Il debito “Miulli” e le dichiarazioni “strane strane”

Rocco Passerotto

La necessità di pubblicare un bilancio annuale per informare.

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Ultimo capitolo della querelle “Miulli” riguarda il pamphlet “Falsità, usurpazioni e danni contro l’ospedale e la città” predisposto dal Comitato cittadino per l’ospedale. Per la verità questa volta non ci sono notizie. Lo stesso Comitato d’altronde addita la governance ospedaliera di scarsa trasparenza, il che produce poche novelle e limita l’encomiabile lavoro di chi come il Comitato vuole capire qualcosa della questione.

Il punto è che alla luce della scarsa trasparenza non si capiscono affermazioni del tipo “…la situazione debitoria cresce e si aggrava…”. Questa frase fa il paio con le dichiarazioni del direttore amministrativo dott. Palmisano, riportate (non citandole testualmente) in un volantino che esortava a raccogliere firme per difendere l’Ospedale. Egli avrebbe “rivelato” al quotidiano il Sole 24 ore del Gennaio 2006 che la gestione ospedaliera produce un aumento dei debiti pari a 5 milioni di euro annui.

Al dunque: ma la situazione debitoria dell’Ospedale è messa così male? Il dott. Palmisano, stando ai virgolettati riportati sul sito del Comitato, ha dichiarato al Sole 24 Ore : «Unico neo – comune a tutti gli enti ecclesiastici che operano nella Sanità – di questo ospedale … è il buco di esercizio: 5 milioni ogni anno da un decennio. La verità – spiega Palmisano – è semplice. Dal ’97 non vengono più adeguate le tariffe del Drg e non riusciamo più a coprire costi e spese. …».

Adesso, si può dare lo spazio a qualche considerazione.

Prima: lo squilibrio del “Miulli” è di tipo economico, non è finanziario. Il volantino distribuito ai cittadini riportava erroneamente la parola “debiti” invece che “disavanzo economico”. Certo, disavanzi economici prolungati possono condurre a squilibri finanziari sopratutto se non si possiede una dotazione adeguata di “Fonti proprie”. Ma ciò appunto dipende da fattori al momento non conosciuti.

Seconda: il “Miulli” è più trasparente di quello che si dice. Infatti sul sito dello stesso Comitato sono disponibili i risultati economici dell’Ente dal 1998 al 2006. La pazienza e la competenza fanno il resto permettendo qualche valutazione. Esclusa la Colonia hanseniana, l’Ospedale ha raggiunto un sostanziale pareggio nel periodo ‘98-‘04. Se si rapporta al fatturato medio del periodo il disavanzo economico medio di 1,5 milioni di euro, si scopre che lo squilibrio è pari al 1,66% del fatturato; dal 2005 in poi emerge un’altra storia perché il trasferimento al monoblocco genera costi di start-up. Tant’è che il disavanzo economico è aumentato fino a raggiungere il 15% del fatturato nel 2006. Per un giudizio compiuto bisognerà però aspettare qualche anno, per far sì che le economie di scala (la ragione economica del monoblocco) entrino in funzione, e qualche dato in più.

Terza: l’operazione di cessione del monoblocco all’INAIL. Il risultato non è come riportato nel documento “Da un arciprete governatore a un vescovo manager” un aumento delle passività, ma è un aumento dei costi finanziari (pagare il canone) ai quali si accompagna una diminuzione di costi economici (gli ammortamenti). In ottica patrimoniale invece, l’operazione diminuisce sicuramente l’attivo immobilizzato, e a seconda di come viene regolata aumenta quello circolante o fa diminuire i debiti.
Insomma, nonostante i proclami, del debito non si sa nulla. Non si conosce l’ammontare, la scadenza, cosa finanzia, il rapporto con i mezzi propri: tutte le principali informazioni. Cioè si dovrebbe porre in dubbio la stessa esistenza.

Così per il futuro si spera che i vertici dell’Ospedale decidano di presentare annualmente il bilancio (quindi anche lo stato del patrimonio), una scelta saggia che gioverebbe alla credibilità dell’ente e agli stakeholders, perché permetterebbe di evitare quelle dichiarazioni definibili “strane strane”.

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