Welfare comunale: yes, we can

Rocco Passerotto

Peccato per la solita differenza nord/sud.

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Puntualmente l’ISTAT e l’Osservatorio SPI-CGIL, dando conto dei bilanci comunali, forniscono indicazioni sull’utilizzo della leva fiscale e dei trasferimenti da parte dei sindaci d’Italia.

E tra i vari impegni, sembrano rilevanti quelli nel welfare comunale in senso stretto che si occupa di asili, di assistenza e di cimiteri.

I comuni infatti, grazie anche al processo di decentramento degli anni novanta, svolgono un ruolo centrale e indiscusso nell’esercizio della supplenza rispetto all’allocazione del mercato.

Innanzi tutto le indagini ripropongono la tesi del gap nord-sud. La media ICI pro-capite 2006 dei comuni capoluogo del nord è di 193 € contro i 153 € del sud. Quindi potenzialmente ci sono più risorse per il sociale dove c’è meno bisogno.

Inoltre le due indagini, dicendo dell’altro meritevole di commento, permettono di consegnare il dibattito estivo intercorso tra i giovani democratici e il primo cittadino, ad un diverso piano, che pare parecchio interessante.

Il sindaco, nel difendere le sue scelte, ha ricordato che il nostro paese è più attento al sociale rispetto ad altri, apparentemente più impegnati nel “ludere”.

In effetti dal 2003 al 2007 la spesa per servizi sociali è aumentata del 27% al netto dell’inflazione raggiungendo 1,2 milioni ed una spesa pro-capite di € 56,54. Nel 2007 il rapporto tra la spesa nei servizi sociali e il totale spesa corrente è pari all’11,2%, 2,4% in più del 2003. Nel 2006 il rapporto citato (13,8%) ci posiziona sopra la media sud del 12,2% (ultimi dati consuntivi del rapporto CGIL).

Bisogna però considerare, precisando che i dati non sono comparabili, che nello stesso anno la media pro-capite ICI acquavivese supera di 30 € circa la media dei comuni capoluogo meridionali. Il risultato comunale è comunque meritevole se si nota che tra il 2003 e il 2007 i trasferimenti regionali e i proventi legati ai servizi sociali hanno coperto una parte sempre minore della spesa correlata (i primi sono passati dal 18,36% al 15,58%, gli altri dal 10,3% al 6,39%).

Introducendo invece i termini di paragone forniti dall’ISTAT (riferiti al 2005), l’operato del nostro Comune va confrontato con la media pro-capite dei comuni meridionali e pugliesi: rispettivamente 49,5 € e 42,4 €. Scorporando dalla spesa, così come il Rapporto ISTAT, i proventi relativi ai servizi erogati, la media pro-capite 2005 di Acquaviva essendo pari ad € 49,78, si posiziona 7 € al di sopra di quella pugliese e si allinea a quella meridionale “drogata” dai risultati dei comuni delle regioni a statuto speciale.

Il tutto, nonostante i piani sociali di zona pugliesi, almeno secondo la SPI-CGIL, tardino a decollare.

Certo, le statistiche sono affette dalla cosiddetta media del pollo. Per questo vanno prese con “le pinze”. Però è anche vero che siamo in presenza di un trend che pare non sia frutto del caso, un trend che suggerisce di affermare come nei comuni la differenza tra destra e sinistra è meno marcata rispetto al contesto nazionale.

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Commenti

  • num10baripicone (utente non verificato)

    rocco passerotto e’ sempre cosi ermetico nei suoi articoli

  • antonqua (utente non verificato)

    concordo, non riesce proprio a comprendere che c’è davvero poco di intelligibile nei suoi scritti, questo non è un prontuario tecnico è un quotidiano di informazione,si scrive per farsi comprendere, non per essere autoreferenziali