Meglio sconFitto che Bocciato
Losappio attacca: “Non abdicheremo ad una spartizione delle regioni operata a Roma”
Un Losappio deciso, quello di ritorno dalla commemorazione dei caduti al Truck center di Molfetta di due anni fa, venuto a sostenere la candidatura del suo amico Vendola nel circolo di Sinistra e Libertà giovedì scorso: abbiamo quindi colto l’occasione per porgli anche le nostre domande.
D’Alema ha dichiarato nell’assemblea regionale del PD che Vendola avrebbe dovuto fare un passo indietro per il bene della coalizione.
Perchè D’Alema separa il governo da noi esercitato dalla persona del candidato, cancella questi 5 anni di governo, quello che conta per lui è il candidato con maggiore appeal, in questo caso non televisivo verso i cittadini, ma di fascino verso il partito di Pierferdinando Casini: sulla base di questo si decide,ma i pugliesi verranno chiamati ad un voto regionale non ad un voto politico. E il voto regionale, com’è successo nel 2005, si fa in base ad un giudizio su chi ha governato: se noi abbiamo governato male e come dice la destra abbiamo fatto disastri, non ci sarà ritocco facciale che tenga perchè i cittadini scontenti cambieranno coalizione. Se abbiamo governato bene i pugliesi chiederanno che chi ha guidato venga confermato, non c’è bisogno quindi di cambiare la figura di maggior prestigio, questo è il motivo per cui non si può fare un passo indietro.
Lei sta dicendo che Vendola non ha commesso errori?
Sia chiaro, noi non nascondiamo nulla ma forse, sulla sanità, dovrebbe interrogarsi di più il Partito Democratico che non Vendola e non solo perchè l’assessore era di quella parte (ndr. Tedesco venne eletto nel partito dei Socialisti autonomisti, successivamente all’apertura delle indagini nei suoi confronti ha occupato il posto al Senato lasciato da De Castro in quota PD) e le cose sono totalmente cambiate quand’è arrivato Tommaso Fiore. Non dimentichiamo che Raffaele Fitto è sotto inchiesta, è stato rinviato a giudizio, c’è un processo in corso. E cosa vogliono? Si chiede di cambiare non a coloro che hanno sbagliato ma al Presidente della regione che è completamente estraneo alla vicenda.
E’ triste che gli eredi del PCI si facciano dettare legge dagli ex DC di Casini.
Perchè di quella storia loro conservano sostanzialmente la duttilità di manovra, nel momento in cui D’Alema fu sconfitto da Berlusconi come presidente del consiglio e le regionali del 2000 le vinsa la destra, nella sua testa è scattata la convinzione che avendo perso lui non ci potesse più essere un leader di sinistra in grado di battere la destra, “l’Italia è un paese moderato” diceva, quindi l’unica maniera è truccarsi nascondendosi dietro una persona di centro, prima con Prodi e adesso con Casini. Dietro Casini c’è la faccia di D’Alema, non è accettabile.
Possiamo affermare, senza gridare allo scandalo, che finora il centrosinistra ha svolto le primarie tutte le volte in cui l’esito appariva più che scontato (salvo la sorpresa di cinque anni fa): c’è qualcuno che sente già la vittoria in tasca o saranno primarie vere, anche nelle intenzioni?
Nessuno ha la vittoria in tasca, anche qui D’Alema s’impegna, perchè il personaggio ha qualità: “Se va a votare il movimento d’opinione vince Vendola, quindi dobbiamo organizzare il nostro voto”. Allora traduciamo: se i cittadini sono liberi di andare a votare si disperdono: uno va al mare colla fidanzata, un altro a vedere la partita bologna-bari, un altro va a votare alle primarie perchè è convinto di dover partecipare a questa iniziativa: se vanno così liberamente, dice D’Alema, vince Vendola. Per impedirlo bisogna organizzare il voto, cioè cooptarlo: mio padre mio figlio mia zia mia sorella, io imprenditore “invito” il mio capoufficio il mio dipendente il figlio del dipendente e se il dipendente non va a votare viene richiamato, io segretario del circolo richiamo al voto tutti gli iscritti: “devi andare da tua madre al cimitero, ci andrai un’altra volta, tu vuoi votare vendola…espulso”. Questo è il voto organizzato che può impedire la vittoria di Vendola.
La decisione con cui Vendola non ha mai rinunciato a ripresentarsi nelle prossime consultazioni, anche di fronte all’alternativa Emiliano, non rischia di dare la sensazione di attaccamento al posto di potere?
Sicuramente Vendola è molto distaccato dalla cultura dei partiti e non a caso io ho qualche difficoltà a dire che SeL sia un partito, perchè è un movimento dinamico di idee e culture, lontano dalla forma del partito, irrigidito com’era Rifondazione o monarchico come il Pd di Bersani. Vendola ha con i rappresentanti delle istituzioni un rapporto molto formale, sceglie i contenuti piuttosto che gli ammiccamenti, cerca di guidare la macchina in senso dritto e fa il numero di curve strettamente indispensabile: tutto ciò lo ha messo in contrasto con un pezzo del ceto politico. Ma con i pugliesi, attraverso tante occasioni, tanti interventi, tanti contatti, tante manifestazioni, tante iniziative, ognuna delle quali è stato un momento per toccare con mano i loro bisogni e le necessità, ha stretto un rapporto vero.
Molti si chiedono ancora perchè Vendola non abbia seguito un percorso simile, per esempio, a quello di Emiliano, cioè portare il suo progetto politico all’interno del PD, per evidenziarlo e farlo poi crescere nel partito?
Perchè Vendola è un dirigente politico della sinistra, Emiliano un pubblico ministero.





Commenti
dell’ultima risposta non ho capito il nesso con la domanda. In ogni caso avrebbe potuto evitarla.
TRA SCON-FITTO E BOCCIATO, PREFERISCO ADRIANA VINCENTE! Gioventù Tricolore Popolare
voterò VENDOLA!