Più energia per Acquaviva

Rocco Passerotto

Quando il Comune può dare il buon esempio.

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La questione energetica è ormai argomento ineludibile: il prezzo crescente del petrolio impone la necessità di rivedere la composizione percentuale dell’approvvigionamento nazionale.

Tuttavia sul tema non c’è chiarezza: si (ri)parla di nucleare, di carbone, di rigassificatori, di rinnovabili.
L’aspetto bizzarro è che il cerchio si potrebbe chiudere nuovamente col petrolio visto che su 130 richieste nazionali, i permessi di ricerca per la Puglia presentati dall’Eni sono ben 15 (tra cui quelli ricadenti nella provincia di Bari). Se a ciò si aggiunge che pure il federalismo viene tirato in ballo, il quadro è completo.

L’art. 117 Cost. infatti prevede competenza concorrente relativamente alla produzione, al trasporto e alla distribuzione nazionale dell’energia: lo stato determina i principi fondamentali, la regione legifera. Nell’ambito delle competenze regionali c’è poi la possibilità di decentrare ulteriormente (province, comuni). Sul tema c’è pure “gloria” per la provincia che prescindendo da eventuali deleghe ha il potere di autorizzare gli impianti. Ecco allora che l’ente territoriale tagliato fuori sembra essere (salvo incarichi ad hoc o piani regionali) quello comunale.

Nonostante ciò, dei comuni italiani (Torraca, Scandiano, Minervino, etc.) stanno ritagliandosi, sia all’interno dei vari piani regionali che per propria iniziativa, spazi degni della lungimiranza politica con la quale sono guidati. In queste realtà l’impianto fotovoltaico, eolico o a led viene acquistato direttamente dall’ente locale contribuendo così al risparmio energetico nazionale e al risparmio finanziario comunale. Infatti dato che l’utilità economica degli investimenti menzionati è in media doppia rispetto al periodo di ammortamento, i benefici si riflettono anche sulle casse comunali in termini di (a seconda dell’impianto utilizzato) minori spese o maggiori entrate.

Ad Acquaviva ci sono ben 2.540 punti illuminazione, in termini previsionali l’energia elettrica per il 2007 costa € 235.848 mentre a consuntivo, nel 2005 il Comune ha “sborsato” € 204.692. Rappresentiamo una tipica situazione del sud dove la “sensibilità energetica” non esiste! Eppure il P.E.A.R. 2006 della Regione Puglia puntava per le amministrazioni locali sul fotovoltaico, sul risparmio energetico negli impianti di illuminazione esterna e sulla efficienza energetica degli edifici.

Considerato che su questo aspetto le banche, che ci vedono sempre “lungo”, stanno investendo parecchi soldi soprattutto in Puglia promuovendo joint-venture con imprenditori privati, si spera che anche il Comune di Acquaviva valuti la possibilità di operare in tal senso.

Per il finanziamento dell’investimento il Comune ha possibilità di indebitarsi visto che, il margine d’indebitamento (bilancio di previsione 2007) permette ulteriori spese per interessi passivi maggiori ad 1 mil €.

Laddove l’Ente non voglia “rischiare”, si potrebbe attivare la procedura del project financing visto che sul mercato sono attive società denominate ESCO (Energy Service Company). Queste imprese (spesso citate nel Piano Ambientale della Regione Puglia) “lavorano” con la bolletta del comune predisponendo sia il piano d’investimento che quello di ritorno. Naturalmente il nostro Comune, pagherebbe l’intervento della ESCO con una retrocessione a quest’ultima di una percentuale dei flussi di cassa generati dal conto energia.

La chiusura dell’articolo è per il Comune di Torraca, comune campano, diventato la prima led city al mondo. L’azione politica ha portato alla costituzione di una municipalizzata che si occupa di produzione di pannelli fotovoltaici che vengono utilizzati principalmente per il fabbisogno energetico comunale. Il risparmio grazie ai led è del 50% dei costi di bolletta, l’impianto fotovoltaico invece genera un’utile di 60 mila € annui circa che va a finire nelle casse comunali. Questa realtà rappresenta insomma un modello da “emulare” per dare, chissà, il buon esempio anche agli Acquavivesi.

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Commenti

  • TestaRotta (utente non verificato)

    Rocco e i suoi numeri parlano chiaro

  • claudioD (utente non verificato)

    Per quanto riguarda il fotovoltaico il rendimento economico è doppio rispetto all’investimento (o anche triplo) grazie al Conto Energia con il quale si arriva a pagare l’energia elettrica prodotta con i pannelli solari fino a 3 volte l’attuale prezzo della “corrente” (36-49 centresimi di euro contro i 18 di mercato), con una indicizzazione del prezzo legata all’inflazione. Un incentivo particolarmente vantaggioso per chi entra in questo business; meno per chi deve finanziarlo.

  • claudioD (utente non verificato)

    Ritorno sull’argomento iniziato con il commento 2 per specificare chi “deve finanziare” il Conto Energia. In sostanza paga chiunque ha un contatore e riceve una bolletta da pagare. Il costo complessivo è pari all’8-10% dell’energia consumata, per un valore complessivo che nell’anno scorso è stato di circa 6 mld di euro. Il Conto Energia garantisce a chi investe nell’impianto fotovoltaico una tariffa vantaggiosa per un arco di tempo pari a 20 anni.

  • claudioD (utente non verificato)

    C’è da dire pero’ che il Conto Energia è solo una delle tante voci relative alle “fonti rinnovabili” che attinge finanziamenti da quel tesoretto di 6 mld. Le altre fonti sono l’eolico (anch’esso pagato più dei prezzi di mercato) e altre iniziative. Proprio il fotovoltaico è stata la voce di impiego più irrisoria del denaro accumulato dal Gestore dell’Energia. E’ lapalissiano che il Conto Energia non potrà mai essere accessibile a tutti.