La CGIL Acquaviva dice no alla finanziaria

Elena Vitina Tocci

Da Acquaviva saranno un centinaio, tra lavoratori, dipendenti, giovani e pensionati a partire e gridare il loro no ai provvedimenti del Presidente Berlusconi.

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I tagli che il Ministro Tremonti sta operando nei confronti dei finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo e alla povertà lascia tutta la sinistra e il centro sinistra acquavivese, come quello nazionale, attonito.

Il ministro del tesoro, infatti dimezzando i fondi, non farà rispettare all’Italia gli accordi con le Nazioni Unite che riguardano l’istruzione universale, la fame nel mondo, l’Aids, la mortalità infantile, l’uguaglianza di genere, la salute materna, la sostenibilità ambientale.

Ma la finanziaria che il governo Berlusconi sta attuando non lascia indifferente neanche la CGIL che oggi a Bari manifesterà contro i provvedimenti governativi.
Da Acquaviva, fanno sapere, saranno un centinaio, tra lavoratori, dipendenti, giovani e pensionati a partire e gridare il loro no ai provvedimenti del Presidente Berlusconi.

“La manifestazione – ha affermato il Coordinatore della Camera del Lavoro della CGIL di Acquaviva, Luca Dinapoli –è stata indetta dalla CGIL contro le scelte che il Governo sta attuando dal suo insediamento e che stanno vanificando gli accordi sottoscritti da CGIL-CISL-UIL, con il Governo Prodi.

In particolare – afferma il consigliere del PD – le scelte del governo non guardano alla riduzione del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, che a causa dell’alto tasso d’inflazione riducono i consumi delle famiglie a reddito fisso. In questo modo non si combatte l’evasione fiscale e contributiva e aumenta il precariato.

Inoltre – continua Dinapoli – si tagliano più di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, colpendo un settore fondamentale per lo sviluppo di una Nazione, con il conseguente taglio di 150.000 posti di lavoro.

Si tagliano i diritti sul mercato del lavoro, l’orario e la contrattazione a partire da quella nazionale. si svuotano le misure su salute e sicurezza.

Si tagliano pesantemente le risorse per la sanità e il sistema della sicurezza sociale. Ciò porterà alla riduzione delle prestazioni, a nuove diseguaglianze e alla crescita del disagio sociale e dell’emarginazione. Si nega l’integrazione degli immigrati varando provvedimenti xenofobi.

Si tagliano gli investimenti e le infrastrutture, penalizzando così il Mezzogiorno e l’occupazione.

Si tagliano pesantemente le retribuzioni dei lavoratori pubblici e della conoscenza. Si vogliono rinnovare i contratti con risorse inferiori all’inflazione programmata che è notevolmente inferiore a quella reale (1,6 rispetto al 3,8), Si cancella la stabilizzazione dei precari. Con i forti tagli alle pubbliche amministrazioni si riducono i servizi pubblici ai cittadini.

Queste sono le motivazioni principali – conclude l’esponenente del partito all’opposizione – che hanno spinto la CGIL alla mobilitazione dei lavoratori: per evitare un’assuefazione ai continui attacchi alle tutele e ai diritti dei lavoratori e dei cittadini ivi compresa la salvaguardia dell’unità della nazione e il valore antifascista della nostra Costituzione “.

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