Mafia e legalità, se ne discute ad Acquaviva

Francesco Radicci

Pistilli: «Argomenti di costante attualità». Il criminalista Cagnazzo: «Sistema mafioso mai debellato».

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«Mafia e legalità sono argomenti di costante attualità che interessano e coinvolgono l’intero tessuto sociale.

Appuntamenti come quello di oggi servono ad educare i più giovani e imprimere consapevolezza anche in chi, per ragioni anagrafiche, non ha vissuto particolari momenti della nostra storia.

Le nuove generazioni devono imparare che non vi è collettività se viene meno il rispetto delle leggi».

Così il sindaco di Acquaviva, Francesco Pistilli, intervenuto giovedì scorso al seminario cittadino ‘Conoscere le mafie – Ricostruire la legalità’, nel corso del quale è stato proiettato un filmato-documentario in memoria dei Magistrati Falcone e Borsellino.

«Sono stati anni bui, preoccupanti e difficili – ha detto Pistilli riferendosi a quel periodo – in cui avevamo persino chiuso le porte della speranza, ma siamo stati capaci di reagire e risalire la china.

Occorre capire che non può esserci uno Stato se esso prescinde dal rispetto della legalità, e che è necessario avere un punto di riferimento unico. In questa prospettiva – ha concluso il sindaco – dobbiamo mettere da parte le cose che ci dividono e indirizzarci verso quelle che ci uniscono».

L’incontro, tenutosi presso l’auditorium del Liceo ‘Don Milani’, è stato organizzato dall’Università della Terza Età, insieme allo stesso Liceo e ad altri Istituti di Istruzione Secondaria Superiore del territorio, con la partecipazione dell’Ute di Cassano e il patrocinio del Comune di Acquaviva.

«La scuola ha anche il compito di recuperare il concetto di legalità – ha spiegato il presidente dell’Ute acquavivese, Marilena Chimienti – e questo seminario fa parte del nostro percorso e progetto educativo”.

Ospite e relatore d’eccezione, il criminalista pugliese Michele Cagnazzo, autore del libro inchiesta ‘Mafia, una guerra senza confini’, recentemente intimidito dalla criminalità organizzata.

«Il sistema mafioso – ha avvertito – non è mai stato debellato perché insito nel nostro modo di fare. Abbiamo inferto duri colpi ma la mafia non è affatto morta perché trova terreno fertile in abitudini consolidate: comincia con l’accettazione di corruzione e clientelismo.

La richiesta del cosiddetto ‘pizzo’ non viene denunciata come si dovrebbe, inoltre esiste confusione tra diritti, doveri e favori.

Tutto ciò mentre le periferie continuano ad essere abbandonate a se stesse e quindi potenziali fucine di manovalanza malavitosa.

La vera mafia – ha continuato – non è solo quella de Riina e Provenzano ma va ricercata nei quartieri alti della nostra classe politica e imprenditoriale.

Per esempio, le stragi di via d’Amelio e Capaci hanno esecutori mafiosi ma trovano mandanti nella vecchia e nuova Repubblica e lo dimostrano indagini insabbiate e fascicoli spariti dalle procure: quando si sale ai piani alti, la giustizia si blocca.

Lo Stato attacca la mafia solo quando questa vuole comandare, invece di stare ai patti.

I vari Riina vengono arrestati e passano ma il sistema che li produce resta. Gran parte delle colpe – ha concluso il criminalista – sono da addebitare anche ai mass media che privilegiano altri tipi di informazione.

Pochissimi sanno della sparizione di una agenda rossa del giudice Borsellino in cui erano annotati numerosi nomi di spicco e si dice che chi ce l’abbia ricatti da tempo la classe politica.

Ma i programmi televisivi più influenti parlano di altro e così sappiamo poco o nulla di quell’agenda e tutto sul pigiama della Franzoni».

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Commenti

  • lukyluky (utente non verificato)

    Ho avuto la fortuna di partecipare al seminario. Sono rimasto molto soddisfatto, ho conosciuto una persona che onora la gente del sud. Uno di quei personaggi che lottano, senza reticenze e infingardamenti, uno di quei eroi moderni che ci fanno ancora sperare che qualcosa si possa ancora fare. Ho comprato il suo libro, e naturalmente si sta rivelando una fonte a cui abbeverarsi. Grazie Dr. Cagnazzo.