“La coalizione che mi sostiene ha una forma politica che altrove non c’è.” (prima parte)

Claudio Laera

Intervista al candidato democratico Francesco Squicciarini

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Terzo incontro con i candidati sindaci di questa tornata elettorale, è giunto dunque il turno del trentottenne segretario uscente del PD locale Francesco Squicciarini, sostenuto dalla coalizione centrista composta da Italia dei valori, Partito democratico, Udc, Io Sud e Compagnia delle Arti.

· Come si è giunti alla definizione della compagine che la sostiene? Quali sono stati i criteri che hanno portato alla definizione di questa coalizione?

Il centrosinistra all’indomani delle elezioni provinciali ha compiuto alcune valutazioni in ordine anche ai numeri che aveva: il centrodestra risultava maggioranza nel paese, quindi si è deciso di allargare il tavolo del centrosinistra ad altre forze che avrebbero potuto essere interlocutorie sul piano politico e programmatico, quali Udc, Idv (che non faceva parte della coalizione nella scorsa amministrazione) piuttosto che altre liste civiche quali la Compagnia delle Arti e altri che si sono seduti al tavolo. Ovviamente questo tavolo ha avuto una sua naturale evoluzione, si è deciso di procedere su 2 binari paralleli, uno per raccogliere il piano programmatico ed un tavolo parallelo per la definizione del candidato sindaco. Questi tavoli poi hanno perso la loro sincronia perché ad un certo punto si è deciso spontaneamente di accelerare sull’individuazione del candidato sindaco. Il tavolo era piuttosto articolato e si è giunti ad una sintesi naturale dove 5 forze su 6 hanno individuato il mio nome come candidato sindaco. Solo Sinistra e libertà non l’ha condivisa, sono stati fatti tutti i tentativi per ricomporre la situazione ma questo non è stato possibile.

Quindi la convergenza di SeL è mancata sulla sua candidatura?

Mettere insieme forze così distanti è chiaro che richiedeva uno sforzo da parte di tutti, quando si accede al dialogo ognuno dev’essere disponibile a fare un passo indietro, affinché si possa trovare una composizione chiara della situazione. Durante il tavolo sono venuti fuori dei punti di distacco tra alcune forze politiche, poi il tavolo ha ritenuto di dover accelerare perché i tempi stringevano, quindi sulla candidatura non c’è più stata la convergenza di Sinistra e Libertà.

· Come si pratica discontinuità assieme a esponenti di centrodestra?

La discontinuità l’abbiamo ricercata sul progetto, perché è evidente che la coalizione che mi sostiene ha una forma politica che altrove non c’è. Questo ha significato mettere da parte l’aspetto politico prima, per mettere in primo piano quello programmatico; c’era un metodo nuovo che è stato da subito quello della condivisione, cioè individuare quali fossero le priorità, i problemi di questa città e decidere in questa fase quali soluzioni e quali risposte dare a questi problemi, quindi la convergenza è avvenuta su questo.

· Bilancio partecipato, Informagiovani, Project financing, partecipazione di operatori privati nei progetti urbani, trasparenza amministrativa: il distinguo è nel metodo?Quale?

Noi queste sollecitazioni le abbiamo promosse anche con le precedenti amministrazioni, la differenza è che noi vogliamo farle veramente a partire dal bilancio partecipato, come già fa il Comune di Cassano; la diversità sta rispetto a chi ha governato e oggi si propone, portandosi la responsabilità di non aver mai realizzato queste cose. Chi oggi dice di volerlo fare nel centrodestra aveva la possibilità di farlo negli ultimi otto anni e non l’ha voluto fare.

Ma c’è anche una parte di centrodestra in un certo qual modo “nuova” che ha preso le distanze dal governo degli ultimi 8 anni?

Ma di fatto le persone sono sempre le stesse, quindi la discontinuità in questo senso non la vedo: cambia chi guida queste persone ma alla fine la minestra è sempre la stessa. Da chi ha posto il paese in queste condizioni non posso credere in novità, se avessero voluto l’avrebbero già fatto. Prendere le distanze da chi ha guidato la scorsa amministrazione e poi proporsi sotto mentite spoglie con un altro candidato non cambia la sostanza.

· “ Il mancato rispetto del cronoprogramma di riferimento, per scelta, produrrà motu proprio e simultaneamente la fine dell’esperienza amministrativa di Sindaco e Giunta Comunale”: a chi spetterà sancire questo fallimento e il conseguente scioglimento della coalizione?

Quello ovviamente spetterà al sindaco ma anche a tutta la compagine, perché la diversità rispetto alle altre volte sta proprio in questo: noi non solo abbiamo individuato delle proposte programmatiche ma ci diamo anche delle scadenze, questo significa avere la volontà politica di risolvere i problemi. Chiaro che nella gestione possono entrare in gioco delle variabili indipendenti da tutto, che adesso non possono essere ponderate e che potrebbero incidere sull’azione di governo. Però c’è la volontà di risolvere i problemi, abbiamo delle soluzioni e renderemo pubblici i tempi entro cui realizzarle.

· La compagnia delle arti ha proposto un modello basato sulla relazione fra le attività del settore culturale, quelle delle istituzioni e del mondo dell’impresa, con l’obiettivo di incrementare l’occupazione e la produzione del reddito (la triplice elica) La caratteristica distintiva del modello della Tripla Elica è tuttavia la centralità del ruolo dell’università come motore di sviluppo e forza trainante della crescita. Dalla teoria alla pratica, come si applica questo modello ad Acquaviva delle Fonti?

Uno degli elementi fondamentali per lo sviluppo crediamo sia quello della cultura, come capacità di cambiare il modello individuale e il suo approccio a livello di tutta la comunità. Abbiamo delle progettualità che appunto vanno in questo senso, mettere insieme la cultura e l’economia per uno sviluppo che tenga presente la qualità della vita e la sostenibilità ambientale e non qualcosa di calato dall’alto e distante dalla comunità. La crescita sul piano culturale e l’individuazione delle proprie vocazioni permettono una programmazione con un termine ben più lungo di quella che può essere la durata della prossima amministrazione.

· Nel vostro programma affermate testualmente: “La “volontà politica” esercitata dal governo cittadino a guida PdL ha mirato solo all’attribuzione di diritti edificatori alle proprietà immobiliari ricomprese negli ambiti territoriali oggetto di trasformazione urbanistica e ad una certa schiera di speculatori fondiari esclusivamente interessati a rendere edificabili terreni agricoli, adducendo motivazioni che potessero coincidere con la ricerca del consenso popolare, ignorando l’interesse collettivo che muove e regola le ragioni socio-economiche dell’uso del territorio.” Quale sarebbe la differenza rispetto alla vostra intenzione di urbanizzare la zona limitrofa al monoblocco, attualmente vincolata come sito d’interesse comunitario, al cui interno sono presenti molti terreni di proprietà di esponenti della sua coalizione?

Innanzitutto l’urbanistica non può diventare uno strumento di gestione del potere, inevitabile che governare significhi tutelare interessi, anche di singoli, purché siano legittimi. Questo credo che sia un punto fermo. La necessità poi di modificare anche lo sviluppo urbanistico sul territorio esiste perché la nostra città ha avuto finora uno sviluppo sregolato e gli indirizzi sviluppati sul piano regolatore dalla passata amministrazione non privilegiano gli interessi della comunità ma evidententemente spingono più in alcune direzioni per tutelare gli interessi dei singoli. In ordine poi alla questione del SIC è chiaro che bisogna trovare un punto d’equilibrio tra le esigenze del territorio, dell’ambiente e dello sviluppo economico, quindi prevedendo delle garanzie reciproche. In ordine alla presenza o meno di proprietari, come ho detto prima, gli interessi personali, se legittimi, devono essere presi in considerazione. Dopodiché su quell’area sappiamo benissimo che c’è un vincolo SIC, Sito d’Interesse Comunitario. C’è stata interlocuzione con la regione in ordine alla possibilità di recuperare quelle aree, io credo che non si possa immaginare di rimuovere sic et sempliciter il vincolo, ma vanno trovate forme di tutela e garanzia per entrambi gli aspetti. Noi aspettiamo di capire come si pronuncerà la regione in ordine a quella questione dopodiché riteniamo comunque prioritario intorno all’Ospedale Miulli immaginare un’area di attività che siano complementari a quelle dell’ospedale e che consentano in qualche modo di legare nuovamente il Miulli alla Comunità.

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