“Imbrocchiamola”: acqua, fonte di vita e di… pubblicità

Tiziana Dinapoli

Iniziativa sostenuta dall’associazione culturale L’incontro Onlus

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L’uomo è fatto per il 70% di acqua. Inutile sottolineare l’importanza di questa fonte naturale per la nostra vita. Già! Naturale: è questo il punto. Ormai per abitudine, grazie alle pubblicità, siamo abituati a preferire bere l’acqua in bottiglia piuttosto che quella del rubinetto, con conseguenze disastrose anche per l’ambiente: in Italia vengono così consumati ogni anno oltre 11 miliardi di litri di acqua imbottigliata e prodotte circa 200.000 tonnellate di rifiuti di plastica.

Il consumo di acqua in bottiglia comporta consumi di petrolio per produrre le bottiglie di plastica; comporta emissioni di gasolio per il trasporto nonché il difficile smaltimento della plastica.

L’associazione culturale L’incontro Onlus con Altraeconomia sostiene l’iniziativa “Imbrocchiamola: mettiamola fuori legge. La pubblicità, non l’acqua in bottiglia”
Le acque minerali sono uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari in Italia nonostante l’acqua degli acquedotti, tranne poche eccezioni, sia buona, controllata e soprattutto poco costosa.

L’acqua in bottiglia, come riconosciuto dall’Antitrust, fa concorrenza ad un bene comune; senza la pubblicità martellante della particella di iodio che canta sola soletta, nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarla. Solo che le forze in campo sono impari: contro i 379 milioni di euro che l’industria spende per sostenere l’acqua in bottiglia, gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.
In realtà, tranne che in alcuni casi, non ci sono particolari vantaggi per la salute bevendo acqua imbottigliata, né rischi bevendo quella del rubinetto a parte il sapore di durezza.

Quindi se volete approfondire e sostenere questa iniziativa con il vostro nome potete farlo collegandovi al sito http://www.associazionelincontro.135.it.

 

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Commenti

  • cavallostellato (utente non verificato)

    E poi andiamo a votare chi ce la vuole privatizzare l’acqua, miraccomando.