Il bivio del consiglio: patto di stabilità o codice civile?

Rocco Passerotto

Le incertezze della Corte dei Conti, il cambio dei governi e la responsabilità amministrativa sullo sfondo.

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Oggi pomeriggio il consiglio è chiamato ad approvare, su impulso del Prefetto visto il non rispetto dei termini previsti dal ministero dell’interno, il bilancio di previsione per l’anno 2009.

Una parte della seduta sarà sicuramente dedicata alle opere pubbliche e ai vincoli sul tema derivanti dal patto interno di stabilità per il 2009-2011.

Nella foga della campagna elettorale è stato ricordato che la Giunta, nel mantenere gli impegni presi con gli elettori ha appaltato a partire dall’anno 2008 una serie di opere pubbliche. La questione che il Consiglio dovrà affrontare, si può semplificare in questi termini: pagando una parte delle opere pubbliche con l’avanzo di amministrazione si peggiora il saldo finanziario utile ai fini del rispetto del patto di stabilità interno. In questo modo il rispetto dell’obiettivo annuale – 16.351 € – appare difficile.

Si arriva così al bivio del consiglio: rispettare la norma – comma 12 dell’art. 77 bis del D.L. 112/2008 – che impone agli enti locali di approvare il bilancio di previsione di modo che “sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il patto [..] ” , oppure la regola del codice civile che impone al debitore di eseguire la prestazione dovuta?

La risposta è talmente ardua che a riprova si può notare come anche la Corte dei conti – Sez. Reg. di controllo per la Lombardia – sul punto vacilli.

Con deliberazione n. 66/2009 afferma come “le disposizioni normative [n.d.r. su citata] non possono essere né eluse né disapplicate”. Tuttavia con deliberazione n. 125/2009 solleva questione di legittimità costituzionale per il patto di stabilità interno per il 2007, con motivazioni estendibili al patto per il 2009.

Non rimane che evidenziare l’aspetto politico della vicenda: colpisce infatti il silenzio rumoroso della stessa maggioranza che non meno di due anni fa criticava aspramente il governo Prodi in ragione dei limiti posti dalla sua finanziaria ed oggi ovvero da luglio 2008, periodo di entrata in vigore del decreto legge 112, non riserva lo stesso trattamento ai vincoli (medesimi) posti dal governo Berlusconi.

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