Enzo Guaricci e la “Leggerezza dell’essere”

Non basta osservare le sue opere artistiche, è necessario toccarle. Il suo lavoro incuriosisce e stuzzica, sino a provocare il forte impulso di verificare.
Non basta osservare le sue opere artistiche, ma è necessario toccarle. Il suo lavoro incuriosisce e stuzzica, sino a provocare il forte impulso di verificare. Parliamo delle sculture del prof. Enzo Guaricci, artista nato ad Acquavia delle Fonti sessantatre anni fa.
Domenica scorsa è partita la sua personale dal titolo “La leggerezza dell’essere“, che racchiude opere di grande spessore artistico e di forte impatto emotivo.
La mostra, che si protarrà sino al 5 ottobre prossimo, si svolge a Finale Ligure (SV) nella Fortezza CastelFranco.
«Elaboro da tempo – dichiara Guaricci riferendosi alla tecnica da lui utilizzata – , attraverso una personale tecnica, oggetti-soggetto di uso comune. Li clono riproducendoli con un impasto di polveri di marmo e resine che li rende come pietrificati, anzi di più, “fossilizzati”, erosi dal tempo, veri reperti archeologico-simbolici di un “come eravamo domani“.
Ne consegue – continua l’artista acquavivese parlando dell’aspetto simbolico delle sue opere – un forte spiazzamento temporale in cui il presente si sostituisce al futuro e contemporaneamente si confonde con il passato. Sono dunque cloni di un evidente presente messi in bilico da un apparente passato
L’oggetto che ottengo – spiega il prof. Guaricci – è un simbolo del presente che assomiglia a un reperto di ieri e, per l’uso che spesso faccio della tecnologia contemporanea, diventa un frammento di domani carico di incredula ironia.
Questi soggetti di pietra – che di pietra non sono – in chiara allusione Pop, raccontano della capacità dell’arte di disorientare anche laddove il mondo non sempre è in grado di gestire il vero ed il suo contrario.
E’ così che, sfidando l’impossibile, riesco a liberare oggetti fuori della corrispondenza tra la parola e la cosa, tra l’essere e l’apparire, anche fuori dalla scala metrica.
Così faccio volare palloncini e tappeti, rotolare enormi palline da golf, nidificare gigantesche uova di leopardo pulsanti di vita, conio monete fuoricorso (Monete della repubblica ll’italiana) o Euro di forma ovale (Ovale o non vale) e così via ».
Diverse le mostre di Guaricci anche nel 2008. Tra di esse Miraggi, evento organizzato a marzo-aprile dal comune di Milano in collaborazione con Miart (Fiera d’Arte di Milano).
Dieci artisti di chiara fama tra i quali Maraniello, Spagnulo, Hernandez, Larraz, Staccioli, Pinna selezionati da una apposita commissione di critici, sono stati chiamati a installare una propria opera per le piazze del centro della città. «Miraggi è mostra che più mi ha soddisfatto questo anno. Io ho scelto Piazza Affari al centro della quale ho sistemato una enorme 100 Lire ”della Repubblica All’Italiana” con un diametro di 2 metri poggiata verticalmente su un basamento nero altrettanto alto.
La moneta assai simile ad una grossa pietra della nostra Murgia, ricoperta di vecchie muffe e licheni troneggiava di fronte al Palazzo della Borsa».
Domenica 7 settembre è stata inaugurata nella Fortezza di Castelfranco a Finale Ligure alla presenza dell’onorevole Fumagalli la mostra “La Leggerezza dell’essere”.
Le installazioni di Guaricci si sono mirabilmente adattate allo straordinario contesto, contribuendo a creare un percorso visivo a volte efficacemente spettacolare.
« Tre tematiche – conclude l’artista – per i tre piani della Fortezza: Terra, Acqua e Aria unite da un’interpretazione che le amalgama nello spirito della improbabile “leggerezza dell’essere ”.





Commenti
Grande Enzo! Sei un mito…
quello della barca è stupefacente
QUESTO QUI’ è IL MIO PAPA’!!
VAI, GRANDE!!!
E’ da una vita che ti conosco e non finisci mai di sorprendermi per la tua grande capacità di spaziare nel mondo dell’arte in tutte le sue sfaccettature. Pittura, scultura, arredamenti e grande creatività in tutto. Sei il vero grande e unico artista che Acquaviva abbia mai avuto. Forse ad Acquaviva pochi ma buoni lo sanno. Sai bene che nessuno è profeta in patria.