«Non esiste un libro dei sogni per cambiare le sorti di Acquaviva in un anno» (prima parte)

Claudio Laera

Carucci: “La candidatura di Squicciarini più debole di quella di Delmonte “

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In corsa per la carica di primo cittadino c’è anche un laureato in lettere e giurisprudenza, che al giuridico ha preferito l’insegnamento di latino e greco. Marcello Carucci, classe ’54, è sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, dalle liste Acquaviva Migliore e Acquaviva nel cuore – Chiechi.

· Sicuramente una parte dell’elettorato si aspettava, in prosecuzione del lavoro della passata opposizione, una coalizione di centrosinistra (Squicciarini ha affermato che è mancato l’accordo sulla sua candidatura), cos è successo?

Noi non abbiamo condiviso sin dall’inizio il metodo tenuto innanzitutto dal gruppo dirigente del Partito Democratico e dagli altri partiti che hanno dato vita alla coalizione, hanno attivato un percorso che non abbiamo condiviso innanzitutto per quanto riguarda il metodo. Peraltro la cosa che ci ha ulteriormente preoccupato è stata il fatto che quell’accordo ha una natura assolutamente moderata e centrista: è una coalizione incentrata su una parte del Pd proveniente dall’esperienza della Margherita, del Partito Popolare, della Democrazia Cristiana con altre forze che, di fatto, sono rappresentate da dirigenti provenienti da quella stessa esperienza, parlo del gruppo Italia dei Valori, Udc per giungere poi a quello del Tisci che proveniva dalle file del sindaco Pistilli.

Il dialogo si è interrotto sull’allargamento della coalizione verso il centro?

No, anche noi quando si sono aperte le trattative per la formazione di una coalizione coesa partivamo dal presupposto che il centrosinistra si dovesse allargare in modo multi-direzionale, includendo forze del centro moderato, ma non tagliando completamente fuori quei settori che hanno riferimenti chiari nell’area della sinistra storica. Ci è sembrato sin dall’inizio che tutto convergesse verso un tipo di soluzione che non prevedesse in alcun modo la nostra possibilità di parteciparvi in maniera propositiva tanto sul piano programmatico quanto sull’individuazione della candidatura a sindaco. In occasione dell’ultimo incontro ci è stato chiesta un’adesione su di un capitolato immodificabile, quello che prevedeva in forma preliminare e obbligata la candidatura di Squicciarini, sulla quale non opponiamo obiezioni di principio, persona degna sul piano personale. Ma per quello che ci riguarda non ci è sembrata la figura in grado di rappresentare un autentico punto di riferimento per una coalizione di centrosinistra allargata. Non a caso tutti sanno che noi sin dall’inizio, pur presentando un’ipotesi che prevedesse me come candidato di una coalizione vasta, avevamo posto sul tavolo altre idee come quella che si ripensasse al dottor Delmonte , una figura popolarissima, carismatica, largamente superiore a Squicciarini, senza volergli mancare di rispetto.

A parità di programma un altro candidato avrebbe fatto la differenza?

Riteniamo che il programma andava rivisto su alcuni punti e certamente la figura del candidato in un paese come il nostro è molto importante. La candidatura di Squicciarini ci sembrava più debole di quella di Delmonte ma il Pd non ne ha voluto sapere, allora abbiamo chiesto le primarie per dare la parola all’elettorato ma c’è stata sordità assoluta, io so le ragioni…

E non ce le vuole dire?

Si sarebbe verificato ciò che si è successo a livello regionale.

· In questa tornata elettorale anche la sua coalizione si può definire atipica, in quanto composta da esponenti di provenienza politica molto eterogenea tra cui per esempio Nicola Angelillo e Pino Chiechi: cosa vi ha portati ad un progetto comune?

Il comun denominatore è la consapevolezza di combattere insieme una battaglia per la trasparenza, per l’onestà, per il rilancio dell’amministrazione comunale e per lo sviluppo economico della comunità. Sono principi guida molto forti su quali ci siamo trovati subito d’accordo. Peraltro è bene sottolineare che noi non eravamo partiti con l’idea di determinare un allargamento così ampio della nostra forza, non avevamo pensato al coinvolgimento di sensibilità politiche così diverse dalle nostre, come Pino Chiechi. Quando è apparso chiaro che Sinistra e Libertà non avrebbe aderito alla coalizione di centro, non ci abbiamo pensato due volte, non abbiamo avuto nessuna difficoltà, non ci ha chiesto niente. Abbiamo pensato che il suo passato ideologico fosse assolutamente irrilevante rispetto alle dinamiche sociali e politiche locali, ci siamo intesi sui valori e non abbiamo promesso niente. Per cui ci siamo ritrovati facilmente: speriamo di avere successo e in quella sede non mancheremo di valorizzare le capacità di chi come Pino Chiechi, iniziò a fare l’assessore allo sport in forma positiva e poi venne rimosso per ragioni relative ad un concetto diverso di amministrazione.

· Volendo sintetizzare la vostra idea di Acquaviva in tre parole, quali scegliereste?

I principi di onestà trasparenza e partecipazione democratica, partendo innanzitutto dall’anagrafe patrimoniale degli amministratori che rivestono funzioni di rilievo e una revisione organica dello statuto comunale ispirata a criteri di partecipazione, in modo da ridurre le distanze tra il palazzo e la gente, spesso disinformata. Quando abbiamo stilato il programma non abbiamo tentato di fornire agli acquavivesi la ricetta per la felicità futura, o un manuale articolato in forma dettagliata in cui prevedere la risoluzione di tutti i problemi.

· La prima caratteristica che mi pare di cogliere nel vostro programma è prettamente di metodo: in ogni ambito avete individuato delle azioni mirate piuttosto che grandi sistemi di coordinamento o gotha dell’urbanistica, sono gli altri ad essere megalomani o siete voi a pensare in piccolo?

Noi pensiamo in maniera realistica e non credo di avere i mezzi per poter censurare quei tecnici, quegli operatori che hanno deciso di dar corpo a previsioni programmatiche faraoniche. Molto più modestamente siamo partiti da esigenze reali, concrete, riscontrabili sul territorio e abbiamo pensato che la soluzione in termini d’impatto minimo dal punto di vista finanziario garantisse di più e meglio, siamo persone caute e realiste, con i piedi per terra, che si rendono conto come non sia possibile con un colpo di mano o con un libro dei sogni cambiare le sorti di Acquaviva in un anno. Un programma è sempre un documento che le persone dovrebbero definire in divenire, non lo si presenta pronto per l’uso, ma lo si arricchisce nel corso del tempo di emendamenti, correzioni e aggiunte, partendo da predefinite priorità spetta poi all’amministrazione individuare e risolvere gli ulteriori problemi che si presentano.

· Per esempio, a proposito del settore agricolo, immaginate di completare il ciclo di recupero e depurazione delle acque nere per riutilizzarle a scopo irriguo e prevedere un ciclo di recupero dei rifiuti organici attraverso la diffusione di compostiere domestiche per l’ottenimento di fertilizzante agricolo naturale.

Il modo migliore per ridare fiato all’agricoltura è favorire con il supporto dell’amministrazione, la creazione di cooperative e la ristrutturazione del sistema, con attività di consulenza, interventi nella depurazione delle acque reflue grazie ai contributi regionali, con una razionalizzazione del sistema irriguo sottratto alla speculazione, che negli ultimi anni si è realizzata. Non si è mai fatto niente di serio perché nel sentire comune del ceto amministrativo è un settore che porta solo grattacapi e non sposta voti.

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