I rifiuti, l’ATO Bari 5 e i tempi ristretti

Ecco perché il Comune non deve abdicare.
Trasferire la gestione dei rifiuti ad un consorzio e sfruttare le economie di scala derivanti, è un affare che va anzitutto capito nei suoi termini economici.
È su questa linea che l’Avv. Colapinto (d.g. del Consorzio ATO/BA 5) cerca di convincere anche i sindaci/soci più irrequieti nel prendere, quello che pare l’ultimo treno per portarsi sulla retta via grazie all’ambiziosità dei principali obiettivi dell’ATO/BA 5.
Questi, riportati nel Piano d’ambito approvato dall’assemblea dei soci il 12.12.07, sono: (i) produrre meno rifiuti; (ii) integrare le raccolte; (iii) responsabilizzare identificando i produttori; (iv) controllare e monitorare i servizi.
Inoltre per Acquaviva si prevedono, tra le altre cose, la raccolta porta a porta nel centro storico, la limitazione della presenza di cassonetti, la promozione dell’autocompostaggio.
Insomma questi obiettivi dicono due cose tra loro connesse: quanto siamo indietro, quanto dovremo impegnarci. Ecco perchè risulta fondamentale tirare le somme dell’esperienza passata per tramutare i limiti, sia pubblici che privati, in lezione per il futuro. Due gli esempi su tutto: riduzione dei rifiuti e differenziata.
Sul primo aspetto pare si possa registrare l’unico risultato degno di nota della nostra Municipalità. Passare da 9.600 t del 2002 alle 7.300 del 2006 (ultimi dati disponibili), fa segnare un bel -23,41%. Pare, perché il Piano d’ambito riserva a questa performance un laconico “dati di difficile interpretazione”.
Se questo mistero riguarda anche altri comuni, particolarità nostra è che il trend di variazione negativa non è, come ci si aspetterebbe, frutto di una costante riduzione anno su anno. Nel 2004 con 7.200 t si registra il miglior risultato, poi si torna nel 2005 alle 9.700 t (picco più alto del quinquennio) per arrivare a 7.300 t del 2006. Chissà! Per il 2007 invece non ci sono dati disponibili ma, il massimo raggiunto dalla spesa per prestazioni di servizi (2,2 milioni di € contro gli 1,6 del 2006), non lascia ben sperare.
Sul secondo aspetto, la differenziata, ci presentiamo all’appuntamento della gestione unica con una percentuale di differenziazione pari al 4,98 dopo aver sfiorato il 7 nel 2003.
A fronte della possibilità data dalla madre di tutte le liberalizzazioni nel campo dei rifiuti che, dal 2003 ha fatto sfuggire la differenziazione alla privativa comunale, i risultati appaiono ben deludenti. Su quest’ultimo aspetto il Piano d’ambito è chiaro: a partire dal 2009 la Regione prevede penalizzazioni economiche a carico dei comuni (non del Consorzio) che non raggiungono gli obiettivi prefissati di raccolta differenziata cosicché, il senso civico degli utenti viene annoverato tra le determinanti del costo dei servizi.
Morale della favola è che l’outsourcing non fa cessare il ruolo comunale. Ecco perchè il nostro Comune non deve abdicare nemmeno nei confronti del Consorzio vista la necessità di: verificare la qualità del servizio effettuato nel nostro territorio, considerare se appaltare o meno i servizi lasciati alla nostra discrezione, mantenere la funzione paternalistica per creare una coscienza sociale acquavivese sul tema.
Insomma, è necessario che il Comune si assuma l’onere di coprire uno spazio che ad oggi appare inesorabilmente vuoto.





Commenti
Rocco bello l’articolo. Continua sempre ad informarti e ad aggiornarti perchè farai strada.
Dovevi inviarmi qualcosa per via telematica?