“Finché si è legati a queste forze politiche le cose non andranno bene” (prima parte)

Ferrulli: “I ruoli dei dipendenti, molte volte sono pilotati da personaggi politici”
È l’unica lista civica a presentarsi senza apparentamenti coi partiti. Dover aver lasciato la passata coalizione di centrodestra, Mimmo Ferrulli, il candidato-sindaco di “Insieme per Acquaviva”parla senza mezzi termini…
– Lei è stato il secondo, cinque mesi fa, ad annunciare la sua candidatura a sindaco. In questi mesi ha tentato un dialogo per un progetto comune con altri esponenti politici?
In questi mesi, ho avuto modo di contattare tutte le altre parti, tutte le altre forze politiche, certamente non ho contattato gli estremisti di destra e di sinistra. Non ci sono state riserve con riguardo all’Italia dei valori, all’UDC e gli altri. Quindi ho contattato tutti. Loro hanno rifiutato, o meglio, non hanno accettato la mia proposta di candidatura a Sindaco. Non hanno mai detto i motivi, ma alla fine abbiamo capito benissimo che il discorso era prima di tutto quello di celare le correnti, poi…
– Reticenze sulla sua persona?
Io sono convinto che la storia della provincia di questo paese è fatta in una certa maniera: molti sono convinti che per fare il sindaco ci voglia la laurea. Quindi questo è stato uno degli handicap in cui sono incorso. Poi l’hanno detto specificatamente, l’hanno detto a me personalmente.
– Lei si propone di stimolare la cittadinanza attiva, cosa intende?
Stimolare la cittadinanza attiva significa farla partecipare.
– E perché finora la cittadinanza non si è dimostrata interessata, è stata distante?
Non è stata distante. Molti dei nostri cittadini sono legati al personaggio o ad una forza politica. Io ho sempre detto che non dovrebbe essere l’appartenenza politica a muovere il cittadino, perché alla fine si è sempre condizionati se le cose non vanno come dovrebbero andare.
Il cittadino dovrebbe capire una cosa importantissima: che fin quando si è legati a questi personaggi o a queste forze politiche le cose non andranno assolutamente bene, perché se si vuole un cambiamento in un paese si devono lasciare veramente da parte le ideologie politiche.
– Recentemente è stato sospeso il bando di gara per l’assegnazione del servizio di gestione del cimitero comunale, perché al suo interno erano state previste delle clausole legali che sono state abrogate. Poi ci sono state le vicende legate alla gara del canile, l’ampliamento del cimitero interrotto nello scorso autunno. L’apertura del cantiere in piazza Garibaldi, senza la consultazione della sovrintendenza… Insomma, in questo paese, chi dice appalto dice danno?
Allora, questo paese spero che nel futuro cambi. Questo degli appalti è solamente un esempio di come vanno le cose. Io avrei voluto dall’inizio rimandare, visto e considerato che secondo le normative non è obbligo specifico del commissario fare bandi di gara. Anche se il potere ce l’ha, si poteva aspettare la nuova amministrazione. Purtroppo si è arrivati a questo.
– In un’ottica più generale: in tema di pubblica amministrazione lei propone la formazione continua per i dipendenti, gli incentivi di produttività e l’utilizzo di tecnologie informatiche. Ripensando ai vari problemi che le ho appena elencato, queste soluzioni potrebbero essere sufficienti, aldilà della formazione?
Quando parlo di formazione professionale del Comune, c’è un motivo specifico: la formazione permette ai dipendenti di avere un ruolo specifico. I ruoli di questi dipendenti, molte volte sono pilotati da personaggi politici, ecco perché dico che il ruolo del dipendente è importantissimo, sia per quanto riguarda la gara d’appalto al cimitero che per qualsiasi altra questione.
Noi abbiamo in tutti i settori i capi-ripartizione e se la mia candidatura avrà un esito positivo, io darò pieno ruolo a questi responsabili. É chiaro che nel momento in cui questi responsabili mettono su un progetto, un piano, si deciderà insieme al gruppo di maggioranza se il tale progetto va bene o meno.
– Acquaviva, ormai da diversi anni, vive una situazione di edilizia abitativa abbastanza difficile. Come vorrebbe intervenire lei per stimolare una nuova politica abitativa che vada in contro anche alle esigenze delle classi meno abbienti?
La politica ha diverse interpretazioni, è tutt’altra cosa rispetto a ciò che si fa. Solitamente segue una logica di scambio. In realtà bisognerebbe intervenire anche al di fuori di questi meccanismi, cosicchè il sociale possa giovarne in qualunque caso.
– Lei ha intitolato una parte del suo programma “politiche sociali per l’inclusione”. Immagino si riferisca all’inclusione delle fasce più in difficoltà. Come si può realizzare?
Parlare di sociale fa moda, soprattutto durante la campagna elettorale. Personalmente, quando parlo di inclusione di questi soggetti, lo faccio con l’intento di far seguire dei fatti alle parole.
I servizi offerti dall’amministrazione possono essere tanti, ma bisogna renderli operativi al massimo.
Prendiamo il caso dell’inserimento dei diversamente abili. Esiste una legge che dice che ogni tot impiegati, bisogna inserire un diversamente abile. In riferimento a queste normative, il Comune dovrebbe intervenire per creare le condizioni per cui si applichi effettivamente quanto la legge cita.





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