Intervista a Pasquale Cotrufo, soldato e prigioniero, oggi Cavaliere della Repubblica. Le immagini

Alessia Cimmarrusti

Onore al merito militare di un acquavivese, protagonista tra tanti, della Seconda Guerra Mondiale

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Verrà conferita oggi pomeriggio alle 17.00, presso la Prefettura di Bari, la medaglia e il titolo di Cavaliere della Repubblica a Pasquale Cotrufo, classe 1921, soldato e prigioniero dei tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Abbiamo avuto il piacere, ma soprattutto l’onore di incontrarlo, rimanendo letteralmente colpiti dalla sua modestia al pensiero del riconoscimento e ipnotizzati dal suo sguardo solcato dalla dignità, oltre che dal suo racconto lucido e vivo.
La sua testimonianza, ha reso l’idea del coraggio necessario in quelle circostanze (alternativa unica al cedimento fisico e psicologico), coraggio tanto rodato da riuscire a concedersi addirittura tratti di ironia, in momenti in cui c’era poco da stare allegri.
Purtroppo non possiamo condividere con voi le cadenze della voce e le espressioni del volto, ma proveremo a farvi sorridere inserendo qua e là quelle dialettali, tanto eloquenti. Vi passiamo il racconto, così come ci è stato reso, introdotto da un breve cenno storico, augurandoci che riusciate a immaginare l’empatia creata dalle sue parole.

Nell’ottobre del 1940 l’Italia, decide autonomamente di attaccare la Grecia, partendo dalle basi italiane in Albania, con la previsione di occupare anche Creta. L’iniziativa, nata principalmente dalle esigenze di prestigio del Duce, si rivelerà un azzardo, contenuto solo dall’intervento della Germania nell’aprile del ’41, fino alla spartizione della Grecia stessa. Nel settembre del ‘43, firmato l’armistizio, l’Italia, in pieno crollo militare e politico, si trovò divisa tra le forze alleate e le truppe tedesche che disarmarono l’esercito, catturando oltre 600.000 soldati italiani e deportandoli in Germania. Stesso destino capitò ai soldati italiani a Creta – tra cui il nostro Pasquale – che, da essere alleati, diventarono nemici…
L’intervista…

P.C.: “Allòr, ce iè ca vlit sapè?”
A.C.: “Nome, cognome, data di nascita… per cominciare”
P.C.: “Cotrufo Pasquale, nato il 23-6-1921”
A.C.: “Complimenti, se li porta bene! …So che mercoledì Le conferiranno la medaglia al valore militare…”
P.C.: “…Mè va ben…”
A.C.:”Mi racconta la sua storia?”
P.C.:“…Dovevo partire con la classe del ’21, ma fui trattenuto per via del corso in aviazione. Loro furono mandati dritti dritti in Russia…nan s rtrò’ nsciun. Io sono partito nel 1942 con l’esercito, per la Grecia via terra, poi una volta arrivati ad Atene, ci spostarono all’isola di Creta. Siamo stati lì per un anno e mezzo fino all’armistizio dell’Italia nel ’43, quando fummo imprigionati dai tedeschi nei campi di concentramento. Di lì, una sera all’imbrunire, io, quattro acquavivesi e altri 4mila soldati, fummo imbarcati per essere trasferiti via mare in Grecia, quando a seguito di un paio di segnali luminosi che invitavano alla resa, la nave fu bombardata. Quand piggjò fuek la nèv nan s capscì chiù nudd… A ci s salv’a salv ièr! Eravamo lontani dall’isola di Creta una sessantina di Km. Prima di partire, previdente, avevo detto agli altri acquavivesi che non sapevano nuotare, di tenere a mente la posizione dei gommoni e, in caso di pericolo, di buttarsi rimanendo attaccati alle corde che li legavano. A me nan c sit pnzann, ca ji sacc natè…M l’ia vdè j . Quann sccdì u macidd, nan è ca ptev pnzè cchiù a lior… Stev pur nu cggin azzicc e cud seguì li ordn: cu gommon s salvò… D l’ialt nan avibb cchiù notizj… Io mi gettai in acqua. I tedeschi avevano calato le scialuppe, ma se vedevano che eri italiano ti sparavano… Ji citt citt senza chied aiut, m’appzchibb ‘o barcon e quand pgghjibb fiet, m mttibb jind a remè azzicc a lior…
La nave a duecento metri continuava a bruciare con le urla di chi non era riuscito a salvarsi… La joooos!
Iniziammo a sentire il rumore di un motore acceso. Erano le motovedette tedesche che venivano in soccorso. Si avvicinarono e salimmo diretti di nuovo a Creta.
Gli altri che erano riusciti a tenersi a galla, rimasero in mare…erano 400, gli altri morirono tutti.
La mattina dopo ci misero in delle baracche di compensato e n dettr ‘na tazz d tè …semb all’us di tedesk. Tutt alla nud! Com’ e pecr! Mutandin e canottir!
La sera ripartimmo con delle navi greche, costeggiando l’isola, verso un altro porto dove ci caricarono su dei camion. Quann arrvamm, boh! Vdibb tutt allumnèt… accom o’spdel a Cddòn! Dscibb “mo ‘a ma stè buen do”…Arrvamm dè, trasimm jind ‘o cancidd e ièr u carcr! …Mannaggj a chi v’è m…! ‘n vstirn accom e strazzun!

Intanto, l’interprete italiano ci disse che sulla spiaggia erano arrivati i cadaveri della nave, tra cui molti tedeschi uccisi coi pugnali… La colp jer d’italien… E così ci diedero tre possibilità: essere prigionieri, impiegati ai lavori forzati o arruolati nell’esercito tedesco. Ci lasciarono mezz’ora per decidere. Chi non avesse accettato, sarebbe stato giudicato dal “tribunale tedesco”… E c averm’a fè? Averm’a m-rì?
Dopo mezz’ora, ordinarono: “Arruolati per la Germania, da questa parte!”…Nan’g scì nsciun. Trann qualche fascist ca credev ancor alla befèn! Ci smistarono tutti a lavorare tra i cantieri tedeschi e i campi di concentramento. Una volta ci presero con un aereo che caricava materiale e ci spostarono ad Atene. Solo al pensiero nu n’assrmamm ancor scemm n’alta volt sop alla nèv!
Comunque, ci smistavano sempre per lavoro. Na volt, scevn acchiann nu elettricist. Nu c’ggin mij alzò la mèn… Cudd nà capscev manc accom funzion-n i lambadin! …N’o vdibb cchiù!
Una mattina gli alleati ci dissero: “Ragazzi, la guerra è finita”. Nù nan c’ crdemm, però quand vdemm ca tutt’i guardij ca stavn sparscirn, dscemm, “Jiè ver allor!” Per fortuna ci munirono di documenti che dimostravano che eravamo stati prigionieri.
Cominciammo un lungo viaggio, passando per la Jugoslavia, fino a Fiume.
Tutto ciò che avveniva in Italia, non lo sapevamo. Acchiemm i soldet ‘mmenz alla stred e n dscirn “E vu c’è stet a fe do? Ca do sparn e nan s pot passè!” Poi arrivò una motocicletta con uno slavo ed un interprete italiano: “Cosa fate qui?”, ci chiesero… “E com?Iè frnut la guerr e na ma scì e casr!”
Ci dissero che avremmo dovuto seguirli per raggiungere il campo di smistamento. Ci portarono in un casolare e ci fecero dormire all’aperto. La mattina dopo ci misero in fila e tirarono fuori le mitragliatrici. Volevano privarci dei pochi beni (scarpe, lamette, vestiti), prima di proseguire il viaggio. Camminammo per 27 giorni, 700 km, Fiume – Belgrado.
Arrivati al campo di smistamento, stavano attenti a far partire solo chi aveva “le carte”… Dè stevn pur i fascist m-scket ‘mmenz!
Partimmo prima per Trieste poi, dopo una serie di vicissitudini, per Mestre con gli Alleati, poi ancora alla volta di Firenze, fino a Bari finalmente. Dopo due anni e mezzo di lontananza, senza che a casa avessero ricevuto notizie.”

Al momento del rientro a casa, Pasquale aveva appena 23 anni. Ad attenderlo la fidanzata Isabella, con cui sarebbe arrivato a 89…

Il cugino “elettricista” è tornato a casa poi, dopo essere stato scambiato per una spia, per delle lettere scritte in dialetto.

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Commenti

  • duce (utente non verificato)

    applausi. peccato ke il racconto sia finito presto, era significativo, toccante e allo stesso tempo simpatico. non uno di quei racconti tristi…lodi al cav.cotrufo per lo spirito con cui ha affrontato quei momenti cupi. vorrei conoscerlo…

  • liberaaa (utente non verificato)

    Sono concorde con le affermazioni di duce, bel racconto molto significativo e toccante.Ho avuto il piacere di conoscere personalmente il Cav.Cotrufo ed è una persona saggia ed umile . Per ogni domanda ha una risposta ponderata ,ti aiuta a riflettere e a vedere le cose in maniera diversa

  • giliu (utente non verificato)

    auguri al cav.cotrufo!!

  • yankee75 (utente non verificato)

    auguri!

    sarebbe bello festeggiarlo con un incontro pubblico per ascoltare queste incredibili testimonianze dalla viva voce del cavaliere!

  • Tito_patito (utente non verificato)

    GRAZIE Signor Cotrufo per la sua testimonianza mi ha fatto ricordare i racconti del mio caro padre CICCIO.SEI GRANDE!!!!

  • rolla95 (utente non verificato)

    auguri al CAV. COTRUFO