“Si è volutamente smontato qualsiasi sistema di regole in questa città” (seconda parte)

Claudio Laera
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Seconda parte dell’intervista al candidato sindaco Squicciarini.

· Il territorio: secondo altri candidati la mancata approvazione del Prg da parte della Regione ha motivazioni politiche, è così?

No, secondo me la mancata approvazione della Regione è dovuta ad un gruppo di potere locale che non vuole il piano regolatore perché va a confliggere con interessi personali e questo non possiamo più permetterlo. Poi la fine della legislatura regionale e il venirsi a creare un ambiente ostile all’approvazione hanno portato a questa stasi. Questa è sicuramente una nostra priorità.

· Cos’è la società di trasformazione urbana? A quali interventi la sua costituzione sarà preordinata?

Noi abbiamo un tessuto urbano che riteniamo debba essere oggetto di una ristrutturazione complessiva, la società di trasformazione urbana serve a mettere insieme chi governa e il privato. In un momento in cui c’è scarsità di risorse economiche da parte degli enti locali e di contro la volontà di soggetti privati ad investire, credo che queste due posizioni si possano sovrapporre nell’interesse della comunità. Ci sono delle aree ad Acquaviva che possono essere oggetto di un disegno di riqualificazione: significa mettere insieme idee e progettualità, le risorse da parte del privato, lasciando fermo il governo di questo meccanismo al comune, che ha ben chiare le priorità e può guidare e incanalare gli investimenti privati.

· Un’altra novità del vostro programma è la fondazione di partecipazione? Anche questa una camera di compensazione tra pubblico e privato: un modo per scavalcare la P.A. nella programmazione territoriale?

La fondazione vorrebbe essere un luogo dove sintetizzare le proposte alla presenza sia dell’ente locale che delle varie componenti della società . Dobbiamo immaginare la comunità in rete con il territorio circostanze e quindi la necessità di acquisire le capacità, maturità ed esperienze che possono anche essere state acquisite altrove però, poi condivise su questo stesso tavolo. I tre punti lungo cui si dovrà muovere la fondazione sono l’acqua, la cultura e la salute, riteniamo siano le tre vocazioni naturali del nostro territorio.

· Ribadisco: un modo per scavalcare la P.A. e la sua farraginosità nella programmazione territoriale?

Questo è uno dei limiti ma mi sento sicuro da questo punto di vista perchè la compagine che abbiamo messo in piedi, le professionalità e le esperienze che sono attorno alla mia persona sono in grado di assicurare una pianificazione del territorio che fino ad oggi non c’è stata. Questi strumenti servono a coinvolgere direttamente i soggetti privati e gli altri soggetti istituzionali per non differenziare i momenti della pianificazione con quella dell’interlocuzione ma, concentrarli e partire tutti insieme sapendo ognuno qual è il proprio ruolo.

· Otto anni di amministrazione senza regole: in cosa e consistito questo libero arbitrio e quali sono queste regole da ripristinare?

Tutte le regole, a partire dalla normale amministrazione per regolamentare la vita dei cittadini ed il oro rapporto con le istituzioni. Si è volutamente smontato qualsiasi sistema di regole in questa città, mi riferisco per esempio alla realizzazione di gazebo lungo le strade vicino ai bar dove in altri comuni sono stati regolamentati: quelle dovrebbero essere strutture temporanee e finiscono per diventare un ampliamento stabile dei locali. Questo è solo un esempio ma ce ne sono tanti, nel momento in cui vengono smontate tutte le norme legali, l’unica legge che rimane è quella di chi governa quindi si crea un percorso obbligato che deve passare necessariamente dal benestare del governante e quindi in un sistema del genere non tutti i cittadini sono uguali davanti alle istituzioni, ma vivono di favori.

· La vostra soluzione alla crisi dell’agricoltura acquavivese passa attraverso il GAL: finora questi soggetti di coordinamento intercomunale non hanno dimostrato molta dinamicità (vedi ATO e piani di zona): qual è la chiave affinchè non rimangano solamente “poltronifici”?
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Tutti questi nuovi soggetti che vengono costituiti quale risposta alla semplificazione, a mio giudizio, hanno fallito. Per quanto riguarda l’agricoltura il GAL in qualche misura comincia a funzionare, chiaro poi che nel momento in cui s’intrecciano anche aspetti politici nella gestione purtroppo, spesso, la politica si mostra miope e non riesce a dare appieno potenzialità che questi soggetti potrebbero dare.

· In una visione d’insieme, di vantaggi e svantaggi, meglio un soggetto che coordini le realtà comunali o più autonomia alle singole amministrazioni locali?

Chi governa deve fare la propria parte, nel senso che l’azione di spinta deve venire dal territorio direttamente interessato, questi organismi sono stati costituiti per ridurre i costi, io sono scettico sulla sufficienza di metodi di semplificazione di questo tipo. Ridurre il numero di poltrone non significa automaticamente riduzione di costi, né che venga garantito il funzionamento dei soggetti coinvolti. Il territorio ha la necessità di esprimere le proprie potenzialità, considerando che comunque si opera in rete, ormai ogni comunità non è un’isola.

· In una precedente intervista ha parlato di situazioni latenti che condizioneranno la vostra progettualità, quali sono?

Il primo dato è quello del mancato rispetto del patto di stabilità, evidente che i vincoli e le sanzioni che peseranno nel 2010 sono decisamente pesanti. Ci sono altre situazioni, mi riferisco ai debiti fuori bilancio, piuttosto che al rapporto con la Lombardi Ecologia cioè sostenere i costi dei canoni degli ultimi anni: sono situazioni che fino ad oggi non hanno trovato una soluzione, elementi che potranno emergere con forza nel primo anno di governo, abbiamo cercato di tenerne conto nella nostra produzione programmatica come elementi oggettivi già da oggi, ma ce ne sono altri che potrebbero manifestarsi nei prossimi mesi.

· Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, come ritenete si debba affrontare?

La Lombardi ha fatto la sua richiesta in ordine ai costi supportati, quindi a quanto gli debba essere riconosciuto da parte del Comune. So che c’è una diversità di vedute in ordine al quantum e la ditta aveva già intimato l’interruzione del servizio dal 15 di marzo, poi c’è stata un’ulteriore interlocuzione con l’amministrazione. Io credo si possa arrivare ad una soluzione ponte, nel senso che tutte le scelte di carattere politico la Commissaria ha deciso di rimandarle tutte alla prossima Giunta: una soluzione transitoria fino a giugno dopodiché, siccome l’Ato ora lo consente, bandire una gara che preveda la rescissione del contratto ad un anno dall’aggiudicazione del servizio unico.

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