzata sempre più spesso negli interventi di asportazione del tumore del colon, il secondo tipo di neoplasia in assoluto più diffusa nel nostro paese, che colpisce quasi 40.000 persone all’anno. Negli ultimi 10 anni è passato dal 5%, al 20-25% dei casi. Un altro ambito in cui cresce sempre più l’uso della chirurgia mininvasiva è quello urologico. Gli interventi al rene eseguiti con la suddetta tecnica sono il 25-30% e quelli per l’asportazione della prostata, tra i tumori più diffusi con 20.000 nuovi casi all’anno in Italia, sono passati dal 5% al 50%. La procedura è eseguita anche per interventi di chirurgia dell’obesità, 10-15%, dell’appendice, 10%, di isterectomia, 25%, della milza, 8%, del fegato e dello stomaco, entrambe 5% oltre a quella della vescica, 0.5%.

Da alcuni anni la chirurgia laparoscopica viene eseguita anche in operazioni molto complesse come quelle per tumore all’esofago e al pancreas. E’ importante ricordare che l’intervento in laparoscopia, pur garantendo importanti vantaggi, rimane un atto chirurgico vero e proprio da non affrontare con leggerezza. E con riferimento alla chirurgia dell’ernia post operatoria bisogna non dimenticare che la chirurgia in aperto rappresenta ancora il 60% del totale degli interventi e che per l’ottimizzazione dei risultati in laparoscopia occorrono indicazioni selettive e la giusta formazione chirurgica.

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Commenti

  • achisigno (utente non verificato)

    Complimenti vivissimi al Dott. Gaetano Logrieco, che non è soltanto un eccellente chirurgo: è anche un signore!