Da Acquaviva al Parlamento: intervista a Matteo Colaninno

Elena Vitina Tocci

Figlio di Roberto presidente della Cai, è un imprenditore e un politico, ma soprattutto un uomo che non dimentica le sue origini meridionali.

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Suo nonno Guido si trasferì a Mantova da Acquaviva per ragioni di lavoro. Era nell’esercito e l’intera famiglia Colaninno lasciò la terra calda del sud alla volta della città dei Gonzaga.

Matteo Colaninno, figlio di Roberto presidente della Cai (la cordata di imprenditori che sta acquistando Alitalia) è un giovane imprenditore e un politico, ma soprattutto un uomo che non dimentica le sue origini meridionali.

Per tre anni, sino a febbraio 2008, è stato Presidente Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria e Vice Presidente di Confindustria. Attualmente è uno dei più importanti imprenditori italiani e copre il ruolo di vicepresidente della Piaggio.

E’ entrato in politica su richiesta del segretario nazionale del Pd, Veltroni, ed è stato nominato nelle elezioni del 13 e 14 aprile.

Un uomo carismatico e che, per  le sue competenze economiche, è stato scelto dal Segretario nazionale del Partito Democratico come responsabile dello Sviluppo economico, nel secondo governo ombra della storia d’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il parlamentare del Pd e gli abbiamo posto alcune domande sia su alcuni temi caldi dell’attualità sia sulle sue origini acquavivesi.

In base alle sue esperienze da imprenditore, quali sono, secondo lei, le chiavi dello sviluppo imprenditoriale del Mezzogiorno?

Il Mezzogiorno può rappresentare l’unico vero potenziale di crescita e di sviluppo della competitività del sistema economico italiano. Lo dico nella consapevolezza che attraversiamo una fase difficilissima, non solo per il Mezzogiorno, non solo per l’Italia, ma purtroppo anche per l’Europa e per una parte consistente dell’economia mondiale.

Stiamo vivendo una crisi che nasce dal mercato immobiliare americano. Molto probabilmente questo crollo deriva da un modello sociale sbagliato su cui è fondata l’economia americana: vivere, spesso, al di sopra delle proprie possibilità.

La “turbo-finanziarizzazione” del credito al consumo, la spinta della leva finanziaria sul mercato immobiliare, rappresentano di fatto questo modello sociale ormai al collasso, le cui conseguenze purtroppo colpiscono oggi anche noi italiani.

Il Mezzogiorno, come dicevo, può rappresentare un grande potenziale. Tuttavia, c’è un grande lavoro da fare affinché il nostro Sud riesca ad attrarre investimenti, poiché solo in questo modo si potranno creare iniziative imprenditoriali di investitori istituzionali stranieri.

Aldilà del turismo, ritengo che il Mezzogiorno possa esprimere qualcosa in più sia in ambito culturale, che soprattutto in termini di sviluppo industriale.

Ricordo, ad esempio, che in Sicilia alcune imprese particolarmente impegnate nel campo delle tecnologie e dell’informatica hanno realizzato importanti investimenti con risultati eccellenti. Quindi, il Mezzogiorno non solo come luogo di attrazione del turismo, ma anche come territorio dal grande potenziale di sviluppo economico.

La ricerca, la scuola, l’innovazione devono essere sempre di più il pilastro fondante di una società, come quella italiana e come quella del Mezzogiorno, che intenda partecipare all’integrazione mondiale dell’economia. Ciò può avvenire non tanto ingaggiando una battaglia sul fronte del contenimento dei costi di produzione, rispetto alla quale saremmo comunque perdenti, quanto piuttosto sulla capacità di spostarci verso segmenti produttivi dalla specializzazione e dal valore aggiunto più elevati.

Tuttavia, questa strada è percorribile solo se alle spalle è presente un Paese che investe nella ricerca, nella scuola, nello sviluppo. Da rappresentante parlamentare, non mi pare invece di cogliere segnali in tal senso da parte del Governo di centrodestra. Al contrario, la scure che si sta abbattendo sul mondo della scuola e sull’università rischia di penalizzare fortemente lo sviluppo economico dell’Italia, e del Mezzogiorno in modo particolare.

Quindi non condivide la riforma del Ministro Gelmini?
Non condivido l’impostazione che la anima, che fino a questo momento ha generato un dibattito umiliante: grembiulino sì, grembiulino no. Parto dal presupposto che occorra pensare alla scuola come a un luogo in cui si eleva la capacità culturale delle future generazioni e dove si preparano i giovani ad una esistenza al passo con il mondo attuale.

Tutti noi, chi più chi meno, ci siamo confrontati con giovani olandesi, tedeschi, francesi e oggettivamente loro sono più preparati di noi: conoscono meglio le lingue, dispongono degli strumenti informatici con molta più disinvoltura, hanno una preparazione diversa.

Il dibattito sulla scuola, a mio avviso, ha progressivamente perduto peso, fino a diventare sterile, centrato com’è sulla ricerca spasmodica di consenso. Quello che emerge con chiarezza, intanto, è che alla scuola sono stati tagliati 8 miliardi di euro. È un dato frustrante, che rispecchia l’immagine di un Paese che ha deciso di non investire sul suo futuro.

Sud e federalismo. Qual è la sua opinione in merito?

Devo dire che sono stato sempre scettico di fronte al forte desiderio che anima alcune parti politiche su questo tema. Probabilmente, è anche un’idea positiva il tentativo di creare un sistema istituzionale dei diversi livelli di governo che possa aiutare, attraverso il principio della concorrenza fiscale tra i territori, a spendere meglio le risorse scarse di cui lo Stato dispone.

Se questo è l’obiettivo, allora penso possa essere condivisibile, tenendo tuttavia ben saldo il principio della solidarietà, con cui tra l’altro si apre la nostra Costituzione. Dal mio punto di vista, non è accettabile un federalismo nato in un processo politico discriminante tra chi ha e chi non ha.

Può avere significato, invece, un federalismo solidale e sociale, che induca ad impiegare le risorse in modo più efficace ed efficiente e che tenda la mano a chi non ce la fa. Non può essere condiviso l’approccio intestino e brutale di contrapporre un’Italia rispetto ad un’altra. Abbiamo bisogno di maggiore unità, non di ulteriore divisione e contrapposizione.

Ritiene che sia meglio fare l’imprenditore o il politico?
Ho fatto una scelta dettata dalla passione. Mio padre è un grande imprenditore, un imprenditore di prima generazione che ha compiuto percorsi straordinari. Io ho avuto la fortuna di vivere diverse iniziative imprenditoriali.Poi ho scelto di abbracciare il progetto del Partito Democratico e di candidarmi al Parlamento. Oggi ho il privilegio di far parte del Governo Ombra del PD come Ministro dello Sviluppo Economico.

Qual è il suo rapporto con Acquaviva delle Fonti? Il suo ricordo più bello?

Il mio rapporto con questa città deriva dal fatto che la mia famiglia ha qui le sue origini. Mio nonno, infatti, era originario di Acquaviva , poi si trasferì a Mantova per la sua attività: lavorava nell’esercito. Ricordo di aver partecipato diverse volte, durante l’infanzia, alla festa del Patrono di Acquaviva all’inizio di settembre: la gente in processione, la banda, i fuochi d’artificio… una bella atmosfera, insomma.Sono queste le immagini che sono rimaste particolarmente impresse nella mia memoria, ricordi nitidi, anche se purtroppo lontani, poichè non torno ad Acquaviva delle Fonti oramai da vent’anni.

Che cosa consiglia ai giovani di Acquaviva che vogliono trovare lavoro?
Il primo consiglio che darei ad un giovane è di ascoltare se stesso, di studiare e di applicarsi rispetto a ciò che sente dentro.
Vivere i tempi della globalizzazione non è facile.

Bisogna studiare ed attrezzarsi più di quanto si potesse immaginare rispetto a qualche anno fa. Oggi lo studio è il grande capitale che ciascun giovane può portare con sé. La società ha bisogno di operai, ingegneri, elettricisti, medici, idraulici, avvocati. Ciascuno deve seguire la propria vocazione.

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Commenti

  • avangardista (utente non verificato)

    Si ma questo titolo? Che c’entra Alitalia ? mhà…

  • lorenzolorenzo (utente non verificato)

    bella intervista, speriamo che colaninno non si dimentichi di Acquaviva però..

  • skill1983 (utente non verificato)

    alitalia centra eccome.Il padre roberto è nella cordata con la società Immsi e il figlio che ne è amministratore delegato è nel contempo anche ministro ombra.
    ma nel codice etico (sez resp.personale e autonomia p.) del Pd non c’era scritto che s’impegnavano a non prendere incarichi in imprese di interesse finanziario per evitare conflitti d’interesse?

  • skill1983 (utente non verificato)

    a completamento dell’intervista sarebbe stato bello aggiungere anche questo video:

    http://it.youtube.com/watch?v=N9UT9-Svhzc&eurl=http://www.pieroricca.org/2008/09/10/colaninno-nessun-imbarazzo/

  • TestaRotta (utente non verificato)

    Anche Acquaviva ha il suo uomo da conflitto d’interesse!

  • terryon83 (utente non verificato)

    la CAI ringrazia per gli abnormi aiuti statali (dunque di tutti i contribuenti) per una società che ha rifiutato la partecipazione pubblica (ad esem. regione Lazio)…è una vergogna!

  • lorenzolorenzo (utente non verificato)

    non potrebbe aprire una succursale piaggio da queste parti?

  • eustachio (utente non verificato)

    non mi può regalare una Vespa? grazie.

  • soloio (utente non verificato)

    che ridere eustachio, però quasi quasi poteva…