Federalismo? No, grazie

Rocco Passerotto

Analisi dei primi passi “federali” .

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Parlando della eventuale riforma del sistema federale, nella Relazione annuale del 31.05.08, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, dice: “avrà tanto più generale consenso nel Paese quanto più accrescerà l’efficacia dell’azione pubblica”.

Inoltre, riferendosi al principio della stretta relazione tra spesa e tributi, il governatore afferma che questo è il “cardine di una sana autonomia fiscale”.

Il monito però non è servito a nulla. Ieri il Comune di Acquaviva così come gli altri 8.102 comuni italiani ha incassato l’acconto dell’ICI non beneficiando della parte di introiti riguardanti la prima casa. Nella RPP di Acquaviva per il 2008 si prevedono entrate annuali ICI pari ad € 3,85 milioni.

L’acconto avrebbe dovuto portare nelle casse comunali circa 2 milioni a cui, andranno però detratti 0,6 circa per i motivi suddetti. Tra l’altro le modalità con le quali i trasferimenti promessi dal governo, compensaranno i mancati introiti, saranno stabiliti dalla Conferenza Stato-Città e Autonomie locali entro fine Luglio. Da questa data poi, si presume passerà altro tempo per gli accreditamenti presso le tesorerie comunali.

Eppure l’ICI come imposta federale, non è così male. Lo svantaggio di non essere progressiva è compensato dal vantaggio dell’autocontrollo. Questa caratteristica, che si lega al monito del governatore Draghi, rende i cittadini controllori dell’uso che i sindaci fanno dei tributi raccolti sul territorio.

Viceversa, i trasferimenti tra livelli di governo, per definizione, non sono mai abbastanza per la spesa locale. Inoltre rendono meno evidente per il cittadino il vincolo di bilancio del Comune.

Ma come è finanziato il taglio ICI? Il decreto legge 93 del 27 Maggio attribuisce agli enti territoriali stessi la parte più consistente dell’onere. Per esempio la Regione Puglia nel triennio 2008-2010 non riceverà la dotazione di € 11.812.714 per l’acquisto di mezzi di trasporto.

In futuro poi bisognerà capire se una parte della “manovra” 2008 per i Comuni renderà con gli interessi il taglio ICI odierno. A questo si deve aggiungere che il governo ha sospeso il potere, fino alla definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilità interno, di deliberare aumenti di tributi, addizionali, maggiorazioni di aliquote di tributi.

Se bloccare l’aumento dei tributi serve a frenare comportamenti opportunistici da parte dei Comuni sulla manovra ICI, per esempio aumentando ad hoc l’aliquota sulla prima casa, non si comprende cosa centri con tutto ciò, tra i tanti tributi, l’addizionale IRPeF.

Alla luce di ciò appare doverosa una riflessione sul grado di autonomia impositiva del nostro Comune che, subisce una variazione notevole.

L’indice dà la misura di quanto federale sia il fisco. Non bisogna però cadere nella trappola, specialmente in stati come quello italiano, di non valutare necessario un certo quantum di trasferimenti al fine di garantire perequazione tra zone con differente capacità fiscale.

Infine, considerando che tra la risorsa “Trasferimenti correnti dello Stato a carattere generale” (Tit. II entrate) e quella “Altre imposte” (Tit. I, entrate) c’è stato sostanzialmente un trade-off tra gli anni 2006 e 2007, ognuno tragga le sue conclusioni.

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