Una poltrona per due

Il primo non eletto di AN promuove la decadenza del suo collega di partito Abrusci
Acquaviva delle Fonti ha una nuova segretaria comunale, Giacinta Sinante Colucci, presentata alla cittadinanza nel consiglio comunale di lunedì scorso dal Sindaco e dal Presidente dell’Assise, con gli auguri e l’auspicio di imparzialità e disponibilità espressi da tutti i consiglieri.
Non sono le novità, come questa, a tenere banco nel dibattito politico-amministrativo del paese, bensì questioni che risalgono all’insediamento dell’attuale amministrazione.
Il 3 Dicembre il signor Alessandro Longo, candidato consigliere per Alleanza Nazionale alle passate elezioni comunali e primo dei non eletti della sua lista, ha promosso presso il comune, il Prefetto e il Ministero dell’interno un’azione popolare in base all’art.70 del testo Unico degli enti locali, intimando il consiglio comunale ad accertare l’incompatibilità di Vito Abrusci con la carica di consigliere comunale e la sua decadenza, in quanto parte contrapposta al Comune in due giudizi amministrativi tuttora pendenti (art. 63 comma 1, n.4 D.Lgs n.267/2000).
Lo stesso Testo Unico prevede, in questi casi, che il consiglio comunale, accertata (su votazione) la causa d’incompatibilità, inviti l’interessato a rimuovere la predetta entro i successivi dieci giorni, pena la dichiarazione di decadenza.
La questione però, come già anticipato, ha radici nella primavera del 2006 quando, all’insediamento del consiglio, l’opposizione sollevò l’incompatibilità, che venne respinta dalla maggioranza, dietro la promessa dell’attuale Presidente del consiglio a dare mandato al proprio legale di rinunciare ai propri interessi davanti al Tribunale amministrativo ed al Consiglio di Stato.
Sviluppi e novità non ce ne furono fino al 4 settembre dello stesso anno, in cui i segretari dei partiti di centrosinistra ricorsero al giudice civile per l’accertamento e la declaratoria di decadenza, che il tribunale ordinario di bari accolse.
La sentenza però non diventò esecutiva, in quanto il consigliere Abrusci ricorse in appello il 14 dicembre successivo, avviando un giudizio di secondo grado tuttora in corso.
Da qui allo scontro di lunedì pomeriggio tra maggioranza e opposizione attestatesi su posizioni che, apparentemente, difficilmente si sarebbero potute immaginare.
Il centrodestra, per voce dei consiglieri Pastore, Mastrorocco, Ferrulli e del primo cittadino chiedendo l’applicazione letterale del decreto legislativo del 2000 nonché della diffida del Longo, si imponeva, nonostante la “difficile posizione, come tra l’incudine e il martello”(Pastore), di intimare al proprio alleato la rinuncia ai giudizi in corso in alternativa alla carica consiliare.
Il centrosinistra si indignava, affermando l’esistenza dell’incompatibilità, sotto il profilo giuridico, sin dal primo giorno di mandato, marcando il proprio percorso sulla vicenda (opposizione alla convalida dell’elezione, ricorso al tribunale civile per mano dei propri segretari e attesa della sentenza della corte d’appello) e accusando la maggioranza di voler risolvere semplicemente una diatriba interna al partito di Fini, in sede istituzionale.
Attacco respinto dal Sindaco, che ammette sia l’esistenza delle cause d’incompatibilita “che c’erano e ci sono” sia la propria buona fede nei confronti dell’iniziale promessa di rinunciare alle cause pendenti da parte del diretto interessato.
La diatriba politica viene invece negata dal più giovane consigliere di AN secondo cui “I problemi partitici sarebbero stati già risolti molto prima” con la riconoscenza della legittimità della richiesta del candidato Longo e ricordando a tutti la necessità di tutelare prioritariamente gli interessi dell’Ente, preoccupato anche dalla paventata possibilità espressa, mal interpretando il concetto e l’efficacia delle sentenze civili sugli atti amministrativi di un consiglio comunale, dal cons. Mastrorocco che una sentenza della corte d’appello che confermi la sentenza di primo grado del Tribunale di Bari, possa invalidare le deliberazioni comunali prese precedentemente.
Posizioni politiche a parte, ci si accingeva quindi a mettere in pratica la legge dei numeri, cioè la votazione sull’accertamento della causa d’incompatibilità, quando il capogruppo PD, Dinapoli ha chiesto la verifica del numero legale: venendo questo a mancare con l’uscita dall’aula dei consiglieri di minoranza, il presidente pro tempore, Mastrorocco è stato costretto, dopo i 15 minuti di sospensione, a dichiarare deserta la seduta.
Vito Abrusci rimane quindi il leader dell’assise, con una maggioranza però che ne chiede, umilmente, la testa ( non si capisce perché non avendo rinunciato alle cause contro il Comune 2 anni fa, dovrebbe farlo ora) ed il centrosinistra che fa ostruzionismo, in attesa della sentenza di secondo grado e magari, anche di ulteriori strappi all’interno dell’opposta coalizione.





Commenti
abrusci ricopre un posto ke nn dovrebbe essere suo…lo si sa da tempo e da tempo si doveva agire…sicuramente alessandro longo sarà meglio di abrusci: il primo è un giovane intelligente e capace, il secondo è solo legato alla poltrona…l’opposizione e dinapoli in primis nn si smentiscono mai: mi kiedo cm ci sia ancora gente ke li segua…
Dalla vicenda Abrusci ne esce male sia la maggioranza che la minoranza. Oggi la destra fa finta di non vedere quello che ieri anche la sinistra, quando era maggioranza,faceva finta di non vedere. Così, purtroppo, Acquaviva va a fondo.
Decisamente la più imbarazzata di tutti era la nuova Segretaria Generale, che peccato… non ci sono più i segretari di una volta.