Miulli: il Sindaco risponde al Comitato cittadino

La Redazione

Pistlli afferma che il Comitato non può accusarlo di omissione.

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Il Sindaco risponde al Comitato Cittadino per l’Ospedale Miulli dopo le accuse profuse alcuni giorni fa.

«Non si può accusare il Sindaco – dichiara l’ufficio stampa di Franco Pistilli – di omissione, perché oramai da due anni sta incalzando le autorità, civili e religiose, la magistratura, la Regione e la Dirigenza Ecclesiastica del Miulli per la soluzione delle questioni agitate nel volantino. I gesti di forza, di politica muscolare non solo non si confanno al rango istituzionale del Sindaco di una Città, ma rischiano di ritorcersi contro chi li usa. Costituiscono, comunque, una ‘extrema ratio’, che incombe, come spada di Damocle, quando ogni corretta e legittima via risultasse ostruita.

IL Sindaco ha utilizzato due strade nella sua azione.

La prima è stata quella dell’informazione alla pubblica opinione cittadina, per sottrarla al torpore dell’accettazione dei fatti compiuti e del pregiudizio positivo verso una gestione ecclesiastica, ritenuta più affidabile di una gestione pubblica.

Non solo ciò è opinabile, ma farebbe, anzi fa già, pagare un prezzo immenso sia all’Ospedale che alla stessa nostra Città. C’è uno spesso muro di gomma che assorbe nell’indifferenza diffusa tutte le critiche, giuste e documentate sullo stato dei fatti. Il Comitato Cittadino rappresenta una positiva eccezione in questo panorama piatto della reattività Cittadina e soprattutto di quella fetta legittimamente vicina alla Gerarchia Cattolica.

Questa azione di informazione, che si è svolta nella chiarezza e nel richiamo, che doveva risultare terreno di confronto gradito e condiviso, ai valori religiosi, soprattutto al documento massimo della religiosità biblica e cristiana, qual è il Decalogo di Mosé, ha dato, invece, fastidio alla Dirigenza Ecclesiastica del Miulli, tanto che ha convocato il Sindaco in una citazione giudiziaria, che sarà davvero provvidenziale se onorerà la Verità e la Giustizia.

Il Comitato Cittadino,dunque, non può accusare il Sindaco di omissione o di inadeguatezza sull’informazione della pubblica opinione, che è anche condizione essenziale, se non esclusiva, della vittoria per il Comune.

La seconda strada è quella dell’interpello al Governatore del Miulli ed alle autorità Civili e Religiose, regionali e nazionali. Il Sindaco all’inizio ha invitato per due volte, il 27 novembre 2006 ed il 9 febbraio 2007, il Governatore ad un tavolo pluristituzionale di confronto sulla questione Miulli e soprattutto sulla destinazione degli immobili di via Gioia.

Il Governatore non ha ritenuto neppure di riscontrare tale richiesta. Il Sindaco si è rivolto, utilizzando il suo ruolo, alle massime autorità Civili e Religiose, ottenendo da prima uno scarso ascolto, ma successivamente una collaborazione alla soluzione delle questioni, che è ancora in svolgimento.

La sollecitazione del Comitato che intende incalzare il Sindaco verso atti decisivi di rottura deve lasciare al Sindaco stesso lo spazio di una sua equilibrata valutazione istituzionale sia della competenza degli atti che della loro opportunità, per evitare l’effetto boomerang.

Infatti un’azione unilaterale di annessione degli immobili dismessi avrebbe anche significato che si intende conclusa la vicenda dell’Opera Pia Miulli, mentre riteniamo che essa sopravviva e che pertanto ogni tentativo di demanializzare quegli immobili per trasferirli nel titolo proprietario di un ente privato, qual è l’Ente Ecclesiastico, è illegittimo.

Ritengo, dunque, che le nostre strade, del Comitato e dell’Amministrazione Comunale, non devono scontrarsi nella collisione, ma devono integrarsi pur nella specificità dei ruoli.

Riconosco al Comitato il diritto ad una maggiore irruenza, all’indignazione ed all’impazienza. L’Istituzione Sindaco, però, deve muoversi in un ambito governato da saggezza e legittimità, per evitare eccessi di potere o abusi di ufficio che si ritorcerebbero contro la causa.

Il Governatore, infatti, per qualche frase ritenuta enfatica del Sindaco lo ha subito citato in giudizio: cosa avrebbe fatto di fronte ad un eventuale abuso d’ufficio, con la potenza di fuoco dei suoi legali (pagati con i soldi degli ammalati) e con la deferenza del sistema giudiziario italiano verso la gerarchia cattolica? Di qui la necessità di una pubblica opinione davvero avvertita.

Se questo è il contesto, il Sindaco dovrà muoversi realisticamente nell’ambito di una legittimità che sia incontestabile. Tale mi appare, a parte approfondimenti giuridici ed amministrativi, la sollecitazione sull’inserimento di tutti i beni immobiliari dimessi dell’ex Ospedale Miulli nel patrimonio del Comune. Ottima poi l’idea di un Istituto di Ricerca a carattere scientifico, agganciato alla Facoltà di Medicina dell’Università di Bari.

Tali prospettive avranno forza se saranno condivise dalla pubblica opinione cittadina e dai suoi rappresentanti in seno al Consiglio Comunale ed alle Associazioni Politiche, Sindacali, Culturali ecc.. Il Comitato dà e dia ancora generosamente una mano per rendere tutti estremamente reattivi di fronte alla difesa delle prerogative e degli interessi massimi della nostra Città e dello stesso Ospedale Miulli, che va sottratto all’attuale gestione padronale monocratica, che sembra molto a suo agio sul piano inclinato irreversibile della bancarotta.

Pur con diversi ruoli e ambiti, lavoriamo molto d’intesa per preservare il massimo bene comune della nostra Città e trasmetterlo integro a chi verrà dopo di noi».

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Commenti

  • duce (utente non verificato)

    x la redazione: vi faccio causa se pubblicate ancora lettere di pistilli, per “concorso in nullafacenza”

  • giusy_007 (utente non verificato)

    Ma se il Sindaco non riesce a preservare il bene comune del Comune come può preservare il bene comune dell’Ospedale?

  • leofane (utente non verificato)

    sindaco ormai non ti crede più nessuno!!! scrivi…scrivi…almeno così ti tieni impegnato e non fai altri danni!!!

  • iter (utente non verificato)

    ……..MA! ………

  • capitankid (utente non verificato)

    signor sindaco, un illustrissimo e arguto siciliano disse una volta ai suoi adepti: u tempu di chiacchiere finì….