City-manager: e facciamola questa chiarezza
Un lungo (perdonateci) ma chiarificatore scambio di battute sulla figura del City-manager di cui abbiamo parlato già nei giorni scorsi.
Un lungo (perdonateci) ma chiarificatore scambio di battute sulla figura del City-manager di cui abbiamo parlato già nei giorni scorsi.
Prima la replica integrale di Francesco Caporusso, Direttore Generale del Comune di Acquaviva delle Fonti, all’articolo pubblicato sulle nostra pagine nei giorni scorsi.
In basso, una nota di commento da parte del nostro redattore Rocco Passerotto.
«Vorrei rispondere al sig. Passerotto – scrive Caporusso – spero con ferma gentilezza, evitando di sottolineare l’evidente attacco frontale di carattere politico, per non scendere a polemici livelli, bassi e scontate, dal momento che non mi sento in uno stato di disagio di fronte alle provocazioni reiterate.
Vorrei infatti sottolineare il concetto di “salus publica suprema est”, partendo da alcune considerazioni. Ci sono sicuramente solide motivazioni che hanno indotto l’Amministratore locale a scegliere un soggetto piuttosto che un altro, insistendo piuttosto su dati obiettivi di carattere tecnico-politico-economico che giustificano la figura ( ruolo e funzioni ) del city-manager presso il Comune di Acquaviva: le norme che hanno introdotto la figura del direttore generale, in particolare la legge “Bassanini” n. 127/97 sull’ordinamento delle autonomie locali.
E’ evidente che, nella ratio della riforma, questa nuova figura non si sovrappone a quella del Segretario comunale ma si giustappone ad essa, in quanto il legislatore ha avvertito la necessità di separare il ruolo di controllore della regolarità formale degli atti – il Segretario comunale – da quello del d. g. del Comune che dovrebbe coordinare l’andamento di tutta la macchina comunale.
Un processo di svecchiamento, una piccola rivoluzione gestionale che è insita anche nell’evoluzione del nome: da direttore generale, visto quasi sempre la punta apicale della piramide burocratica, city-manager, figura che può portare snellezza e mentalità di tipo privatistico, nella gestione della cosa pubblica. Questa trasformazione è già avvenuta in molti enti e deve necessariamente coinvolgere anche il Comune di Acquaviva delle Fonti, per evitare che il treno della “ modernità” si areni contro steccati ideologici, o peggio, partitici che mai hanno fatto bene all’interesse della collettività ma sempre hanno portato acqua all’orticello degli interessi particolari.
Le diffidenze iniziali di presunti sprechi di denaro pubblico, le gelosie, le invidie devono essere “pesate” sulla bilancia delle opportunità: se la correttezza e la trasparenza della gestione saranno salvaguardate, se l’efficacia del sistema ne traggono giovamento non si potrà né dovrà discutere sulla necessità di quel ruolo e di quelle funzioni all’interno della macchina comunale, in quanto la soddisfazione del cittadino contribuente sarà il segnale inequivocabile di quella piccola “rivoluzione culturale” di cui sopra. Non c’è motivo di perdere tempo sulle ragioni che dividono piuttosto bisogna focalizzare l’attenzione sulle scelte che uniscono e che consentono ad una piccola comunità del sud-est barese di diventare una grande comunità non per numero di abitanti ma per progettualità, impegno, competenza e spessore di iniziative.
Suggerirei al sig. Passerotto, membro di redazione ed autore di diversi articoli del giornale telematico acquavivalive.it di avere più contezza di ciò che scrive, contezza e precisione che sono propedeutiche ad un attento e puntuale studio delle problematiche, leggi e regolamenti. Un suggerimento personale per nulla polemico, anche se esaminando la storia giornalistica dell’autore non mancano gli spunti per un sorriso…!. Vorrei sperare che la giovane età del Passerotto lo aiuti con il tempo a volare più in alto dei ristretto cortili in cui si dibatte e in cui le beghe politiche intrappolano, senza vie di scampo, la politica vera in cui Aristotele ha creduto e a cui rifarci oggi.
Chiunque siederà sulla mia poltrona, un domani di city-manager di Acquaviva, spero abbia la serenità di essere capace di gestire coordinando la vita sociale ed economica della città, perché per un’organizzazione grande ci vuole una grande organizzazione che faccia crescere la nostra collettività imbrigliata da sempre in sterili e confuse diatribe.
Il trapianto ideologico innescato negli anni novanta dal legislatore non aveva sicuramente l’intento o la presunzione di acquisire i criteri utilizzati dalle aziende private per la gestione degli enti pubblici, quanto piuttosto la necessità, avendo trasferito i poteri gestionali dai politici ( assessori e Sindaco ) ai dirigenti di tali Enti, di introdurre una figura, se pure facoltativa, espressione diretta del capo dell’amministrazione, che rappresentasse nel contempo il vertice dell’apparato gestionale dell’ente e la cerniera tra questo e gli organi politici, sindaco e giunta.
Tale facoltà, pertanto, non corrisponde sicuramente a quella che avrebbe l’assemblea in una società per azioni perché, al limite, è il Consiglio di Amministrazione o l’Amministratore Unico ad avere l’onere e il potere di individuazione e nomina così come quello di revoca o sfiducia.
Quanto all’utilizzo che il nostro Comune fa del d.g., il semplice riferimento che indica l’articolista nell’art. 108 del TUELL o nell’art. 10 del Regolamento comunale degli uffici e dei servizi è molto riduttivo rispetto alle competenze che il Sindaco, con il succitato contratto sottoscritto, mi ha assegnato e che l’articolista dimostra di non conoscere, infatti il n. 3 della convenzione/contratto assegna al d.g. quanto segue:
– l’attuazione degli indirizzi e degli obiettivi determinati dagli organi di governo dell’ente secondo le direttive impartite dal Sindaco;
– la sovrintendenza della gestione dell’ente garantendo il perseguimento di livelli ottimali di efficienza ed efficacia;
– la predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi previsto dalla lett. A) del comma 3° dell’art. 40 D. Lgs. 77/95 e successive modificazioni;
– la proposta del piano esecutivo di gestione previsto dall’art. 11 del D. Lgs. 77/97 e successive modificazioni;
– il coordinamento, la direzione e la sovrintendenza dei Dirigenti dell’ente;
– la definizione dei criteri generali per l’organizzazione degli uffici;
– l’adozione delle misure per l’interconnessione sia tra uffici della stessa amministrazione che con altri enti;
– l’adozione degli atti di competenza dei Dirigenti, previa diffida;
– la promozione delle innovazioni organizzative, tecnologiche e comportamentali;
– la proposizione di strategie, collaborando alla definizione di politiche fattibili che tengano conto dei messaggi provenienti dalle dinamiche ambientali;
– ogni altra competenza attribuitagli dalla legge;
– presiede la conferenza dei servizi dei Dirigenti.
Dall’elenco riportato non risulta, pertanto, la competenza del d.g. ad effettuare il controllo di gestione previsto dall’art. 147, co. 1, del TUELL, ne potrebbe essere diversamente attesa la distinzione tra funzione di indirizzo e compiti di gestione prevista dal successivo co. 2.
Da quanto precisato, quindi, il d. g. è interessato solo alle attività previste dalle lettere c) e d), co. 1 del citato art. 147, né potrebbe condurre il sistema di controllo interno ex artt. 196 e 197 poiché il co. 1, dell’art. 2, D. Lgs. 286/99 prevede che l’attività di valutazione dei dirigenti utilizza i risultati del controllo di gestione, ma è svolto da strutture o soggetti diversi da quelle cui è demandato il controllo di gestione medesimo.
A quale TUELL ed a quale Regolamento che assegnino al d. g. le funzioni di controllo sulla gestione l’articolista faccia riferimento, non è dato di sapere ne di conoscere, atteso che o si faccia un passo indietro o che lo si faccia in avanti, i due problemi prospettati dallo stesso non si pongono perché improponibili.
La presenza, poi, del Nucleo di Valutazione e del Controllo di Gestione, così come previsti dai Regolamenti comunali vigenti, non dipendono dal d. g. ma dalla volontà politica in quanto spetta all’amministrazione la nomina, attraverso una deliberazione di G. C., dei due componenti il primo Nucleo, presieduto dal sottoscritto, e dei tre componenti, compreso il Presidente, il secondo.
A parte tutto è sicuramente inimmaginabile una situazione del tipo prospettato dal redattore e nel quale un solo individuo dovrebbe essere in grado di eseguire contemporaneamente:
a) il controllo e la valutazione su circa novanta dipendenti con l’onere a questo punto di predisporre un referto di gestione ( ? ); evidentemente gli sfuggono due circostanze: primo che le valutazioni che effettua il d. g. riguardano esclusivamente i Dirigenti ed i Capi Ripartizione i quali, successivamente, valutano i propri dipendenti; secondo i referti di gestione vanno effettuati per singoli Servizi e non per singoli dipendenti;
b) resta, in quanto “ non depotenziato “ il compito di coordinare la volontà politica con l’azione gestionale ( e non, come erroneamente riportato, amministrativa, che spetta, per essere precisi, in capo alla Giunta Comunale ).
Su questi ed altri temi comunque mi rendo disponibile ad un confronto con l’attuale ed, eventualmente, altri interlocutori, anche Consiglieri Comunali che, attraverso sia questo giornale telematico, sia nel corso dei dibattiti in aula consiliare, hanno espresso dubbi in merito a quanto sopra specificato non escluso la questione della mia personale professionalità in merito».
«Sottolineo da subito – è la risposta del nostro redattore Rocco Passerotto– che sono contento della sua risposta visto che il sale della democrazia è il dialogo. Mi consenta però di dissentire su alcuni punti della sua replica, tralasciando le facili ironie che Lei ha fatto sul mio cognome.
Innanzitutto, il mio non è nella maniera più assoluta un “evidente attacco frontale di carattere politico”. Non sono iscritto a nessun partito perciò, mi ritengo indipendente sia nella forma che nella sostanza. Piuttosto mi chiedo se, è come mai ha deciso di prendere parola sulla questione solo adesso. Nel recente passato infatti, sia in consiglio comunale che su questo sito Lei è stato attaccato da uomini politici. Loro sì che hanno messo in dubbio la sua competenza. Io non mi sono mai permesso e non mi permetterei mai.
Anzi le dico di più: sarei felicissimo di arrivare alla sua età e raggiungere almeno il 10% dei suoi risultati in termini di carriera. Se Lei ha interpretato diversamente il mio preambolo sul lato politico della questione, mi dispiace. Mi sono semplicemente limitato nel descrivere brevemente al lettore, la situazione politica nella quale si discute dell’opportunità del ruolo da Lei ricoperto. Tra l’altro credo che emerga chiaramente come non sia d’accordo con le proposte dei consiglieri d’opposizione che tanto La attaccano, a parere mio, senza addurre motivazioni valide visto che si sono sempre limitati a parlare di spreco.
Mi dispiace inoltre se non mi ritiene all’altezza del compito che mi è assegnato sul giornale. Semplicemente mi limito a mettere a disposizione la mia poca competenza, per cercare di far chiarezza su alcune questioni o cercare di indurre qualche coscienza alla riflessione. Perché lo faccio? Me lo impone il senso civico. Sono mosso da uno spirito che aspira al bene collettivo che, spero animi pure il suo incarico al Comune. Se qualche volta ho sbagliato me ne spiaccio. Mi dispiace inoltre di averLa fatta sorridere. In futuro però La invito a intervenire prontamente.
Ritengo infatti che Lei abbia le capacità per dare un contributo importante nel chiarire, anche aspetti che vanno al di là del recinto della vita comunale in senso stretto. Questa volta però, anche dopo una attenta rilettura dell’articolo, ritengo che nel merito della questione sulla sua figura non mi sbaglio.
Sul trapianto ideologico io non ho scritto che l’intento del legislatore (ma anche che lo stesso non aveva nessuna presunzione in merito) era far acquisire criteri di nessun tipo. Io ho scritto che il trapianto ideologico “ha
determinato l’acquisizione”. Si evince così che mi sono limitato piuttosto a sottolineare i risultati. E poi anche fosse, numerosi autori parlano di processo di aziendalizzazione dell’amministrazione pubblica. A tal proposito Lei continua dicendo che la necessità era invece quella di “introdurre una figura, se pure facoltativa, espressione diretta del capo dell’amministrazione”. Sul punto non ritiene che se la figura fosse stata “necessaria”, visto il peculiare significato del termine, sarebbe stato previsto il dovere di nomina e non una semplice possibilità?
Lei continua nella sua lettera, addebitandomi un errore nel diritto commerciale. Mi dispiace ma anche qui dissento. L’art. 2364 comma quinto del cod. civ. nell’interpretazione, condivisa da chiunque, del Maffei Alberti (uno dei commentatori più autorevoli in diritto commerciale, IL NUOVO DIRITTO DELLE SOCIETA’, CEDAM, 2005, pag. 442) assegna anche all’assemblea ordinaria il potere di nomina del direttore generale ex art. 2396 cod. civile.
Sul problema specifico del controllo di gestione, mi permetto ancora di segnalarLe che tra i suoi compiti, così come da Lei citato risulta esserci la predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi. Questa è chiaramente funzione tipica del controllo di gestione visto che all’art. 197 comma 2 lettera a) del TUEL viene indicata come prima fase del controllo, appunto di gestione. Quindi ciò Le assegna di già, funzioni di controllo di gestione. Inoltre io, così come Lei, ho segnalato che le attività dei due organi devono essere svolte da soggetti diversi. Infine Le segnalo il libro “CONTROLLO DI GESTIONE E NUCLEI DI VALUTAZIONE, GIUFFRE’ EDITORE, 2001” scritto da A. Macrina e P. Ravaioli. Gli autori nelle pagine 22, 23 e 32, 33 spiegano chiaramente perché al d.g., laddove nominato, devono essere assegnate le funzioni di controllo di gestione e non viceversa la presidenza del nucleo di valutazione.
Il non aver riportato tutte le sue funzioni, non è un’omissione, è semplicemente una scelta dettata dallo spazio a disposizione. Ho ritenuto che fosse centrale il discorso dell’assenza del controllo di gestione (che è obbligatorio) piuttosto che la descrizione dei numerosi compiti che a Lei sono assegnati.
Su un punto però mi trova d’accordo: la presenza del Nucleo di Valutazione e del Controllo di Gestione, non dipendono da una sua mancanza. Ma mi pare di non aver detto che tutto ciò Le sia attribuibile.
Insomma, se Lei non si sente depotenziato, non è mio problema. Si senta come vuole. Secondo me avere un direttore generale e non supportarlo con un Nucleo di Valutazione e un Controllo di gestione non ha senso. Se avessi la fortuna di essere consigliere comunale non chiederei la revoca della sua funzione quanto il potenziamento tramite le suddette attività
Tra l’altro, mosso ancora una volta dal mio senso civico, mi chiedo e su questo Lei, che dovrebbe perseguire livelli di efficienza e di efficacia (gli stessi aggettivi richiamati dall’art. 196 comma 2 derubricato “controllo di gestione”) non ha fornito risposta: ma è normale che il controllo di gestione non venga più effettuato all’interno del nostro Comune? Eppure il Tuel lo prevede come funzione obbligatoria all’interno di un qualsiasi Ente, a prescindere sia dalle dimensioni che dalla nomina eventuale di un direttore generale.
Concordando quindi con Lei sulla frase “per avere una organizzazione grande ci vuole una grande organizzazione” spero che negli anni futuri (e magari che ciò avvenga con l’attuale guida amministrativa) potrò leggere felici, dal mio punto di vista, novità nella RPP.
Una postilla la dedico al rapporto tra le due generazioni di cui facciamo parte. Il tono delle sua lettera mi fa pensare che forse, in fondo, voi ci volete accettatori acritici della pappa pronta che ci viene preparata».





Commenti
Sulla figura del City Manager solo poche parole: NON SERVE A NULLA ( almeno qui ad acquaviva non ha portato nessun miglioramento e/o vantaggio) E CI COSTA UN BEL PO’…
http://WWW.PDACQUAVIVA.IT
QUALCUNO POTREBBE DIRMI IN CHE ALTRO PAESE SI UTILIZZA LA FIGURA DEL CITY MANAGER. INOLTRE QUALI SONO I SUOI COMPITI?