Muore dopo il bypass gastrico al Miulli, medici a sentenza

Un anno di detenzione la richiesta del PM per il professor Besozzi
Uno dei tanti interventi chirurgici per dimagrire, complicanze cardiache non previste ed un esito mortale: il processo ha visto imputati medici dell’Ospedale Miulli, in particolar modo l’ex dipendente Dottor Besozzi.
I fatti risalgono al 2006, quando Salvatore S. si ricovera per sostenere un intervento di bypass gastrico, che si realizza dividendo lo stomaco in due porzioni, la prima delle quali, piccolissima (30 ml o meno) è quella che fa direttamente seguito all’esofago. La divisione permette di escludere la quasi totalità dello stomaco (“bypassata”) dal transito del cibo, così come il duodeno e un tratto iniziale dell’intestino. La digestione e l’assorbimento del cibo infatti, vengono solitamente completati nella prima metà dell’intestino tenue, cosicché i tratti via via più lontani dello stesso ricevono una qualità di cibo via via più digerito, e quindi più liquido, e in quantità via via inferiore poiché esso viene nel frattempo progressivamente assorbito, sinché, nella seconda metà dell’intestino, non arriva addirittura più traccia del cibo. Dunque, comprensibilmente, quanto più l’intestino è lontano dal duodeno, tanto più esso è sensibile alla violenta stimolazione rappresentata per esso dal cibo appena masticato che proviene dalla tasca gastrica del bypass. Poiché proprio da questa stimolazione originano i segnali che generano il senso di sazietà precoce, è chiaro che tale meccanismo di azione è tanto più potente quanto più originariamente lontano dal duodeno è il tratto intestinale collegato con la tasca.
Il paziente però, due giorni dopo l’intervento morì per edema polmonare conseguente ad un infarto acuto del miocardio: secondo la tesi del Pubblico Ministero, la colpa medica consisterebbe nell’aver omesso di diagnosticare i problemi cardiaci durante la visita cardiologica e la consulenza anestesiologica effettuate prima (dalle risultanze con un mese d’anticipo) dell’operazione; all’interno della formulazione dell’imputazione appare anche la carenza di consenso informato del ricoverato in ordine ai rischi che comporta questo genere d’intervento.
Rito abbreviato, cioè speciale (solo su richiesta dell’imputato) caratterizzato dal fatto che con esso si evita il dibattimento e la decisione viene presa nell’udienza preliminare, con un’automatica riduzione di un terzo della pena in caso di condanna, per i medici imputati: un anno di reclusione la richiesta dell’accusa per il Professor Alessandro Besozzi, inferiori quelle per Vincenzo Bellomo, Paolo Brunetti, Gaetano Buta, Vito Lanza, Michela Massaro, Carlo Ivan Mitolo, Nicodemo Operamolla, Maria Fonte Petruzzelli e Clemente Scarcia: la sentenza verrà pronunciata il 26 novembre prossimo.





Commenti
Che cosa può portare dei professionisti (in questo caso sono tanti)a commettere errori di valutazione? Forse , oltre a dare una giusta sentenza il giudice deve anche preoccuparsi di capire questo!