Chiosa sulla bocciatura della mozione ICI

La mancata unità di indirizzo sullo sfondo della mozione
“Il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo” recita l’art. 42 del Tuel. Aggiunge l’art. 27 dello Statuto che “Il Consiglio comunale è il massimo organo rappresentativo della Comunità Acquavivese, ne esprime la volontà, ne promuove lo sviluppo, ne cura gli interessi”.
Purtroppo, nonostante sia previsto debba lavorare unitariamente, i consiglieri comunali preferiscono la netta divisione tra maggioranza e opposizione. Poi, in presenza di strani accadimenti (come quelli recenti) il motto diventa “collaborare, andare tutti nella stessa direzione per riportare la politica al ruolo che le compete”.
Ebbene, cosa accade quando il massimo organo rappresentativo della comunità si mette alla prova?
A Dicembre 2008 un gruppo di consiglieri propose di modificare il regolamento ICI per estendere il regime fiscale “prima casa”, al comodato gratuito effettuato tra parenti di secondo grado a patto che per il comodatario l’abitazione in oggetto sia da considerarsi principale.
Una mozione che. come già spiegato. ha una certa nobiltà fiscale. Nonostante ciò, sulla questione si è assistito a due discussioni consiliari surreali.
La prima si è incentrata sulle dichiarazioni dell’assessore al bilancio che ha detto: «(I) la modifica non è permessa [ndr. l’art. 59 comma 1 lettera e) D.Lgs n.446/97 smentisce l’affermazione]; (II) questa poi, accentuerebbe il problema derivante dal mancato introito dell’importo ICI 2008 sulla prima casa che il governo Berlusconi ha esentato agli acquavivesi (l’assessore parla di una perdita di gettito di 700.000 €); (III) effettuata la modifica nessuno
più pagherebbe l’ICI».
Il consiglio, registrata questa posizione, decise di rinviare per maggiori approfondimenti ad un’altra seduta consiliare.
Nel consiglio successivo però, riproposta la mozione, l’assessore ha mantenuto la sua linea e dopo circa 10 minuti il consiglio vota la mozione senza che si sia registrata una discussione di rilievo sul tema. Morale della favola: mozione bocciata.
Insomma, la lotta fra guelfi e ghibellini sacrifica i principi costituzionali dell’uguaglianza (fiscale) e della capacità contributiva, del riconoscimento del ruolo della famiglia nel nostro tessuto economico, con ciò dimostrando la nebulosità delle proposte di collaborazione tra parti politiche prese (forse) dal timore che si affievolisca il senso di appartenenza dei propri tifosi.





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