La crisi e gli sportelli bancari acquavivesi

Quale futuro e quali rischi?
Capire se la crescita economica nasca in banca piuttosto che altrove è impresa ardua. Non è però altrettanto arduo affermare che senza banche, una economia di mercato non va da nessuna parte.
Acquaviva è uno dei Paesi in Puglia che vanta il maggior numero di sportelli bancari per abitante. Ben 10 sportelli contro una media dell’aria barese di 3,5. Forse non a caso era al 32mo posto nel 2004 come Prodotto interno lordo su un totale di 258 comuni pugliesi.
La performance acquavivese in termini di Pil pro-capite (15.876 €) è risultata migliore di tutti i comuni limitrofi (ad eccezione di Santeramo in Colle) e anche di altri considerati di un altro pianeta.
Ecco perché, anche se siamo in attesa di consultare gratuitamente i dati sul Pil 2007 prodotti dall’Osservatorio Banche-Imprese, visto che di acqua sotto i ponti ne è passata, è utile domandarsi se e come, la crisi che stanno vivendo alcuni istituti bancari e l’economia reale si propagherà sugli sportelli e sull’economia della nostra cittadina.
Insomma le 7.000 famiglie e le 2.300 aziende che occupano 15.000 persone meritano un’analisi specifica.
Il punto è che compiere un’analisi specifica è arduo. Ecco perché abbiamo deciso di fare questa ed altre domande a due banchieri tipici del nostro Paese.
Due direttori di banca che conoscono (o dovrebbero conoscere) la nostra realtà e darci delle delucidazioni preziose e specifiche.
La scelta, non casuale, è caduta sui direttori della BCC di Cassano delle Murge e Tolve e su quello dell’Unicredit Group.
Sono infatti due direttori che per legge sono agli antipodi.
Il primo persegue, invece che la remunerazione del capitale, il servizio al socio e al cliente nel quadro di una gestione prudente delle risorse senza utilizzare derivati. Per questo lo chiameremo il direttore mutualistico.
Il secondo invece fa parte di un gruppo bancario che: persegue la remunerazione del capitale avendo come primo principio la creazione di valore degli azionisti della banca; non rifiuta l’utilizzo dei derivati. Per questo lo chiameremo il direttore globale.
Se in seguito alla crisi ci sarà una sorta di ritorno all’antico pare che il banchiere mutualistico sarà avvantaggiato.
Egli possiede per legge quello spirito che dovrà animare l’attività bancaria futura: il radicamento territoriale come chiave di volta per il successo economico.
Ma, come si è detto in precedenza, tutto ciò è una semplice impressione.
Impressione che, insieme all’analisi specifica della nostra realtà sarà materia sulla quale si esprimeranno i direttori.





Commenti
Proprio in questi giorni mi sono rivolto agli antipodi direttori dei mensionati istituti di credito. Beh, la BCC mi ride che i POR sono già chiusi, l’Unicredit mi risponde cosa sono i POR?
Queste sono le realtà bancarie.. Ignoranti o titolari per gli amici commercialisti? Date voi una risposta..
soloio..il tuo nickname la dice già lunga..!! il problema che si sta affrontando è di natura macroeconomica e nn si può ridurre ad una qualunquistica discussione sulle competenze di questo o di quel bancario..va a finire poi che il puntuale TINAPICA inizia a tirare l’acqua al suo mulino….
La trasmissione Report di RAI3, lo scorso anno affronto il rpoblema dei derivati che le banche collocarono sul mercato e che convinsero la metà dei comuni italiani ad acquistare… bhe la trasmissione si concluse con una riflessione “Di questo passo si arriverà al fallimento dell’economia mondiale”, e così sta succedendo… Comuni italiani che sono sul crak finanziario per aver fatto questi acquisti, (acquistare debiti di altri per poi non guadagnare mai)
Giusto Ambeo, ed è per questo che poi arrivano i fallimenti… se c’è ignoranza da parte dei direttori figuriamoci cosa fanno passare ai propri clienti, prodotti ed investimenti non all’altezza dell’investitore… e poi ci ritroviamo i “derivati” che hanno affossato l’economia mondiale…
devo dare atto ad “anbeo” che ha pienamente ragione: il livello delle banche locali, ne conosco la maggior parte (quindi non posso parlare per tutte, per onestà), è decisamente MOLTO BASSO. Ma credo che anche molti professionisti dovrebbero rivedere il loro grado di conoscenza: ne guadagnerebbero sopratutto i loro clienti e la loro cultura e non essere alla mercè di gente ignorante.
nuovo_07 questo articolo di Passerotto ci sta , eccome.Penso che gli acquavivesi, come milioni di cittadini italiani, sono bramosi di avere delucidazioni sull’argomento.Inoltre il giornalista dichiara che intervisterà due direttori di Banca.Se pensi che questo pezzo non ci sta, vuol dire che sei direttamente interessato.O sbaglio?
non capisco il senso di questo articolo…Passerotto mio..stai perdendo colpi??
3 – suggerisco un’indagine tra le banche presenti ad Acquaviva con la formulazione di tre domande: 1) possono, le imprese appena avviate, avere accesso al credito?; 2) a quali costi?; 3) qual’é il costo medio per un’impresa che chiede un finanziamento per investimenti e per liquidità?. Vedrà, dott. Passerotto le risposte saranno molto interessanti e piene di sorprese. Buon lavoro.
2 – Basilea 2 ha previsto accantonamenti che le BCC hanno maggiori difficoltà a fare e quindi il tasso debitore per le imprese, sopratutto quelle piccole, sarà decisamente più alto della media. La liquidità diminuisce ed i costi salgono: le BCC hanno capito la problematica solo dopo la verifica della semestrale di cassa. Oggi avere credito è sempre più difficile ed ancora più difficile dalle piccole banche.
Purtroppo, per Santeramo, la situazione è cambiata di molto ed in peggio: la crisi del salotto era ancora di la da venire, nel 2004. Per Acquaviva, il dato era rimasto fino al 2006 ampiamente positivo e sta peggiorando a vista d’occhio: attualmente stiamo scendendo di diverse posizioni. Non credo che il banchiere mutualistico sarà molto avantaggiato.
Un tipo 150 anni fa ci aveva avvisato su come sarebbero andate le cose…
Questa crisi dovrebbe far riflettere un po’ di più sulle politiche economiche degli ultimi 20 anni che ci hanno portato a questo disastro. Ricordo inoltre che pensare anche minimanente alla nazionalizzazione delle banche e all’intervento statale neanche un anno fa sarebbe stata una bestemmia al buon senso… ed ora??