Evasione dell’obbligo scolastico? Non è una novità

Le considerazioni emerse nell’incontro col Dirigente Scolastico dell’IPSIA, Rocco Fazio
Risale a una settimana fa la notizia della denuncia di undici genitori, esercenti la potestà genitoriale, per inosservanza dell’obbligo di istruzione scolastica.
“A seguito di un monitoraggio effettuato nelle scuole dell’obbligo – recitava il comunicato dell’Arma – i Carabinieri della Stazione di Casamassima, hanno riscontrato l’esistenza del fenomeno.”
Colpiti dalla notizia, abbiamo voluto approfondire, cercando di capire quanto è diffuso il fenomeno e qual è l’iter che la dirigenza scolastica segue per arginarlo. Abbiamo, a tal proposito, interpellato il dott. Rocco Fazio, Dirigente Scolastico dell’Istituto professionale “N. Chiarulli” di Acquaviva.
La risposta alla domanda chiave, se l’Istituto in oggetto fosse quello interessato dall’operazione sopracitata, ha rivelato tutt’altro quadro rispetto a quello emerso dal comunicato d’origine ed è stata utile a chiarire le procedure messe in atto dalla scuola e, ancor più, i termini entro cui questa interviene. La dirigenza, infatti, ha più volte accertato l’inosservanza dell’obbligo scolastico da parte di ragazzi di Casamassima – e non esclude che alcuni di essi siano quelli a cui fa riferimento il comunicato – ma, con nostro stupore, non può affermarlo con certezza e questo per un’unica ragione, che va ricercata nell’iter consueto d’intervento: una volta riscontrata l’assenza continuativa di uno studente, infatti, la scuola provvede a prendere contatto telefonico con i genitori (fermo restando il servizio sms già avvenuto, che avvisa il responsabile della mancanza dell’alunno in classe).
Nell’ipotesi in cui il primo e il secondo tentativo reiterati, non andassero a buon fine e la lontananza dell’alunno dai banchi si perpetuasse, la scuola “passa il caso” al Comune di residenza del discente, perché assuma i provvedimenti di competenza.
In tal senso, una volta vistasi non considerata dalla famiglia e passata la questione al Comune, quindi ai servizi sociali, la scuola non risponde più dell’inosservanza.
Questo, dunque, spiega come, in questo caso il “Chiarulli”, non potesse confermare l’appartenenza tra i suoi dei “sei minori che – come citava il comunicato – sebbene iscritti […] svolgevano invece, in alcuni casi, attività lavorativa precaria e remunerata in campagna, oppure commessi presso esercizi pubblici, apprendisti, ecc.”
Secondo le dichiarazioni fornite dal Direttore Fazio, il fenomeno, in quest’occasione portato alla luce, in realtà non è affatto nuovo: i richiami alle famiglie o alle autorità che la scuola invia, sono di ordinaria amministrazione e lo stesso dirigente non si spiega come, questa volta, sia stata data una rilevanza particolare al fatto.
I paesi con maggior numero di “disertori” (sempre per quanto concerne l’Istituto Chiarulli), sono Adelfia, Casamassima e Cassano delle Murge. Accade anche che si sfiori la percentuale del 15% di inosservanza dell’obbligo, in una sezione del primo anno. Fortunatamente, capita che dai primi controlli, la scuola scopra che l’alunno ha deciso di frequentare corsi di formazione equipollenti, ma in altri casi, come in quello reso noto la scorsa settimana, mossi da situazioni controverse e appoggiati dai genitori, alcuni capitolano nell’evasione dell’obbligo scolastico e di quello formativo.





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