Il bavaglio non è cosa buona

Tiziana Dinapoli

Divieti e limitazioni

0 commenta

Martedì scorso il ddl sulle intercettazioni, ribattezzato “Legge Bavaglio” ha avuto il voto di fiducia dal Senato, nonostante le modifiche durante l’iter la sostanza è sempre quella: divieti e limitazioni impensabili per giornalisti e aspiranti giornalisti che si vedono porre un limite alla libertà, quella che dovrebbe essere il principio del nostro lavoro.
La legge bavaglio si può suddividere in due parti fondamentali: la parte che riguarda prettamente la giustizia e l’uso delle intercettazioni e la parte che riguarda le intercettazioni e il rapporto con i giornalisti e l’opinione pubblica.

Nella prima parte, se la legge venisse approvata, le intercettazioni sarebbero limitate nel tempo, nello spazio e nel modo; oltretutto la durata massima di un ciclo di intercettazioni sarebbe abbassata a soli 75 giorni, che di certo non bastano per scoprire i reati. Ulteriormente se intercettando una persona per spaccio di droga si intercettasse anche una ammissione di omicidio, quella confessione catturata non potrebbe essere usata come prova perchè non riguarda lo spaccio.

Un altro limite che sarebbe imposto, ad esempio, è il seguente: le intercettazioni potranno essere svolte solo nei luoghi in cui si presume il reato stia per avvenire. Ma siamo dotati di sfera magica per saper dove avverrà il reato? In sostanza entrerebbe in vigore una norma che impedirebbe a una persona qualsiasi di registrare conversazioni senza la sicurezza di registrare una ammissione. Cosa penserebbe la studentessa molestata dal professore, che nel tentativo di registrare una sua ammissione venisse scoperta, denunciata dal professore stesso e, in base alla nuova legge, condannata fino a 4 anni di carcere?

La seconda parte è quella che più strettamente si merita, si fa per dire, l’appellativo “legge bavaglio”; se il ddl passasse ai giornalisti sarebbe vietato pubblicare le intercettazioni si fino alla conclusione delle indagini preliminari, momento che arriva anni dopo i fatti, con una pena per i giornalisti che va da 1 a 3 anni, e una ingente sanzione pecuniaria per gli editori. In pratica i cittadini non potrebbero conoscere alcunché fino a svariati mesi dopo l’accaduto, neanche per i crimini più gravi, neanche se compiuti dalle persone più importanti.
La mannaia non risparmia nemmeno il web: il ddl infatti afferma che i gestori di siti informatici, cioè tutti, potrebbero ricevere delle “richieste di rettifica” che dovrebbero essere accolte entro 48 ore dai gestori stessi, pena, sanzioni fino a 12.500 euro circa.
Non si tratta di un problema che interessa solo i giornali e i giornalisti: si tratta di una legislazione da paese dittatoriale che annulla la libertà di informazione, alla base della società democratica che l’Italia dice di essere.

Per firmare la petizione: http://nobavaglio.adds.it/

avatar

Commenti

  • ioioioio (utente non verificato)

    questa è una rubrica comunista!!!! 🙂

  • rocus (utente non verificato)

    C’è gente che da vivo fa più schifo di un cadavere in decomposizione: quelli che stanno facendo di tutto per far passare questa legge ancor più ad personam di tante altre e quelli che li hanno votati. I lacché di Silvio emanano un tale nauseabondo fetore che non basterebbe tapparsi il naso mentre li si vota, eppure… Andatevi a leggere l’articolo sul Corriere di oggi “Patto politico per il lavori in Abruzzo”. Viva la secessione: alla Padania Berlusca e furbetti vari, a noi gli italiani onesti.

  • Calliope (utente non verificato)

    ioio per schifare questo disegno di legge non bisogna essere comunisti, basta essere intelligenti