Pistilli: «il Ricovero di Mendicità Umberto I è della Città»

“L’Amministrazione Comunale farà la sua parte e non pretende alcun merito propagandistico.Essa è ben felice di raccogliere intorno a queste battaglie tutte le forze ed espressioni politiche e sociali”
Riceviamo e pubblichiamo una nota del Sindaco Pistilli relativa alla p’roprietà del Ricovero di Mendicità Umberto I
“Parallela alla vicenda dell’Ospedale Miulli, anche quella del Ricovero di Mendicità ‘Umberto I’, si condensa nell’uguale tentativo di Enti esterni di impossessarsi dei beni patrimoniali della nostra Città.
Anche il Ricovero Umberto I è stato riconosciuto ufficialmente da un Decreto Reale di Umberto I, il 31 maggio1894, due anni e mezzo prima di quello equivalente dell’Ospedale Miulli.
Anche il Ricovero ha ricevuto sistemazione giuridica come istituzione di assistenza e beneficenza, ai sensi della l.17 luglio 1890, n. 6972 “Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza”, che fanno riferimento, per quelle istituzioni, all’ambito comunale.
L’amministrazione del Ricovero era affidata ad un Consiglio Direttivo,composto dal Regio Delegato Palatino, da un rappresentante del clero palatino locale, da due membri nominati dal Guardasigilli, dal Sindaco di Acquaviva e da due Rappresentanti del Consiglio Comunale, ai sensi dell’art. 4 del suddetto Decreto Reale. La presidenza era affidata al Regio Delegato Palatino o, in sua assenza, al Sindaco di Acquaviva.
Successivamente, tuttavia, è intervenuto il R.D. 13.01.1936, che ha modificato tale gestione ed ha affidato l’amministrazione del Ricovero all’Ente Opere Laiche Palatine Pugliesi, appositamente costituito.
Il Ricovero ha continuato a perseguire, comunque, il suo impegno istituzionale di assistenza ai poveri fino al 1942, quando il Commissario delle Opere Laiche Palatine Pugliesi dell’epoca ha ritenuto unilateralmente di affittare l’immobile ad una Associazione privata denominata ‘Centro Italiano Femminile’ ( CIF ) e successivamente all’Ospedale Miulli, destinando gli introiti a scopi ben diversi da quelli istituzionali dell’assistenza dei poveri. Si è verificata la solita storia dei forestieri che la fanno da padroni, senza neppure avere il buon garbo di concordare o comunicare al Comune le decisioni che si assumono.
Considerato, comunque, che era venuto meno il fine dell’istituzione, l’Ente Comunale di Assistenza (ECA) e lo stesso Comune di Acquaviva hanno richiesto che l’Ente venisse trasformato, come prescrive l’art. n. 70 della succitata legge n. ![]()

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6972/1890
, legge in base alla quale, come si è detto, era stato emesso il Decreto Reale istitutivo del Ricovero.
Infine, il Consiglio Comunale, in data 25.5.1992, in base alla legge regionale n. 20 del 28.11.1983, a norma dell’art. 62 della succitata legge n. ![]()

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6972/1890
, che affida al Consiglio Comunale la facoltà di avanzare proposte di riforma o mutazione del fine delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, con votazione unanime ha deliberato che venisse estinta l’IPAB ‘Ricovero di Mendicità Umberto I’ e fosse devoluto al Comune il suo immobile.
Ma la Giunta Regionale, con delibera n. 3966 del 7.7.1997, ha respinto la richiesta del Comune di Acquaviva, dichiarandola “improponibile”. Contro tale decisione il Comune ha proposto ricorso al TAR PUGLIA, affidando all’avv. Salvatore Carrozzo la rappresentanza e difesa dello stesso Comune di Acquaviva. Ma il TAR ha respinto il riscorso, ritenendo non ancora estinto l’Ente Opere Laiche Palatine Pugliesi ed avanzando dubbi sul carattere di IPAB dello stesso Ricovero.
Anche per il Ricovero, dunque, il Comune di Acquaviva è costretto a difendere i suoi diritti contro un Ente esterno che pretende di accaparrarsi di ciò che è nato come fondazione e cioè come bene di se stesso incardinato, quanto alla proprietà, nella nostra Città.
L’Amministrazione Comunale farà la sua parte e non pretende alcun merito propagandistico: essa è ben felice di raccogliere intorno a queste battaglie tutte le forze ed espressioni politiche, sociali, lavorative e culturali della Città. D’altra parte sono Cittadini di colore politico diverso che sollecitano giustamente l’Amministrazione a muoversi ed agire. Nessuno, credo, voglia profittare per lucrare miseri vantaggi di parte politica”.





Commenti
IO DIREI CHE ANCHE PALAZZO DE’ MARI E’ DELLA CITTA’E CHE POTREBBE ESSERE SFRUTTATO MOLTO DI PIU’SE IL COMUNE POTREBBE ANCHE TROVARE UN’ALTRA SISTEMAZIONE!LA DOMANDA CHE PONGO E’ SEMPRE LA STESSA:QUANDO VI DECIDETE A FARVI DA PARTE TUTTI COME STATE,POLITICI(?)ACQUAVIVESI?