Radiazioni sul lavoro: carenze nel vecchio Miulli?

Il rispetto di cautele e norme, da parte di vigilanti e vigilati, al centro del procedimento
Il vescovo citato a giudizio come responsabile civile nel processo per lesioni gravissime a carico del Miulli: notizia risalente a più di una settimana fa, o meglio, una non-notizia visto che è principio acquisito che se danni economicamente quantificabili risulteranno a conclusione del giudizio, di questi ne risponde il legale rappresentante dell’ente imputato, in questo caso l’ecclesiastico Miulli (a mente dell’art.2049 del codice civile il quale stabilisce che “I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti”) .
Nessuna persecuzione politica o religiosa che dir si voglia quindi, come ci tiene a precisare uno dei difensori dei dipendenti ospedalieri denuncianti, l’avv. Alessio Carlucci, che teme strumentalizzazioni: “Posso solo dire di essere fiero di patrocinare delle persone che, nonostante le gravi ripercussioni dovute alla loro vite a causa delle gravi patologie di cui soffrono, continuano a prestare la loro opera per il corretto funzionamento dell’ospedale e dei servizi che fornisce”. Mentre il legale della difesa, l’avvocato nonché docente di diritto penale all’Università di Bari Vito Mormando, si limita a ribadire “la totale estraneità dei suoi assistiti, rispetto alle contestazioni, confidando in una definizione assolutoria del processo”.
I fatti attengono alle patologie della tiroide ma non solo (carcinomi tiroideo, dell’ovaio, cutaneo, adenomi, distiroidismi,tiroiditi, alterazioni della crasi ematica) di cui soffrono 30 dipendenti del reparto di cardiologia del vecchio plesso del nosocomio, situato all’epoca sopra il reparto di Medicina Nucleare e dei locali del Servizio Angiografico, all’interno dei quali vi era l’impiego di macchinari che emettono radiazioni.
Un’incidenza sui lavoratori del reparto che sfiora il 50%, superando nettamente la media nazionale pari al 10%: ovviamente un dato superiore alle medie statistiche ha fatto solo da pungolo per gli autori dell’esposto. Gli accertamenti attengono piuttosto alla possibilità che in particolari zone del reparto, il personale sanitario si sia trovato esposto, per un periodo di molti anni, anche superiore a sei, a dosi di radiazioni tali da incrementare il rischio di tumori, tenuto conto della particolare radiosensibilità del tessuto tiroideo e dell’assorbimento per motivi professionali rapportato alle forme di protezione previste dalla legge.
Quest’ultimo sembra essere uno dei profili più rilevanti nella ricostruzione della linea di cause ed effetti secondo l’accusa: l’ingresso nella sala urgenze di personale non adibito ai servizi radiografici senza camici di piombo, l’aperture delle porte con macchina radiogene in azione, possibile contatto con pazienti soggetti a scintigrafia, il mancato isolamento del soffitto della sala di angiografia, l’operatività di attività relative a Medicina Nucleare nel reparto di Cardiologia. Circostanze attinenti all’individuazione della causa delle patologie che, assieme alla carenza di predisposizione di un’attività di formazione e informazione circa i rischi e le cautele connesse, costituiscono gli elementi del capo d’accusa (in questo caso lesioni colpose) in cui assumono importanza sia negligenza, imprudenza e imperizia che l’inosservanza di regole di cautela da parte dei quattro imputati: Laddaga Domenico, in qualità di amministratore; dott. Percoco Vito responsabile della sorveglianza delle apparecchiature e delle sostenza radioattive; dott. L’Abbate Nicola responsabile della sorveglianza medica; dott. Ing. Messa Francesco responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
L’udienza preliminare proseguirà il 27 novembre dopo che il gip Vito Fanizzi ha respinto per due volte le richieste di archiviazione formulate dal pubblico ministero, ritenendo necessario il dibattimento per verificare la schermatura delle sale, l’osservanza da parte dei lavoratori delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e la predisposizione di programmi d’informazione dei lavoratori.





Commenti
IL MIO PRIMO COMMENTO NON L’AVETE PUBBLICATO SICURAMENTE A CAUSA DI QUALCHE PAROLA DI TROPPO CHE MI E’ SFUGGITA…….
ALLORA NE UTILIZZO ALTRE!!!
SPERO CHE I RESPONSABILI PAGHINO IL MALE ARRECATO AD ALTRI……..CON UN BEL LICENZIAMENTO E UNA BELLA MALATTIA DA CURARE!!!
STR…ZI!!!