Radiazioni al Miulli: assolti tre imputati su quattro

Scontro a distanza tra i legali sul collegamento tra reparto e malattie dei dipendenti
Assolti ieri dall’accusa di cooperazione in lesioni colpose i quattro imputati che, nell’ambito dell’udienza preliminare, avevano chiesto il rito abbreviato: per il Gup De Benedictis il fatto attribuito, ovvero l’aver cagionato (mediante omissioni, negligenza, imprudenza, imperizia o l’inosservanza di regole di cautela) le patologie di cui soffrono i dipendenti del Miulli autori dell’esposto, non sussiste in capo a Laddaga Domenico (in qualità di amministratore), dott. L’Abbate Nicola (responsabile della sorveglianza medica) e al dott. Ing. Messa Francesco (responsabile del servizio di prevenzione e protezione).
A nome dei suoi assistiti, l’avvocato Mormando esprime “soddisfazione per la sentenza, che conferma quanto sin dall’inizio da noi sostenuto: non è mai mancato il rispetto per la salute dei lavoratori dell’Ospedale Miulli, accanto al rispetto e all’osservanza dei protocolli di sicurezza. Con questa decisione si è accertato che, non solo non vi era stato alcun sovradosaggio nell’esposizione alle radiazioni, ma anche l’assoluta mancanza di un nesso di causalità tra le bassissime radiazioni, che normalmente sono presenti, e le patologie dichiarate. Una soddisfazione ulteriormente rinforzata dalla richiesta da parte del Pubblico Ministero, per ben due volte all’esito delle indagini, dell’archiviazione. L’ospedale Miulli continuerà ad affermare i principi di rigore ed attenzione verso tutte le problematiche che riguardano migliaia di persone che ogni giorno prestano lavoro in una struttura che vuole essere sempre di più un patrimonio comune.”
L’avvocato, nonché docente di diritto penale all’Università di Bari, anticipando la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, afferma dunque l’inesistenza di un collegamento tra le patologie riscontrate nei 30 dipendenti e la loro permanenza lavorativa nel reparto di cardiologia. Di parere opposto uno dei legali dei lavoratori costituitisi parte civile, Alessio Carlucci: “La decisione nel suo complesso non esclude affatto anzi, riconosce implicitamente una correlazione tra l’ambiente di lavoro e le patologie dei dipendenti. È una decisione che impugnerò sicuramente, anche se attendo le motivazioni, perché non sono state fatte indagini importanti su aspetti rilevantissimi del processo che andavano eseguite, come detto anche dal Giudice per le indagini preliminari per due volte. Inoltre le indagini si sono concentrate su di una consulenza tecnica che ha espresso una serie di gravi contraddizioni, sempre a parere del Gip e, soprattutto, uno dei consulenti del pm intrattiene documentati rapporti di collaborazione scientifica con uno degli imputati, in relazione al quale assumeremo le opportune iniziative. Perplessità ci sono anche sulla mancata assoluzione del dott. Percoco e non di altri soggetti, imputati e non, perché ci sono altri soggetti che hanno precise responsabilità ma, stranamente, non sono mai stati coinvolti”.
Fondamentale per entrambe le parti appare, quindi, il riconoscimento o meno di un collegamento, di causa ed effetto, tra l’esposizione alle radiazioni delle apparecchiature sanitarie e le neoplasie, i noduli e i problemi alla tiroide in cui sono incorsi i dipendenti, aspetto questo ben diverso dalla responsabilità dei singoli soggetti imputati: lo stesso Giudice dell’udienza preliminare ha infatti disposto il rinvio a giudizio del dott. Percoco Vito, nella sua qualità di responsabile della sorveglianza delle apparecchiature e delle sostanze radioattive, ritenendo quindi sufficienti gli elementi a suo carico, raccolti dall’accusa, per il passaggio al dibattimento e non riscontrando nei suoi confronti nessuna delle ipotesi previste dal Codice per la formulazione di sentenza di non luogo a procedere.
Tra non oltre trenta giorni, con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, si potrà finalmente aver conto della ricostruzione storica e giuridica che ha portato all’assoluzione di tre dei quattro imputati ma, la querelle sul rapporto tra luogo di lavoro e patologie tumorali potrà essere definitivamente risolto solo con la conclusione del processo a carico dell’unico imputato rimasto.





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