Il ritorno, per ora a tempo, dello Stato imprenditore

Rocco Passerotto

Sarebbe più importante la politica della concorrenza

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A giorni dovrebbe essere nominato il comitato promotore della Banca del sud della quale gli enti locali, come il nostro Comune, potranno esserne soci fondatori insieme al Tesoro.

Così la “bancarizzazione” del sud, architrave ideologico del Tremonti pensiero sulla questione meridionale, riprenderà, seppur con rilevanti modifiche, dopo lo stop imposto dal governo Prodi al percorso iniziato con l’art. 54 del d.d.l. 3.10.05.

L’idea, talmente chiara nelle sue grandi linee, è la seguente: evitare il drenaggio di depositi, addebitato alle banche del nord, per <<finanziare lo sviluppo economico e favorire la crescita>> del mezzogiorno (art. 6 ter del d.l. 112/08).

Ancorché condivisibile, l’affaire “Banca del sud”, fa riflettere perchè implicitamente ritiene inadeguato il contributo economico delle popolari e delle cooperative del credito meridionali, soggetti che con tre sportelli su dieci ad Acquaviva fanno la loro parte nel permettere che, al 31.12.07, i finanziamenti degli sportelli all’economia acquavivese (294 mln) superino di gran lunga i depositi dei correntisti (162 mln).

Una statistica che, peraltro, rivaluta anche il ruolo degli sportelli delle banche del nord e che, ridimensiona quello che potrebbe avere la Banca del sud nell’economia acquavivese visto che ad Acquaviva non si registra l’effetto drenaggio.

È chiaro che dal 31.12.2007 ad oggi molte cose sono cambiate. Tuttavia non tutto il male è venuto per nuocere. Se le principali banche emetteranno obbligazioni speciali sottoscritte dallo Stato, l’impegno, secondo un protocollo e sotto osservazione dei prefetti, ad assicurare credito a PMI e famiglie contribuirà ad esorcizzare la restrizione del credito verso il quale Regione e Cofidi Puglia fanno già la loro parte.

Rimane quindi una questione: dei dieci sportelli presenti ad Acquaviva, due fanno riferimento ad Unicredit e altri due a Monte dei Paschi di Siena.

La sorpresa, dovuta al fatto che le fusioni Unicredit-Capitalia e MPS-Antonveneta non hanno portato alla riduzione degli sportelli, va di pari passo con la diminuzione della concorrenza.

È in questo contesto che, fermo restando la considerazione della competizione tra operatori bancari come bene supremo, dovremo sperare nelle cooperative e nel banco posta, attori economici che, nella nostra cittadina, saranno ancora più importanti se costituiranno una seconda gamba della politica, più industriale che regolatoria, della concorrenza bancaria.

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