Classe dirigente, crescita e sviluppo /2

Rocco Passerotto

Ma non è tutta colpa della politica!

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Analizzate le pecche dal lato dell’offerta questa volta l’analisi si concentra sulla domanda visto che nella politica dell’offerta c’è bisogno di collaborazione tra amministrazione ed economia: sarebbe inutile “offrire” senza che ci sia una domanda seppure potenziale. Condiviso lo scenario che vede una difficoltà a ricevere capitali di “fuori paese”, vediamo come la crescita possa avvenire grazie ai mezzi interni.
In particolare ritengo che risorsa fondamentale per la crescita sia l’imprenditorialità.
Visto che gli interlocutori principali per la classe imprenditoriale sono la politica e le banche, esaminato il ruolo della politica analizziamo il rapporto banca-impresa necessario per far crescere le singole attività e di conseguenza il benessere collettivo. Reputo, infatti, che la relazione dovrebbe fungere da volano per cambiamenti atti a far sì che un’eventuale politica dell’offerta sia rivolta a imprenditori di Acquaviva.
Negli ultimi anni il rapporto banca-impresa è stato modificato radicalmente dall’entrata in vigore dell’accordo di Basilea 2. Questo accordo basandosi su tre pilastri (requisiti patrimoniali minimi, controllo prudenziale, disciplina di mercato), sostanzialmente, obbliga le banche a rivedere i criteri di affidamento dei clienti, concentrando la valutazione più sulle capacità redditizie dell’azienda che sulle garanzie personali dell’imprenditore.
Tutto ciò porta verso un’etica che conduca l’imprenditore ad un diverso approccio ai finanziamenti evitando i multi-affidamenti ai quali, conseguono i sovra-affidamenti. Su questo punto non posso non segnalare che le riforme del diritto societario e tributario, puntando ad accrescere la trasparenza aumentando l’appetibilità della società a responsabilità limitata e limitando con disincentivi fiscali la sottocapitalizzazione, ad Acquaviva non hanno avuto effetto. Infatti, il numero di imprese trasformatesi da individuali o società di persone in società di capitali è marginale. Così permangono limiti nel rapporto banca-impresa che tra l’altro, data la scarsa fiducia nelle banche, permea il rapporto imprenditore-banchiere.
Emerge da questo quadro un problema risolvibile esclusivamente nel lungo periodo magari agevolato dal ricambio generazionale che accresca la cultura d’impresa e le responsabilità verso il territorio.
Credo che nel medio periodo non si potrà far altro che affidarsi al ruolo dei professionisti e delle istituzioni in generale per far crescere una classe imprenditoriale che, laddove seguisse questo percorso, avrebbe un notevole vantaggio competitivo che Acquaviva potrebbe vantare nei confronti delle altre realtà.
Questo lavoro di medio periodo potrebbe avere come corollario i residui fondi regionali e le leggi nazionali per realizzare fusioni a livello orizzontale eliminando così la logica che porta ognuno a guardare “nel proprio giardino”.
Per esempio ad Acquaviva nel settore caseario abbiamo parecchi produttori. Provate a immaginare se anche due soli, procedano ad una fusione: si realizzerebbero economie di scala importanti e producendo in un luogo diverso dal centro cittadino, caratterizzato tra l’altro da costi elevati degli immobili, si libererebbero risorse destinabili ad altri investimenti. Così, l’azienda nata dalla fusione, magari diventerebbe una società di capitali e avendo un rapporto diverso con la banca in quanto obbligata alla contabilità ordinaria, potrebbe produrre a costi più bassi e di conseguenza vendere a prezzi più bassi (vantaggio per il consumatore) imboccando magari il percorso virtuoso che porta ad espandersi su altri mercati e perchè no all’internazionalizzazione.

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Commenti

  • tinapica (utente non verificato)

    dott. Passerotto, la sua lezione è solo per addetti ai lavori ed è, mi permetta, molto parziale. Ha dimenti cato molte cose (Asoociazioni di categoria, Confidi) e suggerisce soluzioni “particolari”. Dimentica o non conosce la situazione locale:Non c’è una vera classe imprenditoriale, abituata al al clientelismo ed assistenzialismo e non ci sono molti professionisti in grado di educare, guidare e consigliare le imprese.

  • CapitanKid (utente non verificato)

    “O mio Lucilio..il tempo è un piccolo punto e forse anche meno di un piccolo punto, ma la natura ci illude come se fosse uno spazio più lungo…ecco così sono ancora più indignato perchè alcuni, di questo tempo che non è sufficiente per le cose necessarie,ne sacrificano la maggior parte in cose inutili” Seneca—DE BREVITATE VITAE

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    cari commentatori mi viene il dubbio ke non avete letto l’articolo. 1) i limti della struttura famig. e l’aspetto + socioligico che economico: qnd dico di superare l’ottica del proprio giardino, che significa?

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    2)l’homo economicus di acquaviva non esiste! E’ l’invenzione di chi non riesce a giustificare i ritardi che la comunità ha nei confronti delle altre, visto che le leggi valgono in tutta la nazione.
    3) vi ripeto che, avendo a disp. una pagina di word, dovevo per forza tagliare alcun i punti

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    4)vi ripeto che le pecche politiche le ho già trattate il 05.04.08;
    5)nn ho mai vietato di parlare a nessuno;
    6)sui cofidi non risp alla provocazione che dimostra, qnt 6 piccola! nn mi risulta ci sia una gara;
    7) scopo dell’articolo è aprire un dibattito e nn fare lezioni: sembra ci sia riuscito qnd grazie a tutti…..

  • claudioD (utente non verificato)

    Torno sull’argomento sviluppo e aziende familiari perché mi pare che l’autore ritenga lo stimolo dalle banche, grazie all’accordo Basilea II, un passaggio troppo sillogistico ed automatico, del tutto privo di attriti da parte della mentalità “familiare”. Ad avallare la mia ipotesi c’è uno stralcio di un articolo proprio riguardante Basilea II. Nel pezzo si fa riferimento alle PMI (piccole e medie imprese).

  • claudioD (utente non verificato)

    da Wikipedia: “Basilea II è stata sottoposta da più parti a critiche per l’atteggiamento indotto nei confronti delle PMI. Una PMI, infatti, ha minori possibilità di generare reddito o di generarne di ingente. Inoltre in alcuni paesi la PMI è solitamente a conduzione familiare e quindi contraria all’ingresso di soci e capitali esterni, da un lato, non attrezzata nel settore analisi e gestione finanza dall’altro.(…)”

  • claudioD (utente non verificato)

    “Le PMI italiane non hanno maturato una mentalità in grado di valutare quanto possa convenire la novità in termini di sviluppo futuro. Gioca un ruolo importante anche il fatto che da più parti si è sfavorevoli ad abbandonare la cattiva consuetudine nazionale, basata sulla netta prevalenza del finanziamento a breve e sul divieto di far entrare capitali di terzi all’interno dell’impresa familiare.(…)”

  • claudioD (utente non verificato)

    “Le imprese italiane dimostrano di rifiutare, mediamente parlando, l’ingresso di soci e di capitali esterni nell’impresa familiare nel modo più assoluto e anche se il rifiuto dovesse implicare che l’azienda smette di crescere e di essere produttiva.”

    Prospettive future: il problema delle PMI e il caso Italia
    http://it.wikipedia.org/wiki/Basilea_II

  • tinapica (utente non verificato)

    Bravo Passerotto, così giovane e già così saccente. Lei sui Confidi non risponde perchè non può avventurarsi su quel terreno. Lei non può uscirsene col fatto che voleva aprire un dibattito e poi tirarsi fuori. Come nell’articolo del 5 aprile con la storia, inventata, del mancato arrivo di AUCHAN ad Acquaviva. Ci parli, anzi ci proponga quali e in che maniera utilizzare gli strumenti utili alla crescita e allo sviluppo della città.

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    caro claudio d guarda che diciamo la stessa cosa: qnd parlo di ricambio generazionale per accrescere la cultura d’impresa, emerge chiaramente che penso ci siano dei limiti nella struttura famigliare…

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    dire che eravamo candidati ad ospitare la multinazionale non credo sia una bugia!! tra l’altro ho poi specificato che il punto nn è tnt l’auchan qnt il fatto che nn siamo riusciti ad ospitare nessun altro ipermercato…..

  • claudioD (utente non verificato)

    Vorrei dilungarmi su cosa ne penso a riguardo del ricambio generazionale, ma questo strumento del commento limitato per ogni messaggio a 500 caratteri inibisce la mia capacità di esprimermi. Mi limiterò a lanciare uno o due sassi nello stagno. Il primo riguarda l’emigrazione giovanile in atto in questo paese.

  • claudioD (utente non verificato)

    Come contare sul ricambio generazionale quando una fetta di giovani acquavivesi prende la via del Nord per sfuggire alla disoccupazione, al precariato o al lavoro malpagato?! In chi resta e decide di aprire un’attività non ho notato un radicale mutamento di pensiero riguardo a come si concepisce l’impresa. Almeno finora.

  • claudioD (utente non verificato)

    Anzi, in più di una occasione ho avuto modo di notare come anche quest’altra opzione sia in realtà una fuga dalla disoccupazione senza una capacità di progettualità, una visione del futuro che vada oltre la mera sopravvivenza. “L’arte di arrangiarsi” forse non è la stessa mentalità che rende le imprese familiari così recalcitranti ad accettare il cambiamento, ma secondo me è altrettanto deleteria; non porta da nessuna parte.

  • CapitanKid (utente non verificato)

    la classe dirigente di Acquaviva non sarà mai veramente tale se continuate a sperperare il vostro tempo su internet a stuzzicarvi a vicenda e a fare sempre gli intellettuali da barraccone… invece di lavorare e di produrre!!!

  • claudioD (utente non verificato)

    Nessuno degli attori agisce razionalmente, eppure qui ad Acquaviva la pratica di “impara l’arte e apri un’attività a parte” sembra essere quella che riscuote più consensi.

  • claudioD (utente non verificato)

    Nonostante riconosco nell’articolo tutto un impianto teorico di tipo giuridico-economico comune al mio, non posso non essere d’accordo con tinapica quando sottolinea che il suo discorso prescinde dalla realtà locale. Più di tutto lei basa le sue soluzioni su una razionalità lucida, tipica dell’homo oeconomicus, che funziona nelle aule universitarie e nei convegni economici, ma non corrisponde al modo di pensare dell’uomo comune (quantomeno qui ad Acquaviva delle Fonti).

  • albatrossperduto (utente non verificato)

    Il difficile rapporto banca-impresa che con l’accordo Basilea 2, certo non è migliorato, ma si fa dipendere la vita di un’impresa da indici di rischio, non tenendo presente le difficoltà momentanee dell’imprenditore che dialoga con un “indice”. Dopo la riforma del diritto societario sono nate molte società di capitali “unipersonali”, vale a dire con un unico socio; perchè? per limitare i rischi dell’imprenditore che in tal modo risponde solo col capitale societario, sebbene unipersonale.

  • claudioD (utente non verificato)

    Un esempio: lei parla della realtà nel settore caseario qui ad Acquaviva delle Fonti ed auspica una fusione delle diverse attività in una singola entità imprenditoriale, costituita sotto forma di società di capitali. Ha mai pensato che molte attività in questa cittadina sono a conduzione familiare ed i soggetti famiglia e impresa sono quasi indistinguibili?!

  • albatrossperduto (utente non verificato)

    Passerotto il tuo intervento è puramente teorico da tipica lezioncina di unversità. La realta è ben altro. Condivido il commento di tinapica e caluadioD. Prima l’avevo scritto nel mio commento precedente ma il limite dei 500 caratteri max mi aveva impedito di scriverlo. Così lo riscrivo adesso. Mi hai fatto ritornare con la mente alle belle paginette dei testi universitari… Dobbiamo combattere i furbetti… nella politica, nell’economia, nella giustizia, nell’informazione…

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    la visione è parziale per 2 motivi: è personale, potevo analizzare avendo pco spazio a disp parte dell’aspetto trattato già il 05.04.08. Delle associazioni non mi son dimenticato inf ho parlato di “istituzioni in generale”. Sulla srl unipersonale è presente dal 1993 e quindi non c’entra niente, poi una srl anche se unipersonale è più “trasparente”, dati gli obblighi civilistici, di una qualsiasi snc.

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    Sull’esistenza dell’Homo economicus di Acquvaviva ho seri dubbi. Sul fatto che le imprese sono a conduzione famigliare l’ho notato, e allora?

  • albatrossperduto (utente non verificato)

    roccopasserotto non ho detto che con la riforma sono nate le società di capitali unipersonali! Ho detto che sono aumentate in dismisura! Non attribuirmi coose che non ho detto e analizza bene la realtà…. Io ci lavoro in questa campo se permetti… ti consiglio di ascoltare e non di parlare soltanto…. Grazie

  • tinapica (utente non verificato)

    dott. Passerotto, ci spieghi e spieghi alle imprese che leggono la Sua lezione, la funzione ed il ruolo dei Confidi a favore soprattutto delle piccole imprese che chiedono credito per quanto riguarda l’incidenza nell’abbattimento del rischio delle banche e quindi condizioni molto vantaggiose per le imprese che si rivolgono ai confidi di cui la Puglia ha una numerosa e forse troppa frammentata presenza.

  • tinapica (utente non verificato)

    Ci parli, dott. Passerotto, della differenza dei confidi 106 da quelli 107, dei vantaggi per le imprese e per le banche che ne derivono, nel rapporto per i diversi confidi. Altrimenti, dott. Passerotto, la Sua sarà stata solo una lezione “Accademica”. Purtroppo, mi lasci dire, Acquaviva ha bisogno di ben altra “Classe Dirigente” da quella attuale. Comunque grazie per avermi permesso d’intervenire, sia pure in forma molto, molto limitata sull’argomento.

  • tinapica (utente non verificato)

    Comunque, dott, Passerotto, perchè non parlare di “Area Vasta”, “Distretti Industriali”, “GAL(gruppo azione locale)”, “FESR”, “Piano Strategico Regionale”, che sono gli strumenti di sviluppo e crescita dell’imprenditori e delle comunità, Acquaviva compresa. Su questo la classe dirigente è ignorante (nel senso che non conosce) o, nel migliore dei casi, dormiente. Facciamo allora uno sforzo di svegliarla.

  • claudioD (utente non verificato)

    x l’autore: quando lei lamenta una eccessiva frammentazione dell’artigianato caseario e si pone la domanda (retorica) sul perché queste molteplici attività non si fondono, riducendo i costi e potenziando la propria capacità di agire nel mercato, ragiona o auspica un ragionamento del tipo economic man (decisione razionale).

  • claudioD (utente non verificato)

    Ora tenga conto che le economie di scala e le razionalizzazioni produttive abbiano ripercussioni nell’occupazione familiare (che corrisponde alla azienda) e potrebbe capire perché molte decisioni aziendali si mescolano o entrano potenzialmente in contrasto con il benessere della famiglia.

  • claudioD (utente non verificato)

    Vorrei inoltre esporle una cattiva abitudine qui ad Acquaviva delle Fonti. E’ quella che io chiamo la mentalità di “impara l’arte e apri un’attività a parte”. Sembra che sia una mentalità dominante in molte professioni: meccanici, parrucchieri o barbieri, elettrauto, commercialisti, macellai, idraulici. Le attività acquavivesi, per una ragione o per un’altra, spingono involontariamente i propri dipendenti verso il sogno di un’attività finalmente in proprio.

  • claudioD (utente non verificato)

    Ed è un circolo vizioso che non fa bene né all’una né all’altra parte. Quando un buon dipendente lascia il “posto” per intraprendere un’attività in proprio moltiplica i costi, incrementa la concorrenza e si assume un rischio d’impresa molto spesso immotivato (dal punto di vista razionale). Il datore di lavoro si lascia scappare il dipendente e una fetta dei suoi clienti. Se avesse usato incentivi economici per trattenere il dipendente, credo, avrebbe patito perdite minori.

  • roccopasserotto (utente non verificato)

    cludio d complimenti per il commento! 6 davvero in gamba….. Cmq volevo segnalarti che anch’io la penso sostanzialmente come te, inf ho parlato di lungo periodo e per mantenermi prudente su questa eventualità ho usato l’aggettivo “magari”.