La sfida tra il rivoluzionario gentile e l’esploratore del lìder Maximo

Claudio Laera

Oggi le primarie, in gioco anche il dominio di D’Alema sulla Puglia

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Il bello di un laboratorio è la sua funzione di tavolo di sperimentazione di idee innovative, il peggio però è che una volta terminato l’esperimento, non importa quale ne sia il risultato, si passa poi inevitabilmente ad uno nuovo. Ecco dunque che, testata la primavera pugliese, gli scienziati di Largo del Nazareno a Roma, si sono buttati in un nuovo progetto, una nuova creatura frutto della ricomposizione di brandelli cattolici, comunisti, ex fascisti, socialisti e dipietristi. Lo scienziato ci riprova, per l’ennesima volta, dopo sedici anni di fallimenti iniziati in quel rivoluzionario o disgraziato, che dir si voglia, anno 1994. Mancava poco al completamento dell’opera, mancava la testa ma dopo mesi di ricerca, anche quella s’è trovata, nel nome di Francesco Boccia. L’esperimento stavolta non è decollato, perché seppur di laboratorio (politico) si tratta, non è un semplice tavolo operatorio quello su cui si agisce, bensì un’intera regione.

Giusto appare quindi che sia la regione stessa a decidere se mettere alla prova questa nuova creatura o riconfermare il mandato concesso cinque anni or sono, se affidare la concessione sulla gestione del più grande acquedotto d’Europa al gruppo Caltagirone (suocero di Casini) o ritornare alla sua pubblicizzazione: perché per quanto la si voglia far apparire una questione di personalità diverse, la posta in gioco è schiettamente programmatica, un progetto da realizzare ad ogni costo e la scelta definitiva del suo esecutore materiale appena una settimana prima dalle consultazioni primarie ne appare la prova più evidente.
La strategia del “Berlusconi rosso”, così come viene chiamato da quegli stessi democratici che negli ultimi quindici anni hanno dato un contributo fondamentale all’instaurarsi di quell’originale modello mediatico e culturale oggi imperante, è basata sulla contrapposizione al sistema, sul coinvolgimento dei più giovani, sulla comunicazione e sulla capacità di rivolgersi al popolo emozionando ed ha portato i suoi frutti, costringendo D’Alema e Bersani a sottoporsi al giudizio della base, dopo mesi di lotte intestine a livello dirigenziale per raggiungere quel fine tanto agognato, anche a costo dell’ennesima imposizione dall’alto. Ciò che probabilmente è mancata allora è stata la trasparenza</strong>; sarebbe bastato rispondere dal principio ad alcune domande, piuttosto che porre degli aprioristici divieti: perché Casini non vuole Vendola? Perché l’Idv non lo voleva? (ed ora va in ritirata strategica dichiarando di accettare i risultati delle primarie qualunque essi siano?) Cosa è successo alla sanità pugliese? Perché si accendono i riflettori sulle responsabilità del governatore e si offre un seggio in Senato all’assessore inquisito?

Di tutto questo e non solo si è dovuto far carico l’economista internazionale Boccia, in una sorta di rivincita a cinque anni di distanza, con una sola settimana di preparazione ed una continua emorragia di sostegni, dal mondo dello spettacolo alla cultura, passando per la politica, con l’Idv che ritratta e il segretario nazionale Bersani che attende fino all’ultimo per metterci la faccia, scendendo in terra di Puglia. La disfida è ora aperta, con un’unica certezza: che chiunque vinca tra i due sarà sostenuto da tutti (partito dei due forni escluso) nella battaglia finale.

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Commenti

  • misonorotto (utente non verificato)

    forza niki,almeno se vinci possiamo berci un bicchiere d’acqua senza pagarlo caro.
    tutti uniti forza
    NIKIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!

  • laforzadeigiovani (utente non verificato)

    Cosa penso delle primarie? Sinistra sempre più divisa, PDL sempre più compatto. Con o senza Adriana, il PDL è in grado di vincere. Sembra agli Europei di calcio del 2004: dove le grandi favorite hanno dormito, lasciando una facile vittoria alla Grecia. Gioventù Tricolore Popolare