Estate acquavivese: ultime notti a suon di jazz

Parte oggi JazzSet: tre giorni di musica di gran classe.
A distanza di un anno torna l’appuntamento con il JazzSet, che daoggi sino al 7 settembre per tre grandi serate vedrà cimentarsi artisti di notevole esperienza che coloreranno di note le notti acquavivesi.
L’evento, oramai alla sesta edizione, è organizzato dall’associazione “Cafè 1799” con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Bari e il Comune di Acquaviva delle Fonti.
A rompere il ghiaccio c’è Rita Marcotulli, piano solo, che aprirà la manifestazione oggi alle ore 21.30, l”unica artista donna che salirà sul palco. La Marcotulli è una pianista jazz di fama internazionale, le cui collaborazioni con artisti del calibro di Billy Cobham e Pat Metheny confermano la sua indiscutibile bravura e duttilità.
A seguire, sempre oggi, ci sarà la jazzband di Michele Giuliani, compositore e pianista nostrano, cui dall’incontro con Gabin Dabirè è nato l’album “Essence” che pone musicalmente la Puglia come uno dei cuori del mediterraneo. La jazzband è altresì composta da Giorgio Vendola al contrabbasso, Pippo D’ambrosio alla batteria e Paul Dabirè alle percussioni.
Sull’onda della jazzband di Michele Giuliani, domani alla medesima ora, vedrà protagonista il duo composto da Roberto Cecchetto e Michele Rabbia, rispettivamente alla chitarra e alle percussioni, che ci faranno riscoprire il jazz più “tradizionale” basato sull’improvvisazione.
A seguire, il testimone passerà al trio Lussu-Ciancaglini-Nunzi, ormai noti alla scena italiana ed europea, che metteranno a dura prova l’immobilismo del pubblico suonando jazz stile anni ’60, con diverse ballate e ritmi latini, tipici di quegl’anni. Loro sono: Pietro Lussu al piano, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria.
In inglese diremmo “the last but not the least” ed è perfetta per introdurre i Nicolas Folmer Quartet nell’ultima serata evento, che faranno omaggio a Michel Legrand. Quartetto che si compone di Nicholas Folmer, definito come uno dei migliori trombettisti della sua generazione, Alfio Origlio al piano, Mauro Gargano al contrabbasso e Benjamin Henocq alla batteria.
Il quartetto di grande esperienza renderanno omaggio al noto Michel Legrand, composiore e autore di diverse musiche del cinema francese che saranno rilette in chiave jazz.
A chiudere l’emorragia di note jazz che avrà saturato Acquaviva, ci sarà il quartetto questa volta capeggiato da Francesco Bearzatti, tenore, sassofonista e soprano, affermando di essersi ispirato a Tina Modotti, come testualmente riproduciamo, “La musica è ispirata alla vita di Tina Modotti, donna dalla grande personalità. Il primo movimento che ho composto è il quarto della suite, Mexico. Dopo ho cercato di mettere a fuoco e dare un ordine alle varie fasi della sua vita, in particolare agli eventi che più colpivano la mia fantasia di compositore.
Ho rievocato il momento in cui lei lascio la sua terra d’origine, il Friuli, immaginando il suo viaggio verso l’America, dove avrebbe scoperto la fotografia come mezzo di espressione artistica e di denuncia sociale. In seguito ho cercato di ripercorrere altri momenti decisivi della sua vita intensa: la Russia, le guerre civili, il Messico. Mi ha colpito la sua dedizione verso i deboli del mondo”.
Con Bearzatti al sax, ci saranno anche Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria.
In una città affamata di cultura come Acquaviva, finalmente un evento che coinvolgerà grandi e giovani, alla scoperta della musica Jazz, e come la citazione di Duke Ellington ci ricorda: «In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia.»





Commenti
e ovviamente nessun commento a proposito. degno degli acquavivesi. continua la mia sfiducia nella città, mi toccherà aspettare sul bagnasciuga Corto che si complimenterà con me del mio impermeabile. Citazione dedicata agli ultimi slutter sopravvissuti.
ma che scherzi…mica si chiama festa della cipolla questa.
Mica si propone il trash del trash spacciandola per cultura.
Ma per favore!