Riorganizzare i controlli interni? No comment dalla maggioranza consiliare

Rocco Passerotto

Questa volta a farne le spese è l’art. 97 della Costituzione

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La mozione presentata dal centro sinistra “Riorganizzazione dei controlli interni” la dice lunga sulla produttività del consiglio comunale.

A fine Gennaio c.a. il consiglio sacrificò l’art. 53 della Costituzione.
Questa volta a farne le spese è stato l’art. 97.
Ricordando che la questione “direttore generale e controlli interni” l’avevamo sollevata su questo giornale circa un anno addietro, osserviamo che la mozione, andando al di là della nostra tesi, conteneva tre snodi che meritano altrettanti commenti.

Il primo riguardava il solito dilemma sui compiti del direttore generale. Controllo di gestione o nucleo di valutazione?

La mozione si schiera a favore della lettura coordinata degli art. 108 e 197 del Tuel dicendo controllo di gestione.
Non potrebbe essere diversamente se si considera che la redazione del piano dettagliato degli obiettivi né costituisce la prima fase.

Il secondo snodo riguardava i requisiti dei componenti degli organi di controllo interno. Modificare il disciplinare comunale e obbligare il Sindaco a nominare laureati in economia o chi ha esperienza decennale nella pubblica amministrazione pare una proposta condivisibile viste le funzioni da esercitare.

Il terzo imponeva al presidente del controllo di gestione di presentarsi in consiglio comunale per leggere il referto di gestione e, la relazione sullo stato di attuazione dei programmi. Un modo per dare un significato vero alle funzioni del controllo di gestione e un utile supporto al consiglio comunale.

Tuttavia sulla mozione e sui suoi snodi la silente (non è una novità) maggioranza comunale ha scelto la strategia del muro contro muro. Ma funziona? È lecito dubitarne.

Votare no solo perché il Sindaco ha letto una nota redatta dal direttore generale (poco opportuna visto che il d.g. era uno degli oggetti della mozione) che tra l’altro non toccava nemmeno tutte le proposte della mozione, lascia perplessi anche perchè così facendo si confonde il ruolo del consiglio con quello della giunta.

Evidentemente la maggioranza consiliare non ha capito che rinunciando ai diritti d’indirizzo e di controllo si abdica ai correlati doveri di verifica sprecando nel caso specifico, e non potrebbe essere diversamente se si nominano un perito e un geometra per effettuare il controllo di gestione, 20 mila euro.

Un vero peccato se è vero che, a proposito di inefficienze, la storia del “DURC” ha dimostrato come al dunque le abdicazioni possono essere molto più salate.

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Commenti

  • TestaRotta (utente non verificato)

    Bum bum bum