A domande rispondono: il Pan del Diavolo

Tiziana Temerario e Vanni Liguigli

Ancora un’intervista firmata Temerario Liguigli

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Lo scorso venerdì è giunto nel tacco d’Italia il duo che sta rivoluzionando il folk italiano, Il Pan Del Diavolo.
Armati solamente di due chitarre e una gran cassa, Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo stanno conquistando un pubblico via via più numeroso nell’ambito della musica indipendente italiana.
Alessandro e Gianluca hanno risposto, senza prendersi troppo sul serio, ad alcune nostre domande.

“Il Pan Del Diavolo”, perché questo nome?

Alessandro: Il Pan Del Diavolo nasce da un proverbio che dice “Il pan del diavolo è sempre avvelenato”. Quando l’ho sentito ho deciso di tenere “Il Pan Del Diavolo” come nome della band. E poi in me, da quel momento, si è scatenato un immaginario che mi ha portato scrivere questo tipo di canzoni. E’ un nome nel quale mi ci trovo bene dentro. Molto immaginifico.

Nel 2008 è uscito il vostro EP “IlPanDelDiavoloEP” e circa un anno dopo, il vostro primo disco “Sono All’Osso”, sotto la famosa etichetta “La tempesta”. Avete partecipato al Miami Festival, uno dei più prestigiosi in Italia, avete aperto il concerto dei Gogol Bordello e calcato i più ambiti palchi indie… tutto questo in un solo anno. Come sono cambiate le vostre vite?
A: La mia è più incasinata, dal punto di vista personale. Dal punto di vista musicale, invece, ovviamente è cambiata in meglio. A maggio faremo ben 15 date, ed in genere abbiamo una media di 8 date al mese.
Gianluca: La vita cambia sempre in meglio quando c’è più possibilità di suonare. Magari per lui è un casino (riferendosi ad Alessandro), però meglio un casino che non stare a casa a girarsi i pollici.

Sempre quest’anno avete fatto più di 80 concerti. Che tipo di live proponete e qual è il vostro rapporto con il pubblico?

A: Il nostro spettacolo è sostanzialmente di stampo rock’n’roll. Il rapporto con il pubblico spero che ci sia in tutti i posti in cui andiamo, perché il concerto non lo facciamo da soli, è necessaria la risposta del pubblico. Di quello che do io sul palco, spero che almeno la metà lo dia il pubblico.
G: Ci sono date in cui il pubblico ti sovrasta con la voce, facendoti capire che quello che sta ascoltando gli piace o che ha ascoltato il disco. Abbiamo un ottimo rapporto con i fan. Se non diventano come i fan di John Lennon che poi c’ammazzano, allora è ottimo.

La scena musicale palermitana è molto viva, oltre a voi, mi vengono in mente gruppi come Hank!, Waines, Granpa e al ruolo dell’etichetta 800A Records. Quanto credete abbia inciso questo ambiente sulla vostra musica e sul vostro percorso?
A: Diciamo che suonando sempre in giro, ha inciso poco. Lavoriamo sempre fuori, quindi non la viviamo. Per quanto riguarda la 800A Records, dico che ha avuto molta fortuna ad investire su di noi.

Vi sentite legati ad alcuni artisti in particolare?

A: Mi sento legato a tutti gli artisti della Tempesta, sia musicalmente che personalmente. Questa etichetta è l’unica che fa veramente camminare i gruppi che non vengono passati su MTV, senza accordi discografici pesanti. Quindi, io sono legato molto ai musicisti della Tempesta, oltre che ad un centinaio di artisti morti.
G: Io solo ad un centinaio di artisti morti. No, scherzo, anche ai ragazzi della Tempesta, concordo con Alessandro. Forse mi sento legato anche al primo Celentano.

Prossimi appuntamenti o progetti futuri?

A: Per tutta l’estate e tutto l’inverno prossimo saremo in giro per l’Italia. C’è anche l’idea di fare un tour insieme agli Zen Circus. E poi un altro disco.
G: Diciamo che cerchiamo di intervallare la nostra vita così: disco, tour, disco, tour, disco, tour, etc. etc. Anche perché abbiamo appena iniziato.

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Commenti

  • terryon83 (utente non verificato)

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