Bilancio 2008 e taglio ICI nel centro storico

Peccato che la religione del Pil abbia i suoi comandamenti.
Gli allegati al bilancio di previsione 2008 offrono interessanti spunti.
Per esempio la deliberazione di Consiglio Comunale del 14.03.08, parte dell’iter di formazione del bilancio, analizzata economicamente e politicamente dà luogo a considerazioni interessanti sul centro storico e sul ruolo del Comune di Acquaviva.
Ma cosa ha stabilito il Consiglio Comunale per la zona “intramuraria”? La deliberazione approva tre misure disposte dalla Giunta: (1) aliquota al 4 per mille per 5 anni in favore dei fabbricati che nel 2008 saranno oggetto di interventi volti a: recuperare immobili inagibili o inabitabili, recupero di immobili di interesse artistico o architettonico, realizzazione di autorimesse o posti auto anche pertinenziali, utilizzazione di sottotetti; (2) aliquota al 4 per mille per l’abitazione principale costituita da più unità contigue a condizione che sia comprovato la richiesta di variazione per l’unificazione catastale dell’immobile; (3) aliquota al 2 per mille per i locali adibiti ad attività commerciali, artigianali, di somministrazione di alimenti e bevande a condizione che l’attività sia condotta direttamente dal soggetto passivo o dal conduttore dell’immobile risultante da regolare contratto di locazione.
Questi interventi si propongono, secondo il comunicato dell’amministrazione, di realizzare i seguenti obiettivi: (i) favorire gli insediamenti di esercizi e negozi nell’area del centro storico; (ii) rilanciare le attività; (iii) preparare la prossima risistemazione della viabilità con il progetto già finanziato di ripristino del magnifico basolato delle strade.
Le critiche politiche si sono concentrate sugli effetti giuridici.
E’ stato obiettato che la richiesta di variazione per l’unificazione catastale delle unità, costasse molto di più dei benefici fiscali derivanti dall’aliquota ridotta al 4 per mille. Inoltre è stato rilevato che i soggetti passivi favoriti dal Comune non avrebbero potuto usufruire dell’agevolazione (1,33 per mille fino ad un massimo di 200 €) decisa dal governo Prodi.
Tuttavia se la prima obiezione rimane, la seconda è stata smentita dalla Risoluzione nr. 11 del 10.04.2008 del dipartimento delle Finanze (direzione federalismo fiscale) che ha chiarito come l’ulteriore detrazione governativa sia cumulabile con la riduzione d’imposta concessa dal Comune.
Perciò da un punto di vista giuridico la deliberazione in sostanza “regge”. I problemi però stanno altrove e, “risiedono” oltre l’approccio politico-giuridico. Difatti la “sfida” del centro storico pone un problema di interesse più generale relativo al ruolo e ai limiti della politica economica a base urbana.
Nel caso di specie guardare agli obiettivi (pienamente condivisibili) della politica economica non deve distogliere dall’analisi dei mezzi che dovrebbero favorire, rilanciare e preparare. Occorre però tenere a mente un aspetto, se la mano pubblica intende mediante incentivi fiscali favorire la localizzazione nel centro storico o rilanciare un’attività bisogna che l’incentivo sia determinante per l’imprenditore.
Tra i tributi che pagano le imprese, in maniera percentuale l’ICI incide poco e poi, se l’immobile è condotto in locazione non è detto che il locatore (soggetto passivo ICI) trasli automaticamente il beneficio fiscale nei confronti del locatario. Gli oneri fiscali sono altri: IRAP, IVA, IReS o IRpeF a seconda della natura giuridica.
Nello stato in cui è oggi il centro storico, “stimolare” l’ubicazione delle imprese agendo sull’ICI è utopistico e tra l’altro non prepara ad interventi futuri.
Emerge quindi un limite fiscale della politica economica a base urbana. Ma il Comune deve lasciar fare il mercato? Deve “abdicare”? Negli anni passati il risultato di mercato ha generato esternalità positive, qualcuno (sia privati che esercenti attività d’impresa) ha investito contribuendo a dare un po’ di lustro alla zona storica e al paese intero.
Visto che le esternalità positive possono aumentare emerge il ruolo importante del Comune: non “abdicare”, significa in questo caso cercare di incidere sulle scelte di investimento delle imprese tramite la spesa pubblica.
Per esempio saranno gli interventi sul basolato e quelli a costo zero come il piano di viabilità e una gestione rifiuti ad hoc per la zona, a contribuire al decoro della stessa e alla capacità di produrre un maggior valore aggiunto.
Proprio il valore aggiunto è l’input fondamentale della localizzazione: piaccia o no, la “religione” del Pil ha i suoi comandamenti. Uno di questi dice che gli investimenti dipendono dal costo d’uso del capitale e dal livello dei profitti, così l’imprenditore investe se il valore attuale dei profitti supera anche qui, il valore attuale della somma tra ammortamenti fiscali e oneri finanziari.
Apprezzato lo sgravio per chi ripristina l’immobile, non rimane che aspettare altro tempo (speriamo poco) nella speranza di una proficua collaborazione tra Stato (Comune) e Mercato (Cittadini).





Commenti
abito nel centro storico da 5 anni e per farlo decollare non è assolutamente sufficiente ristrutturare gli immobili. Urge rifare: gli impianti idrici/fognari; il basolato delle strade; gestire diversamente i rifiuti (non è bello vedere buste d’immondizia appese ovunque); limitare il traffico ai soli residenti. Solo adottando queste misure (ormai urgenti) si può rilanciare realmente il nostro borgo antico che tra l’altro è tra i più estesi, i più belli e più “storici” di tutto il sud barese.
nathan sei una voce che grida nel deserto…