Il Miulli e le sue partecipate

Chance o pericolo?
Il batti e ribatti del 2008 sulla “questione Miulli” si è chiuso senza che, sul modello di amministrazione, sulla trasparenza, sul bilancio e sull’immobile di Via Maselli Campagna, si sia trovato un punto d’intesa che soddisfi i portatori d’interesse.
Tra l’altro, anche l’ultima questione in ordine cronologico del 2008, “tredicesima e stipendio”, è divenuta un’altra ghiotta occasione per aumentare la confusione sul debito e sul risultato economico dell’Ente.
Insomma, col passare del tempo i casi si sgonfiano, i problemi di fondo restano e il trait d’union diventa il solito stupore ad orologeria nonostante il Miulli, la più grande entità economica per dipendenti del nostro Paese, meriterebbe un diverso approccio. Approccio che potrebbe riguardare le partecipazioni di proprietà dell’Ente.
Il Miulli è infatti socio fondatore con una quota del 55% di Hipakòe S.r.l. che a sua volta partecipa, da holding vera e propria, altre società a responsabilità limitata affidatarie di servizi ospedalieri cosiddetti accessori.
Questo modo di procedere ha scatenato i dubbi di molti: “strano e lucroso affare” per il nostro primo cittadino; inibisce la ricerca di “modalità concorrenziali di maggiore convenienza per l’Ospedale” a detta del Comitato cittadino per l’ospedale Miulli.
La piattaforma rivendicativa delle rappresentanze sindacali dei lavoratori si interrogava sulla “liceità ed utilità delle presenza……di partecipate”; “falsa esternalizzazione” si legge nell’interrogazione, datata 7.1.08, del consigliere regionale Borraccino all’assessore alla sanità Tedesco.
Tuttavia, ad esclusione della scelta del socio, aspetto sul quale solo i rappresentanti del Miulli possono fornire ulteriori delucidazioni, l’affaire “partecipate” pare chiaro e trasparente sia perchè ricorda il meccanismo della società mista degli art. 113 e seguenti del Tuel, sia perchè queste società essendo soggette alla pubblicazione del bilancio, a differenza del Miulli, non possono godere di una sorta di cono d’ombra.
Quindi su questo fronte, sarebbe stata forse più discutibile una esternalizzazione totale e la rinuncia a partecipare agli utili prodotti in regime di monopolio.
D’altra parte sui servizi ospedalieri, soprattutto perché gli stessi non fanno parte del core business, è lecita una riflessione: chi ritiene estremi i mali del Miulli e di conseguenza, estremi i rimedi, perché non considera la partecipazione in Hipakòe come possibile oggetto di una cessione conveniente?
Su questa eventualità è meglio precisare qualcosa. Innanzi tutto si dovrebbe verificare la possibilità di attribuirsi, con modifica del contratto sociale poteri amministrativi speciali (per esempio un potere di veto sull’aumento dei prezzi legati ai servizi).
Comunque sia, anche rinunciando ai poteri amministrativi predetti, procedere alla cessione, mantenendo una partecipazione simbolica, permetterebbe al socio Miulli di sfruttare i poteri di informazione ex art. 2477 Cod. Civ..
Ecco come rendere ancora più dolce l’incasso del premio per il controllo.





Commenti
alla faccia dei “poveri imfermi” descritto sullo statuto originale del miulli…….. Ora quel che conta sono gli utili… vero gestori????
Ebbene sì. A noi i soldi ci piacciono assai. Alla faccia vostra. Tiè