E’ tempo di potatura, ma gli operai scarseggiano

Il Dott. Vincenzo Racano ci aiuta a capire.
Alzi la mano chi dei lettori sotto i 40 anni conosce tutte le fasi dell’olivicoltura o, meglio ancora, è capace di potare un ulivo. Rispondete, per carità! Altrimenti c’è da preoccuparsi.
Tanto per intenderci: il territorio acquavivese è ricoperto per 1/5 da uliveti. Si parla di 2600 ettari su un totale di 13.000. Alla raccolta di novembre e dicembre, segue l’aratura. Nei mesi primaverili si pota e in quelli estivi c’è il trattamento fitosanitario, per evitare le malattie degli alberi. Nuova aratura ad ottobre e si ricomincia.
Per far si che il ciclo avanzi c’è bisogno di manodopera, ma dalla chiacchierata col Dott. Racano, è emerso che quest’ultima scarseggia. Il punto di rottura sta nel passaggio generazionale. Un tempo le conoscenze si tramandavano e l’agricoltura era l’economia trainante. Oggi l’assetto economico e sociale è cambiato. In altri termini, noi giovani, impariamo l’arte sui libri e non “sul campo”.
A questo si aggiunge il problema della regolarizzazione lavorativa, ovvero l’assunzione degli operai presso l’ufficio di collocamento, il cosiddetto “ingaggio”. L’iter fiscale comporta oneri eccessivi. Nessuno rischia l’impiego di squadre di lavoro a nero da quando siamo entrati nell’occhio dell’antimafia e sono aumentati i controlli dell’ispettorato del lavoro.
Da un lato, quindi, manca l’interesse dei giovani rampolli acquavivesi, dall’altro la fatica burocratica scoraggia i proprietari dei terreni, soprattutto quelli a conduzione familiare.
Magari i corsi di formazione organizzati dalla Comunità Montana fossero gettonati quanto quelli per estetiste! Avremmo di sicuro più bellezze naturali.
Dunque: come faremo in futuro? Qual è il rimedio?
Secondo il Dott. Racano ci rivolgeremo ad aziende con manodopera specializzata, tipo quelle che si occupano di arredo urbano, gli stilisti del giardino, per dirla in soldoni. In alternativa, la noncuranza darà vita ai già noti problemi di carattere ambientale, come gli incendi o la nascita di discariche spontanee. Sarebbe di gran lunga più rassicurante andare incontro ai coltivatori con una tassa fissa all’anno in base agli ettari posseduti, sullo stile della vecchia “fondiaria”.
Diceva Gerald O’Hara, in Via col vento: “La terra è la sola cosa per cui valga la pena di lottare, perché è la sola cosa che duri”. Il valore della pellicola è opinabile, quello della citazione no.





Commenti
vin for ale’
alzi la mano il dottor Racano se oltre a conoscere il problema sa anche potare. e la tenga alzata se lui va in campagna………..
mi chiedo se alla luce di queste nuove tecniche di raccolta meccanizzata delle olive (la ‘paperella’, lo ‘scuotitore’) la tradizionale arte della potatura dell’ulivo a “4 ch’ppel” possa essere messa in pericolo. e’ indubbio che l’attuale impostazione dell’albero dell’ulivo agevola l’uso delle scale durante la raccolta del frutto. e tenendo conto che le nuove tecniche di raccolta permettono all’operaio di lavorare da terra, anche la forma stessa dell’albero può essere messa in discussione.
sarebbe interessante domandarsi come l’affermarsi dei nuovi metodi di raccolta meccanizzata delle olive potranno in futuro portare ad una profonda revisione delle conoscenze riguardanti le tecniche di potatura dell’albero. è indubbio che la forma a “4 ch’ppel” data all’albero d’ulivo serva oggi all’uso della scala durante la fase di raccolta, mentre questi nuovi strumenti (la ‘paperella’ o lo ‘scuotitore’) permettono all’operaio di raccogliere il frutto restando a terra.
mi offro volontario nelle campagne del Dott. RAcano..detto Enzo il numero 10 ..un grande in campo e fuori.. Altro che potatura..con i tiri del Dottor Racano al massimo si abbattono gli ulivi!
La tua squadra di CAlcetto