Sacerdozio: in virtù dell’amore scegli la regola.

Incontro col seminarista Vincenzo Saracino.
“Hai già sperimentato questa tua capacità di conoscere gli uomini e il loro destino?” chiedeva il frate Narciso a Boccadoro, nel racconto di Hermann Hesse.
In occasione della Pasqua, poniamo la stessa domanda a Vincenzo Saracino, che da tempo rinnova e motiva la sua volontà di seguire Dio.
Vogliamo guardare a quella parte della Chiesa che non sta in superficie, che non è liturgia, ma vocazione libera, allo stato puro. Siamo curiosi di sapere come, i giovani ragazzi, vivono la scelta del sacerdozio.
Quando hai sentito di voler diventare prete?
Quando ho capito che Dio esiste e ho voluto dare una risposta all’amore che ricevevo, alle sue parole vere e vive.
C’è stato un evento che ha segnato particolarmente il tuo percorso?
Si, un giorno, durante la fase finale del pre-seminario, c’era una tenda montata in una cappella e dentro la tenda c’era un piccolo banchetto con l’esposizione eucaristica. Si entrava uno per volta e si scriveva su un foglio tutto ciò che passava per la mente in quel momento. Io sono entrato senza grandi propositi, ma pervaso da una strana tensione, da un mix di stati d’animo. Lì, ho avvertito la presenza del Santissimo, il suo venirmi incontro con grande umiltà e ho pensato che se quello era solo l’assaggio della felicità, avrei dato in cambio tutto me stesso pur di ottenerla.
Le probabilità di resa sono altissime, così come è grande la conquista se continui ad alimentare la passione…è come in amore!
Quando hai iniziato gli studi?
Sin dalla scuola media partecipavo ai corsi del pre-seminario che si svolgevano di sabato, una volta al mese. Si praticava attività vocazionale, utile a comprendere qual è “la tua voce”, il tuo modo di sentire Dio.
Al termine del primo anno di scuola superiore ho accantonato un po’ l’idea per dare spazio ad altri svaghi e distrazioni. È stato un amico a invogliarmi nuovamente. Così ho proseguito gli studi presso il seminario minore, che è come la scuola superiore con la differenza che vivi in comunità e curi una formazione specifica a livello umano. Terminato il seminario minore sono entrato in seminario maggiore, cioè all’Università. Siamo 190 ragazzi, provenienti da tutta la Puglia.
Il seminario maggiore è un tempo e un cammino. Sono anni in cui maturi le dimensioni del sacerdozio: quella umana, spirituale, teologica e pastorale, nell’ottica della carità verso il prossimo.
L’equipe educativa sta attenta che la partecipazione a questo stile di vita sia spontanea, perché ha la responsabilità della Chiesa di domani. Mette in atto quella che si chiama “pedagogia della soglia”, secondo cui i padri spirituali ti seguono in punta di piedi, senza invadenza. Viene prima l’amore, poi le regole. In virtù dell’amore scegli la regola.
Come si svolge la vostra giornata in seminario?
Sveglia alle 6:30, preghiera e alle 8:30 colazione. Seguono le lezioni fino alle 12:45. Dopo pranzo abbiamo del tempo libero in cui ognuno sceglie di fare ciò che preferisce. C’è chi riposa, chi gioca a calcio, chi va in palestra, chi suona. Poi, fino a sera, si alterna lo stare assieme e la preghiera.
Ti metti mai in discussione?
Sempre. L’incontro con Dio è un incontro tra due libertà. A volte Dio non c’è, a volte non ci sei tu, ma nei momenti peggiori, ritrovi la spinta. Mi piace descrivere il mio rapporto con Dio col Cantico dei Cantici, in cui due amanti si inseguono. In certi momenti lui la perde di vista, poi la ritrova e il suo amore si riaccende.
È difficile oggi scegliere di diventare prete? Perché?
Non si sceglie a priori di diventare prete, non ti adegui ad un modello. Vivi il dono dell’amore e fai di tutto per migliorare. Oggi comunque è difficile, perché c’è una cultura diversa, tendente al calcolo premeditato più che all’abbandono incondizionato alla parola di Dio.
Qual è il prossimo passo?
L’ammissione agli ordini del diaconato e del presbiterato con cui la Chiesa ti sceglie dopo aver osservato il tuo percorso e decide di ordinarti sacerdote.
Cosa ti spinge a continuare?
La motivazione debole è il vedere una direzione in quello che faccio, negli eventi della mia vita, mettendo insieme i pezzi. Quella forte è sapere che Dio esiste.
Spesso il pregiudizio ci porta a credere che la scelta di questo percorso sia in qualche modo indotta o forzata dai vertici. Dall’incontro con Vincenzo, invece, emerge l’immagine di un’equipe educativa attenta a verificare la reale vocazione dei futuri pastori e di un’ispirazione maturata piano, dalla radice.





Commenti
che forte ragazzi…!!! che bello incontrare giovani così aperti e pronti a mettersi in gioco per fare verità e creare prospettive diverse sulla propria vita futura: forse c’è ancora speranza
Questo è un grande uomo. Ci vuol coraggio a seguire la Voce, a impostare la propria vita su un progetto tanto grande. Gli auguriamo di realizzarsi e di condurre anche noi sulla strada della fede. Persone come te sono la nostra lanterna!
Grazie della speranza che ci dai e dell’esempio di gioia che ci proponi!