Servizio tributi: opportunità e limiti delle opzioni

Società interamente pubblica e internalizzazione quelle più appetibili
La pubblicazione del bando per l’aggiudicazione del servizio tributi oltre che dimostrare come il Commissario prefettizio non sia certamente carente di poteri, così come nella leggenda popolare, permette di tornare sul tema delle privatizzazioni.
Preliminarmente occorre ricordare quanto già detto altre volte: dal punto di vista diffusosi negli ultimi venti anni, che piaccia o meno, ciò che conta non è la natura (pubblica o privata) del soggetto preposto all’esercizio di attività amministrativa quanto il fine (pubblico) che il soggetto consegue con la sua azione.
Desta semmai perplessità la scelta di procedere nuovamente con la privatizzazione funzionale nel settore tributi nonostante l’invito contrario di alcune forze politiche.
In ordine cronologico, infatti, il PD aveva proposto di valutare l’opportunità di internalizzare il servizio</a>; AN/PDL di costituire una società mista per la gestione di servizi, riscossione tributi, sistemazione precari etc .etc. che, proprio per la sua articolazione, merita un chiarimento
Innanzi tutto il servizio tributi non rientra tra quelli di cui all’art. 112 segg. TUEL trattandosi, infatti, di attività strumentale. Questa caratteristica determina l’applicabilità del decreto legge Bersani: oggetto sociale esclusivo e non plurimo come prospettato. Inoltre la natura stessa del servizio determina l’applicazione della specifica normativa di settore contenuta nel d.lgs. 446 del 1997 ovvero l’obbligo di effettuare una doppia gara: la prima per scegliere il socio privato della costituenda società, la seconda per aggiudicarsi il servizio.
Queste circostanze consentono, quindi, di scartare l’idea e concentrarsi su quella del PD che, proprio per la semplicità, pone un quesito.
Chi sa fare meglio di conto? Il PD o il dirigente dei servizi finanziari che ex Regolamento entrate comunali dovrebbe aver dimostrato al commissario che, con i 990 mila euro presunti del valore del bando ed eventuali ribassi, non si riesce né ad internalizzare interamente il sevizio così come richiesto dal PD ma neanche – previa modifica al Regolamento entrate – esternalizzarlo ad apposita società a capitale totalmente pubblico secondo il meccanismo dell’in house?
La scelta di procedere con la gara, parrebbe dar ragione al dirigente comunale. Se però il commissario pubblicasse la relazione potremmo scoprire se la scelta, apparentemente vincolata, ha sofferto di discrezionalità.





Commenti
Bravo Rocco!!!
IO NON HO CAPITO UN ACCIDENTI DELL’ARTICOLO. MA è SCRITTO IN CODICE?
Queste pagine di giornale sono lette da acquavivesi (e non) di ogni tipo di estrazione culturale. Non intorcigliatevi in ragionamenti complicati da azzeccacarbuglie. Più chiarezza, please!
io invece ho capito quello che c’era da capire: 1) il circolo AN/PDL ha parlato di soc. mista senza sapere di che si tratta; 2) il commissario non ha limitazioni ai suoi poteri.