Due facce de… l’offerta politica

Claudio Laera

Un confronto virtuale tra visioni opposte ma conciliabili

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I candidati consiglieri di questa tornata elettorale sono ben più di 300, un numero spropositato che rischia probabilmente una polverizzazione delle preferenze dagli esiti tanto democratici quanto poco meritocratici, così come dar voce ad ogni singola proposta sarebbe tanto giusto, quanto impossibile.
Perciò un po’ per caso un po’ per gusto, mettiamo a confronto due visioni politiche entrambe legittime, entrambe condivisibili ma che nonostante la loro apparente convivibilità appartengono a due schieramenti opposti: quella di Mario Carella e quella di Michele Cagnazzo.

Mario è alla sua seconda esperienza politica, ma la maggior parte di noi lo conosce per il suo lavoro, “quello vero”, come tiene a sottolineare lui stesso: è un esercente, ha molto a cuore i problemi dei commercianti e il suo lavoro gli permette di entrare direttamente a contatto con il territorio, nelle sue sfumature più lontane dalle stanze dei bottoni: ”I volponi non hanno ancora capito che Acquaviva siamo noi: i giovani che sloggiano per andare a vivere lontano dalle nostre case, gli stessi commercianti che vorrebbero far girare l’economia della nostra città ma sono finanche costretti a chiudere…Bene: o si continua così o qualcuno, anche se non porta una bella cravatta, dovrà battere i pugni sul tavolo e cominciare a remare contro-corrente…”

Michele, più addentrato nel mondo delle pubbliche amministrazioni, coordina l’Osservatorio Regionale sulla Legalità, è membro dell’Osservatorio contro tutte le Mafie (occupandosi di campagne di sensibilizzazione contro il racket delle estorsioni ed usura) e ha insegnato presso l’U.T.E. di Acquaviva delle Fonti.
Verrebbe da chiedersi cosa ci fa allora un criminologo, peraltro di Triggiano, nelle liste elettorali di Acquaviva? Lui stesso risponde: “La mia candidatura non è calata dall’alto, non è di servizio ma è stata fortemente voluta da una parte della società civile, in particolare dagli studenti del Don Milani, per la mia passione e tenacia in alcune mie battaglie contro la criminalità organizzata. Bisogna liberare la gente dalle paure che la affliggono per raggiungere un vero progresso della civiltà e la libertà. Un buon amministratore non è necessariamente legato alla territorialità, ma alla competenza.”
Certo la competenza è innegabile, ma anche la conoscenza del territorio non è roba da poco e per Mario è la vera chiave di lettura: “I nostri giovani amano invece sognare e io vorrei far sì che la loro realtà assomigli il più possibile a quella dei loro sogni, e nel mio piccolo a quella che io stesso chiamo Tomorrow land: “la terra del domani”. Dietro questo slogan
si cela una precisa chiave di lettura.
I nostri locali d’intrattenimento, così come i nostri contenitori, culturali o sportivi, sono necessità che andrebbero meglio spinte o tutelate… E poi servirebbe ora una maggiore monitorazione dei nostri livelli occupazionali: aprire tra noi cittadini un serio dibattito dal basso, garantire magari più (in)formazione ai nostri “figli”… Pretendere l’apertura di uno sportello europeo per le piccole o medie imprese affinchè esso faccia informazione o le sostenga attraverso i fondi comunitari…”

Allo stesso tempo la concretezza non è ricchezza che manca anche a Michele: giudice popolare, giornalista alla “Free Lance International Press” di Roma gira per le scuole, parrocchie, circoli, associazioni per dialogare sul tema della mafia: “Il mio impegno è finalizzato alla creazione di un ufficio comunale ad hoc per le vittime di usura, una piaga fin troppo radicata nel nostro territorio ed allo stesso tempo nascosta e quindi ancora troppo poco attenzionata.”

Legalità e imprenditoria, gioventù e questione morale, partecipazione trasparenza: intanto, dietro il carisma dei candidati sindaci, molti aspiranti ad uno scranno nell’aula consiliare continueranno a dividere il paese con richieste di voti basate sull’amicizia, sulle pratiche sbrigate, sulle promesse di lavoro e tanto altro ancora. Intendiamoci: sacrosanti siano sempre i diritti, i bisogni e le speranze dei quasi tredicimila e rotti elettori, ma quando la stagione dei leader sarà finita, se ne vedranno tutti gli effetti.

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