Cittadinanza Attiva e Tribunale dei diritti del Malato, l’intervista a Michele Ciccarone

Elena Vitina Tocci

“Al centro di Cittadinanza Attiva è l’intervento permanente dei cittadini che in collaborazione e non in contrapposizione alle istituzione partecipa e propone contribuendo alla soluzione dei problemi”

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Lunedì 28 aprile alle ore 18,30 presso la sala convegni del Comune si è tenuta una conferenza organizzata da Cittadinanza Attiva, associazione appena costituita ad Acquaviva. L’incontro, pubblico, ha illustrato le attività e gli scopi dell’associzione e ha presentato il progetto del “Tribunale dei diritti del malato”.

Ai microfoni di Acquavivalive.it il dott. Michele Ciccarone uno dei promotori del progetto e membro di Cittadinanza Attiva.

In quale forma Cittadinanza Attiva è presente ad Acquaviva?
Un gruppo di cittadini hanno aderito a questo movimento che opera a livello nazionale ed europeo sin dal 1978. In una prima fase l’associazione aveva la denominazione di Movimento Federativo e fu fondato,tra gli altri, dal figlio dell’onorevole Aldo Moro: Giovanni Moro.

Successivamente ha cambiato nome in Cittadinanza Attiva proprio per mettere in evidenza la centralità dell’iniziativa dei cittadini per la soluzione di problemi di interesse generale.

Quindi una cittadinanza di tipo nuovo: al centro è l’intervento permanente dei cittadini che in collaborazione e non in contrapposizione alle istituzione partecipa e propone contribuendo alla soluzione dei problemi di interesse generale e mettendo al centro gli interessi degli utenti.

Sarà utile ad Acquaviva l’adesione a questa associazione?
È importante perché a questo movimento non hanno aderito soltanto individualmente un buon numero di cittadini, ma hanno aderito anche collettivamente alcune associazioni in quanto tali. In particolare l’Osservatorio Civico di Acquaviva e l’Associazione L’Incontro. Le due associazioni hanno individuato in Cittadinanza Attiva il terreno più favorevole per superare certe barriere che alcune associazioni limitate alla città hanno e cioè il particolarismo e il campanilismo.

Collegarsi quindi ad un movimento che ha un respiro nazionale ed internazionale consente di superare questi limiti che condizionano spesso la vita delle associazioni spingendole a volte verso forme di subalternità politica ai partiti. Questo serve anche a mantenere l’autonomia rispetto alla politica e ai partiti in maniera da far sentire la voce dei cittadini come contrappeso agli interessi del ceto politico.

Le istituzioni vi appoggiano?
Il primo passo è quella di costituirla e noi l’abbiamo fatto. Non abbiamo invitato istituzioni e partiti perché vogliamo mettere in evidenza la nostra autonomia rispetto alla politica. Questo non significa che non dobbiamo dialogare con le istituzioni.

Ci riserviamo quanto prima di chiedere al sindaco di Acquaviva ed alle altre istituzioni, per esempio per quanto riguarda le strutture sanitarie ai dirigenti dell’ospedale Miulli e degli altri ospedali del territorio, degli incontri per rappresentare questa nuova realtà sociale che abbiamo formato e per chiedere un intervento per una serie di problemi. Infatti, tanto per cominciare, chiederemo al Comune una sede per poter creare un centro di ascolto e registrare i bisogni dei cittadini e intervenire in conseguenza.

Il tribunale dei diritti del malato cosa farà?

Il tribunale dei diritti del malato è una istanza dei bisogni degli utenti e dei malati. È un progetto di intervento per fare in modo che le strutture sanitarie contrariamente a quello che prevalentemente è avvenuto sinora e cioè che esse funzionino per assecondare gli interessi degli operatori, pongano al centro, non soltanto a parole ma anche nei fatti, il malato e le sue esigenze.

Crede che gli acquavivesi appoggeranno Cittadinanza Attiva?
Io mi auguro di si perché è un’iniziativa che va incontro agli interessi di tutti e credo che i cittadini saranno spinti a sostenerla e a partecipare soprattutto perché il motto di Cittadinanza Attiva è che il modo di essere cittadini è fare i cittadini.

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