Ritira il premio, Massimo Barberio

Ancora un riconoscimento per l’artista emergente. Questa volta arriva dalla Rassegna Argojazz 2009
Si è conclusa lo scorso 29 Agosto, la VI edizione della Rassegna Argojazz, a specchio sul mare della Basilicata Ionica, presso l’Argonauti Resort di Marina di Pisticci.
L’evento musicale, nato nel luglio del 2003, da un’idea di Felice Casucci e Marialinda Nettis, propose inizialmente una formula più intima di “cena con l’artista”, per poi ampliarsi con l’inserimento della danza, a cura di Loredana Calabrese e del Concorso Artistico per poesia, letteratura, fotografia.
Ogni edizione del festival ruota intorno a un leitmotiv differente e quest’anno era centrato sull’idea dei “flussi musicali dell’uomo”, intesi non solo come trasmissione di onde sonore, ma come un passaggio più importante, fluido e circolare che coinvolge un cuore comune e unico tra artista, uomo, musica, movimento, arte e natura.
Allo stesso tema si ispirava il Concorso di Fotografia, contestuale alla Rassegna, vinto da Massimo Barberio.
Ora, il fatto che si sia aggiudicato il primo posto ma, per un misunderstanding, abbia saltato la premiazione, è solo una delle curiosità su di lui. Per scoprirne altre, l’abbiamo intervistato.
Domanda di rito: quando e da dove nasce il tuo interesse per la fotografia, come lo hai perfezionato (professionalizzato) e quali sono stati i momenti di svolta fino ad oggi?
Mi avvicino alla fotografia, come accade sempre per le svolte della vita, in maniera del tutto casuale, trovando una vecchia e preziosissima macchina fotografica lasciatami poi “in eredità spirituale” dal proprietario, entusiasta per i primi scatti che aveva visto.
Ho poi continuato soprattutto grazie a due persone, una è il mio vero ed unico maestro in quest’arte, parlo di Frank Dituri, che ha creduto in me vedendo cose che neppure io credevo possibili. Dell’altra non parlerò, ma ha avuto un ruolo ancor maggiore, perché me l’ha regalata, quest’arte, come una missione.
Come si evince dal tuo CV, due degli ultimi passaggi interessanti del tuo percorso, sono stati: la collaborazione come fotografo di produzione per il Primo Maggio e la partecipazione al Workshop, a cura di Francesco Zizola. Dove muoverai i prossimi passi?
I prossimi passi mi vedranno necessariamente nella vera city d’Italia, Milano, tappa inderogabile e necessaria, purtroppo, nella formazione di ogni creativo italiano. Con l’occhio necessariamente teso all’estero, dove c’è di certo molta più ricettività circa le forme d’arte ed i veri talenti. Per carità, non è il solito sparare a zero, anzi, qui di regola avvierò la mia prima attività, ma proprio perchè la voglio ai massimi livelli, devo necessariamente avere un respiro internazionale.
…E poi l’occhio attento di Francesco (Zizola), poi un libro e poi iniziare a consumare un po’ il passaporto. È il reportage la mia svelata ambizione.
Perché hai scelto questa foto in particolare per la Rassegna Argojazz e, in generale, qual è il criterio nella scelta degli scatti da proporre ai concorsi?
Beh i concorsi solitamente ti pongono di fronte a problematiche enormi: il tipo di concorso, la giuria, le motivazioni… quindi bisogna necessariamente partecipare solo a quelli cui si crede, e non ritagliare un lavoro da cucire appositamente… non tutto il mondo è un album di facebook.
In questo caso specifico, il tema parlava dei “flussi d’arte dell’uomo e della natura” e quindi l’opera (ennesigramma) che immortala uno scorcio di una città particolarissima e molto suggestiva come Trieste, e che ritrae a metà le sue due parti più romantiche, il molo ed il mare, mi sembrava mi desse i requisiti per farmi partecipare al Concorso Argojazz.
Come si può rendere una passione – così intima come la fotografia – un lavoro?
Quando incontri un maestro di spada, mostragli la tua arma. Quando incontri un uomo che non è un poeta, non mostrargli la tua poesia.
Credo stia tutto nel fare i conti con la propria etica e con quello che si decide di far uscire dal proprio cassetto (laptop).
L’arte richiede rispetto, così come la verità. Non mi interessa fare la morale, preferisco di gran lunga il pettegolezzo. So solo che ci sono in giro troppi “scattini” che si atteggiano solo per fare colpo, io quasi la nascondo la mia reflex quando vado in giro… poi la questione etica è enorme, ma credo davvero di non saperla affrontare a tal punto da poterla spiegare. Però l’ho capita, eh!
All’ultima domanda “La scelta della fotografia come forma d’espressione, ha a che fare col tuo essere introverso?”, Massimo ha risposto: “No comment…”.
Ed è giusto così, perché quando non senti di aggiungere qualcosa, un “no comment” può andar bene. Quindi… No comment.





Commenti
ambé. Milano pare sia una tappa “inderogabile e necessaria”, anche per uno come me che proprio non potrebbe definirsi un creativo. O forse si?
Piuttosto, grande Massimo.